Gagarin, ti amiamo

Gagarin, ti amiamo

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Jurij Gagarin e Gina Lollobrigida

Dal nostro inviato a Mosca:

Una delle ricorrenze probabilmente più sentite in Russia, senza che abbia alcun carattere “festivo” o di “riposo”, è la Giornata della Cosmonautica, ovvero il 12 aprile, anniversario del primo volo di un essere umano nello spazio. Il nome di Jurij Gagarin. il suo faccione da “ragazzo di campagna”, il sorriso e l’epopea di quei 108 minuti passati attorno alla Terra sono conosciuti in ogni angolo di quel pianeta che il figlio di un carpentiere e di una contadina ha potuto, per primo, osservare dallo spazio. E oggi sono 55 anni da quel 12 aprile 1961.

Ma è l’intero percorso della conquista dello spazio da parte degli scienziati sovietici ad essere epico, e ad avere origine nelle celle della Russia imperiale. Il 23 marzo 1881 Nikolaj Kibal’cic, detenuto in attesa dell’impiccagione per aver partecipato all’attentato allo zar Alessandro II, ha improvvisamente un’idea. Le lunghe giornate in fortezza, aspettando la morte, non sembrano angosciare il giovane rivoluzionario, ma gli permettono di sviluppare le proprie riflessioni sui voli nello spazio, quando all’epoca ancora non vi era traccia dell’aereo. Kibal’cic lascia i propri appunti, prima dell’esecuzione del 3 aprile, in eredità all’Accademia delle scienze, ma solo quando lo zarismo sarà abbattutto, quelle preziose riflessioni verranno pubblicate per la prima volta, nel 1918.

Nel 1903 una figura singolare di scienziato – autodidatta, Konstantin Ciol’kovskij, pubblica uno studio sulla missilistica, ma già vent’anni prima aveva disegnato un prototipo di navicella spaziale: solo però dopo il 1917 questo semplice maestro di provincia, in realtà un vero e proprio pioniere in vari campi delle scienze, otterrà sostegno e riconoscimenti di ogni tipo.

Un giovane ingegnere negli anni Trenta, durante il Terrore, si trova ad essere deportato lontano da Mosca, alla Kolyma, ma riesce a sopravvivere e a lavorare nelle sharashky, i settori dei gulag dedicati agli specialisti, per poi essere liberato nel 1944. Sergej Korolev non solo verrà ricordato come il padre della cosmonautica sovietica, ma come determinante nella costruzione e nello sviluppo della missilistica. E sarà proprio questo roccioso studioso,  uomo che i suoi contemporanei ricordano per non essersi mai perso d’animo, a dirigere sapientemente il primo volo dell’uomo nello spazio.

Molti di noi sono abituati alla retorica senza senso, alla ricerca di parole speciali per occasioni indimenticabili: ebbene, Jurij Gagarin disse semplicemente “Поехали” (Andiamo, poekhali). E quando atterrò presso la cittadina di Engels sul Volga, si identificò altrettanto semplicemente.

Gagarin è morto troppo presto, il 27 marzo 1968, durante un volo d’addestramento: il primo cosmonauta non ha mai smesso d’inseguire quel sogno che l’umanità coltiva dai tempi d’Icaro.  E oggi, a 55 anni da quell’impresa, non si può non concordare con questa canzone del gruppo Undervud: “Гагарин, я Вас любила” (Gagarin, l’ho amata). E sì, io amo Gagarin.

Giovanni Savino

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