Palummella più imprenditore che tifoso, il tifo è altro

Palummella più imprenditore che tifoso, il tifo è altro

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Quando il San Paolo è una bolgia

Ma io e te perchè siamo amici?È una battuta che io e Valentino ci facciamo spesso, siamo d’accordo su pochissime cose, diversi in (quasi) tutto eppure amici fraterni, forse la cosa che più ci accomuna è l’amore per il Napoli e la quasi totale incapacità di parlare d’altro. Ma anche sul Napoli non siamo quasi mai d’accordo: su Benitez, su come rifare il San Paolo, su De Laurentiis, etc. la pensiamo in modo diverso, spesso diametralmente opposto, ed è proprio per questo che abbiamo deciso di creare Soldato Innamorato, per non limitarci a un’etichetta ma per poter parlare del Napoli (e di Napoli) a 360° cercando di raccogliere le opinioni di tutti.

Condivido molto poco dell’articolo e avrei voluto scrivergli una risposta, avrei voluto dirti che al di là di tanti limiti gli ultras appartengono alla parte sana di un calcio malato, che al di là di quello che si vuole mettere in evidenza sono un movimento che riempie gli stadi. Stadi, come il San Paolo, svuotati da politiche di repressione che hanno reso comprare un biglietto per la partita quasi più difficile che comprare un biglietto aereo, stadi svuotati da prezzi impopolari, dalla comodità della Pay-tv, dalla politica del nostro presidente di svaforire le campagne abbonamenti.

L’autoreferzialità è un limite certo, ma lo è sempre stato è stato un limite anche di Palumella, e proprio mentre provavo a scriverti del tanto amato/odiato Gennaro Montuori (per inciso l’unico che ha avuto finanziamenti dalla società, gli altri gruppi si sono sempre autofinanziati) ho trovato questa lettera in posta, l’autore preferisce rimanere anonimo ma esprime il pensiero mio come quello di tanti che in modo più o meno civile hanno risposto al tuo articolo.

“Quanti più rami taglieranno, tante più gemme cresceranno.

Una vecchia scritta su quei muri di periferia. Quella periferia lontana anni luce dalla buona scuola, dal buon salotto, e dalle bliblioteche universitarie di questa città. Nella clandestinità di quei visi abbruttiti di km e sambuca c’è ancora uno spicchio di poesia e romanticherie da pallone. E’ inutile girarci intorno. Dietro al mondo ultras c’è una cortina di polvere, violenza e tanta demagogia della carta stampata.

Un fenomeno che è sempre esistito, fin dagli anni 70 come espressione di ribellione giovanile. Cori, fumogeni, striscioni, botte e alcool al corredo dei 90 minuti. A volte, bastano 90 minuti per dimenticare intere settimane di paghe indecenti, di capo settori e masti di cantiere. E i gradoni del San Paolo sono stati quello spicchio di cielo e quel pizzico di tolleranza a tanti intollerati dalle vite dei nostri giorni.

Detto ciò, è inopportuno banalizzare quello che è oggi la curva a Napoli, con quello che è stato sotto il comando di Montuori. I confronti sono impari. Il passato curvaiolo di questa città recita clientele, vendite di biglietti in curva, ricatti alla società sportiva, organizzazioni di trasferta con mark up sul biglietto di almeno il 30%, scenografie con i nomi di bar e agenzie del rione. Insomma il peggio del trash che possa offrire la nostra cultura.

Di certo quella di oggi è cruda, antipatica e molto spigolosa. Nessun intrallazzo con la società e in mezzo a un fiume di borghetti mi sentirei di giurare che non accetta il minimo compromesso. Possa piacere o meno, io preferisco sempre tanti figli di carogna che crescendo tante volte diventano meno carogne al bomberone azzurro lindo&puro senza diffida che sta ancora contando i soldi dei suoi traffichini…. Lucrare mezza vita su una fede è peccato ben più grande di quattro cori sul buffone, figli del disagio e della cruda realtà che la gente vive per le nostre strade.

Lettera firmata

Mi permetto di chiudere citando un film che vede lo stesso Palummella: Quel ragazzo della curva B.

Il Napoli è come una bella donna, piace a troppa gente.

E tutti noi innamorati di questa bella donna ne siamo gelosi, e crediamo che il nostro sia l’unico modo giusto di amare, forse il limite di tutti noi è proprio questo non accettare che siamo in tanti ad amarla.

Paolo Sindaco Russo