Esiste solo la vostra autoreferenzialità che ha rotto il cazzo a un’intera...

Esiste solo la vostra autoreferenzialità che ha rotto il cazzo a un’intera città

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“La presenza a Firenze di Montuori è una vergogna per i nostri colori, è finito il suo tempo di falso tifoso resta quello del pappone schifoso”.

E’ questa, a mio giudizio, l’ennesima schifezza commessa dai tifosi del Napoli. Non faccio differenza di curve: sono una schifezza entrambe, la B come la A. Chiaramente non la gente comune che va a vedersi la partita e cerca di sostenere i ragazzi in campo, ma la maggior parte di questa gentaglia che fa parte del “tifo organizzato“. Che poi chiamare organizzato l’indecente tifo del San Paolo è fare un complimento a questa schifezza di gente che il tifo non sa manco cosa sia.

E’ bastato uscire dall’Europa League contro il Villareal per risentire un’altra volta al San Paolo i cori contro il “De Laurentiis pappone”, per fortuna poi zittiti dai fischi del resto dello stadio. Perché questa gentaglia è rumorosa minoranza all’interno dello stadio: non sono nessuno, se non dei buzzurri che fanno la faccia cattiva e per cui il Napoli è solo la scusa per contare qualcosa in una società e in una città in cui non contano un cazzo, se non per quelle 2 ore, due volte al mese, quando il Napoli gioca a Fuorigrotta.

Non sono un amico di Gennaro Montuori, non lo conosco se non ai tempi di quando la curva B era la più bella del mondo. Si cantavano i cori per i giocatori, se il Napoli prendeva gol, pure due, si incitavano i ragazzi a non mollare. E non ora che è facile. Ma quando il Napoli era tutt’al più una cenerentola del campionato e il tifoso napoletano si riteneva soddisfatto della stagione azzurra se si era riusciti a battere Juve, Milan o l’Inter.

L’ultimo anno al fianco di Palummella (nome meraviglioso perché ricorda una delle più belle e antiche canzoni della nostra storia) fu l’anno di grazia 99/2000. Quell’anno gli azzurri ritornarono in A grazie all’altoatesino Stefan Scwoch e all’avellinese emigrato Walter Novellino. Era una festa, una domenica dopo l’altra. E la curva B ebbe un ruolo decisivo nell’accompagnare gli azzurri in massima serie. Basti pensare che il primo tempo lo si giocava sempre con il Napoli che difendeva sotto la B e il secondo, quando bisognava decidere il match, attaccava sotto gli spalti della curva più calda di sempre. Eravamo in serie B, non lottavamo per lo scudetto.

E’ un personaggio complesso, ambivalente, forse con ombre Gennaro Montuori. Ma io non posso sapere se davvero, come lo accusano, lui ci mangiava sul Napoli e su quella passione. E’ probabile, è possibile. Non posso saperlo.

So però che finché Palummella ha diretto il tifo della B, il San Paolo era un luogo di festa, dove i genitori potevano portarci i bambini. E dove, l’ho visto con i miei occhi, Gennaro chiedeva a chi voleva farsi le canne di andare nella parte più alta della curva: perché c’erano i bambini e perché nel centro della curva non servivano “sballati”, ma gente che urlava e incitava.

Sono nicchie di potere le curve in ogni città. A Napoli poi, con la frammentazione dei clan camorristici, che sempre hanno avuto correlazioni e rapporti con i gruppi organizzati, si sono dissolte tante sigle e tante altre sono in guerra tra di loro. Da 16 anni il San Paolo non è più un luogo di festa, ma di odio, divisioni, polemiche e tifo inappropriato rispetto al calore che esiste in città verso la maglia azzurra.

Sul Napoli Palummella ci ha mangiato? E cosa stava accadendo quando, appena prima del fallimento, sotto le insegne di “Orgoglio partenopeo” il mondo ultrà si era già tutto appecoronato sotto Gaucci e Gregucci? Una delle pagine più tristi del calcio e del tifo napoletano. Per fortuna il Napoli fallì e da lì nacque la società di De Laurentiis che senza debiti sul groppone ha ridato dignità al movimento calcistico napoletano e ha portato il club dove compete.

Il club è ad un livello che, altro che scudetto (come questa gentaglia pretende), assai superiore a quello che questi tifosi meritano. Ad inizio campionato in curva A spuntarono pure i coltelli in Napoli-Sampdoria. E il tifo fu decente (ma è un parolone) fino a quando il Napoli era in vantaggio per 2-0. Nel secondo tempo la Samp rimontò sul 2-2 e rispuntarono i soliti cori beceri, mentre i ragazzi erano in campo a lottare, il cosiddetto tifo organizzato li lasciò da soli e si occupò soltanto di inveire contro il presidente.

Oggi quegli stessi ragazzi che erano in campo contro la Samp, quella stessa squadra, sta facendo sognare una città perché siamo ancora in corsa per vincere un tricolore che questa gentaglia non merita.

Nel silenzio assordante di tanti, il San Paolo rappresenta un’emergenza per questa città. Non solo e non tanto per le condizioni fatiscenti in cui si trova l’impianto di Fuorigrotta. Ma per la gente che lo frequenta. Incapaci di fare un coro se non scimmiottare una canzone cantata da due juventini negli anni ’80 e che è stata ideata dai tifosi dell’Aquila. Scimmiottano i cori di tutti gli stadi del mondo. Eppure Napoli, con la sua tradizione musicale, potrebbe imbastire anche allo stadio colonne sonore per cori che si potrebbe cantare da qui fino alla notte dei tempi.

Personalmente allo stadio ci vado con sempre meno piacere. Un po’ perché lavoro e spesso non posso. Il che fa di me, secondo questa assurda MENTALITA’, un tifoso occasionale. Un po’ perché, che si vinca o che si perda, me ne torno a casa sempre con un male al cuore nel vedere in che modo si fa il tifo in una città che meriterebbe ben altra passione per quella che si vive in città.

E, come me, chissà quanti allo stadio ci va sempre più malvolentieri. C’è tutta una Napoli fatta di studenti, di vecchi appassionati, di persone comuni che si sente esclusa in “casa propria” perché le curve sono ostaggio di questi personaggi che non hanno a che fare né con lo sport, né con il calcio e neppure con questa città. Una città che è fatta di bar e barbieri, di edicole e negozi dove non si parla altro che del Napoli. Tutta la passione di una settimana viene mandata letteralmente a puttane una volta che si superano i tornelli dello stadio. Perché lì, nelle zone centrali delle curve, ci sono degli “incompetenti del tifo”, con le facce abbrutite, con gli occhi iniettati di sangue come se fosse una guerra, non una festa di sport.  Non accadeva prima, quando il Napoli era in cattive acque, ma accade ora che la squadra è ai massimi livelli di sempre se si eccettuano gli anni di Diego.

Ed ora loro, questa gentaglia, offendono anche un uomo che almeno una cosa la sapeva fare: il tifo. Quello per cui si va allo stadio.

Gennaro Montuori si è arricchito con il Napoli? Ha sfruttato il suo ruolo per fare film e per fare il giornalista televisivo? Ha preso soldi da Ferlaino? Io questo non posso saperlo. So soltanto che per quelle due ore in cui da bambino, adolescente e ragazzino, quando andavo allo stadio ne uscivo felice perchè avevo dato l’anima in campo come se quella gara l’avessi giocata. Ed è stato grazie anche a Palummella. Il resto, quello che avveniva prima della partita o dopo, mi interessa meno.

E invece mi interessa tanto quello che accade sugli spalti mentre il Napoli gioca. Una squadra e una città che sono ostaggio di “incompetenti del tifo”. Beceri, violenti, con gli occhi di guerra. E invece è solo una partita di calcio, dove che si vinca o che si perda, bisogna dare tutto per sostenere i ragazzi. Loro questo non lo sanno. Perché a loro il Napoli non interessa. Esistono solo loro. E per usare il loro linguaggio da striscioni dico: Esiste solo la vostra autoreferenzialità che ha rotto il cazzo ad un’intera città.  

Valentino Di Giacomo