“Il nome della rosa lo porto dentro” ricordando Eco

“Il nome della rosa lo porto dentro” ricordando Eco

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Umberto Eco

Mi sveglio e leggo “è morto Umberto Eco”. Ma, mi dico, sarà l’ultima trovata di quei simpaticoni di Lercio. Vediamo come continua la battuta. E invece no, è così.

Allora ti dici ancora, non è qualcosa di spiegabile. È come se all’improvviso scomparisse il Colosseo. Non è mica possibile. O come se perdessimo la strada per arrivare agli Uffizi. Doppiamente impossibile. Dimenticare il ritornello di Volare? Siam matti?

Ma la realtà è questa e non ti resta altro che farci i conti in qualche modo. Meno male, mi dico ancora, che sono stata una pessima lettrice.

Quel Nome della Rosa lo porto dentro da tanto. Il più bel romanzo giallo mai scritto, il più bel romanzo d’amore, eh si, mai concepito. Poi i suoi saggi e articoli letti. Ma tanti altri libri giacciono impolverati sulla mia libreria e non aspettano altro che essere scoperti o riscoperti magari con maggiore determinazione. A partire da quel pendolo di Foucault sempre iniziato e mai finito.

Ci rivediamo presto caro professor Eco, ci mancherai, ma questo è scontato.

Fiorella Taddeo