Tutte le jelle di chi lascia Napoli

Tutte le jelle di chi lascia Napoli

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Vedi Napoli e poi muori. Ritornello usurato che – pochi approfondiscono – cela un impercettibile retrogusto magico.
Come se una maledizione alla Final Destination possa capitare appena fuori il cerchio di questa città dai misteri millenari innervati nel sottosuolo. Noi di Soldato Innamorato abbiamo un approccio tendenzialmente razionale, ma da napoletani sappiamo anche quando fare gli scongiuri. Perché, come sentimento, l’occhio secco esiste eccome.
E quando a coltivarlo è un popolo coi nostri decibel emotivi, tu che ne sai che magari ci becca? Come chi ha abbandonato con poca diplomazia il Napoli sa bene. Malocchio? Alleanza con stregoni voodoo di Castelvolturno?
Da umili cronisti possiamo solo riportarvi alcuni fatti, nudi e crudi:
10) quando si parla di Lui, detentore di ogni 10tudine, il discorso magia è già implicito. Diego è stato fantasia che forza i campi di possibilità, leggi fisiche che si appannano e alchimia dell’incontro tra il suo Pibe e ogni oggetto sferico. Nel suo caso  parlare di yeta, come la jella è stata ribattezzata dai flussi migratori in Argentina, non ha senso. Napoli è stata per Maradona come l’isola di Lost per Locke. Dicevano che l’infortunio di Barcellona doveva essere il precoce punto finale della sua carriera. Ma l’amore di Napoli gli ha fatto da amuleto, lo ha tenuto lontano dal malocchio e gli ha permesso di scalare il mondo.
Lontano da qui la sua fortuna termina. Arresti, persecuzioni fiscali, ricoveri in case di recupero, poi il mondiale perso in finale, e un altro interrotto dall’antidoping. Lui continua a guardarsi indietro, all’ età dell’oro, a quell’isola fuori dal flusso temporale che è Napoli, con tanti rimpianti e un sospetto: ma non è che…?
(FILES) Argentinian soccer player Diego Maradona (C) is removed by police from a Buenos Aires apartment, 26 April 1991, after being arrested for possession of half-kilo of cocaine. Maradona was suspended by the Italian League 29 March 1991, after an analysis of his urine tested positive for cocaine. (Photo credit should read DANIEL LUNA/AFP/Getty Images)
Diego Maradona is removed by police from a Buenos Aires apartment, 26 April 1991, after being arrested for possession of half-kilo of cocaine. (DANIEL LUNA/AFP/Getty Images)
9) Acquistato da Berlusconi con un contratto miliardario, Nando De Napoli, indimenticabile regista del secondo scudetto del Napoli, era arrivato al Milan per sostituire Rickard e affiancare Albertini. Il malocchio post-Napoli però, quello non l’aveva calcolato. Ginocchio fracassato, ultime stagioni passate in tribuna come un vecchietto in pensione. Si ricicla come team manager della Reggiana ma anche qui la sfiga lo secuteja, non contenta, come una jena affamata, per regolare gli ultimi conti. La Reggiana fallisce, Nando perde tutti i capitali investiti. Abbandonato per sempre il calcio, le sue ultime dichiarazioni evocano finali da cinema neorealista:
“Ho deciso di tornare alle origini: mio padre aveva un bar, così io ho aperto un’enoteca con un amico, per poter gustare del buon vino”
denapoli
8) Altro addio turbolento, anche per colpe non sue, che ha generato risentimenti e rancori amplificati dal suo essere campano e dai troppi sbaciucchiamenti di maglia. La partenza di Fabio Quagliarella, necessario apripista all’arrivo del Matador Cavani, ha trasformato l’attaccante di Stabia in antipatico. Col senno di poi non poteva esserci operazione più indovinata, ma inutile provare a ragionare sulle intermittenze del disprezzo che, come l’amore, non conoscono ragione. Gli occhi secchi si sono abbattuti sulla sua vita più spietati della tempesta Jonas. L’attaccante che alla Juve sembrava destinato a realizzare il suo potenziale, appena lasciato il Napoli ha dovuto fronteggiare tremendi infortuni, lunghe attese in panchina e un rapido scivolamento dalla nazionale. Mentre misteriosi fenomeni di autocombustione si accanivano sulle sue imbarcazioni ormeggiate a Stabia…
quagliarella
7) Con quei dribbling che scombinavano le difese e le espressioni da mandrillone che stordivano le signorine in discoteca, Ezequiel Lavezzi è riuscito a creare un’ identificazione col popolo napoletano che mancava da tempo. Poi qualcosa si è rotto. L’addio, quelle parole da fidanzato che fugge adducendo scuse. L’abbiamo presa male, c’è rimasta una ferita aperta che ha portato la più tremenda della maledizioni. La maledizione rabbiosa dell’amante abbandonato. Lavezzi, che si sentiva soffocato dal troppo affetto dei tifosi trova, già all’aereoporto di Parigi, qualcosa di più della libertà. In un atmosfera di surreale silenzio, senza uno straccio di tifoso ad attenderlo (anzi no, qualcuno c’è, che gli fa fare una foto con la sciarpa del Paris S. Gennar), torna a essere uno qualsiasi; il suo stesso talento diventa merce comune in una squadra di mostri. Se a Napoli era uno di noi, a Parigi lo prendono al massimo per un tamarro turco. E nella terra di quelli che la puzza ce l’hanno sotto il naso, ha capito che la privacy è un concetto inventato dai nordici per starsene soli. Ma, come Didone dopo l’abbandono, DeLa non risponde ai periodici inviti a tornare, lasciando l’ex numero 7 nel suo dorato anonimato nella mesta Parigi…
lavezzi
6) Gli abbiamo voluto bene. Abbiamo apprezzato i suoi modi un po’ crudi ma concreti, il fuego che gli riscaldava la camicia, la bravura nell’amalgare e il miracolo di imporre in Europa una coppia di centrali come Gargano e Pazienza; doveva essere il nostro Wenger. Lui invece ci ha lasciati. Eccesso di pressioni ambientali? Senso di inadeguatezza per aspettative di vittoria? Voglia di altro? Non lo sapremo mai. Dopo la grigia parentesi milanese Walter Mazzarri si è dileguato; le squadre europee lo evitano come la peste. Qualcuno lo ha visto aggirarsi per gli stadi della terra di Albione con un blocchetto degli appunti. Negli occhi, narrano, l’espressione da zitella inacidita ha preso il posto di quella da giovane fidanzata indecisa…
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5) Ah si, poi ci sono gli SNOB. Quelli che a Napoli non ci sono voluti venire. Qualcuno ricorda Rolando Bianchi? Uno dei tanti che snobbò con troppa leggerezza le offerte del Napoli da poco in A perché ambiva a meglio. E’ finito nella discarica delle meteore calcistiche. A qualcuno è andata peggio, con lunghi infortuni (Maksimovic, Balzaretti), o sliding doors dal lato sbagliato (Montella, Spalletti).
4) L’hanno massacrato per un eccesso di reazione a un’offesa di Sarri. Qualcuno ha bisbigliato che l’offesa (finocchio) ha colpito un nervo scoperto. Altri hanno pensato di ricambiare vigliaccheria con vigliaccheria – anche se l’appello virale ai cuochi napoletani nel mondo (e si sa, sono la maggioranza) a sputargli nel piatto sembra troppo anche a noi goliardi di Soldato -. Anche Roberto Mancini ha lasciato Napoli, a modo suo. Per la precisione una napoletana. Sua moglie. Nel suo caso la sfortuna gli si è materializzata come un udienza che gli prescrive un assegno mensile alquanto fastidioso, 40.000 euro, da corrispondere a fine mese. Pervenutogli proprio il giorno dopo la litigata con Sarri in Coppa Italia. E allora noi che siamo signori e abbiamo cuore, vogliamo solidarizzare col Mancio. Perchè le squalifiche in Coppa Italia passano. Ma una sanguisuga, quando si attacca, non molla.
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3) Troppo lontana. Diceva di Napoli quando soffriva della nostalgia della famiglia a Liverpool (uno dei rari casi di saudade verso agglomerati urbani nordici e nebbiosi). Troppo timido di borsellino. Diceva del Presidente quando cianciava di “business plan” per spiegare le sue incertezze davanti alle avance del (cieco d’amore?) DeLa. L’osannato Benitez ha prima illuso e poi abbandonato, come una moderna Anna Karenina, la città che l’aveva accolto, coccolato, e anche un altro po’ ingrassato. E col personaggio di Tolstoj ha condiviso la mala sorte nella fuga. Neanche sbarcato, il patron del Real chiede (proprio a lui) di mettersi a dieta; poi viene snobbato dalla cricca dei campioni, e tra infortuni, amnesie da dilettante, sfiducia del pubblico, Rafa si è trasformato da profeta in patria a pacco inutile. Viene messo alla porta dopo pochi mesi, mentre un sognatore in tuta prendeva per mano la squadra lasciata da lui in crisi di fiducia per condurla a sognare l’indicibile.

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2) In relazione al 2 potevamo ghignare pensando a Domizzi, citare Maldonado, ma noi non siamo così banali, e questo numero vogliamo darlo a loro. I due Marò. Idoli di un culto tutto virtuale. Vittime di una collettiva amnesia. Quanti di voi stavano pensando a loro, adesso? Ecco! Lo sapevamo! Perché la mala sorte che hanno avuto è da record, ma nulla è peggio dell’essere dimenticati. Invece noi siamo carnali, solidarizziamo con le sfighe altrui e un pensiero, una colonnella, un hastag  o una caciotta per loro, qua a Napoli, non mancherà. Mai.

1) Il posto d’onore va a lui. Che dopo pochi mesi tra i crucchi ha sentito gli occhi secchi fermentargli addosso, gli infortuni sfiacchirlo, la polvere della panchina svuotargli l’anima e la freddezza dei tedeschi cagargli il cazzo. Pepe Reina ha meditato a lungo sulla lezione di magia nera travestita da battuta da film : Quando un forestiero viene al Sud piange due volte: quando arriva e quando parte”. Ha avuto l’intelligenza di ravvedersi prima che l’abbraccio collettivo della città si tramutasse in maluocchio. Al primo infortunio ha capito l’andazzo. Si è pentito. E ha cominciato a mandare messaggi d’amore, sinceri, per la città che già lo reclamava a difesa dei pali. Tornato come un re tra le braccia della sua Penelope, ha trovato la città pronta a riabbracciarlo e consegnarli il suo scettro. La lezione, almeno lui, l’ha capita. Perchè, come ammoniva anche Troisi:
Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova…
reina

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