In questi giorni sta per giungere all’aula del Senato il ddl Cirinnà relativo alle unioni civili, una normalizzazione della legislazione italiana nei confronti delle altre legislazioni europee, un passo avanti, piccolo ma pur sempre un passo avanti, nell’estensione dei diritti alla totalità della popolazione del nostro Paese. Al di là delle polemiche, delle manifestazioni pro e contro e delle divergenze di opinione che stanno caratterizzando la percezione di questo disegno di legge, vorrei proiettarmi in un futuro possibile e cercare di immaginare cosa succederebbe se le unioni civili, tra persone dello stesso sesso, facessero da apripista verso un vero e proprio matrimonio con tanto di cerimonia al comune e via discorrendo.

Sono certo che questa sarebbe una grande opportunità e un discreto allargamento del giro di affari per… i fotografi di cerimonia. Stando alle elaborazioni dei dati ISTAT, la percentuale di omosessuali in Italia si aggira intorno al 6,7% della popolazione. Dando per scontato che questa percentuale sia falsata a causa di mancate o false dichiarazioni, e che, nel momento in cui sia visto come ancora più legittimo, agli occhi dell’opinione pubblica, dichiararsi, queste cifre siano destinate a crescere, potremmo avere un buon 8-10% di incremento nella quantità di coppie che convolano a nozze annualmente (e immagino che nei primi tempi di una normalizzazione in questo senso, sarebbero tantissime le coppie omosessuali che decidono di sposarsi, portando a un boom dei matrimoni per un breve periodo).

Certo, sarebbe una grande opportunità per i fotografi matrimonialisti, ma immagino che tutto il comparto (che certo non langue, ma sicuramente gradirebbe un aumento del fatturato…) relativo ai matrimoni dovrebbe essere in fermento all’idea: abiti da sposi e spose, dedicati specificamente alle coppie gay e lesbiche; album appositi; catering, hotel e ristoranti che ampliano il ventaglio di offerte; bomboniere e regali di nozze dedicati… via via fino al dettaglio della coppia sulla torta nuziale, sarebbe un discreto ampliamento degli affari.

Probabilmente non tutti i fotografi di cerimonia ne beneficerebbero, però…

Anni fa in alcune diocesi o anche solo in qualche parrocchia, ai fotografi di matrimonio era richiesto una sorta di “patentino” rilasciato dalla Curia, se non semplicemente un avallo da parte del parroco. Non so se un fotografo che bazzica normalmente nelle chiese e cattedrali di una città e che cominci a fotografare matrimoni omosessuali riuscirebbe a mantenere buoni rapporti con la clientela e con i preti, per vedersi di conseguenza ridurre invece che ampliare la clientela. Potrebbe anche darsi che da parte di qualche prete particolarmente creativo possa venire redatta una “lista nera dei fotografi” da sconsigliare ai parrocchiani… Ma forse le coppie omosessuali cercherebbero all’interno della cerchia delle frequentazioni LGBT un fotografo gay (ma un fotografo dichiaratamente gay viene ammesso a fotografare in chiesa? Questa è una bella domanda…) e quindi quelli che potrebbero guadagnarci sarebbero molti meno della totalità del comparto. Ci potrebbe essere una sorta di boicottaggio anche da parte dei clienti più ferventemente cattolici, che snobberebbero le vetrine di un fotografo che espone coppie di giovani uomini sorridenti mano nella mano, o coppie di donne che si guardano languidamente negli occhi in una luce dorata… Di sicuro non riesco a immaginare che una coppia omosessuale, appena dovesse averne la possibilità, si metta a cercare un fotografo per la cerimonia facendo avanti e indietro via Duomo a Napoli, facendosi fare preventivi da fotografi cresciuti e pasciuti tra un negozio di paramenti sacri e l’arcidiocesi, all’ombra della cattedrale cittadina… ma non si sa mai, come si dice, i soldi non puzzano, e nel momento in cui la concorrenza si fa spietata e i pacchetti per i matrimoni sempre più a prezzi stracciati (be’, non proprio stracciati…), si cercherebbe di venire incontro alla nuova clientela.

Non so, ma ho come il sospetto che persino a certi parroci non dispiacerebbe poter celebrare nozze gay in chiesa, non tanto e non solo per le donazioni relative, ma anche come possibile premessa a un altro tipo di matrimonio che… ooops, forse ho parlato troppo.


Gianfranco Irlanda

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