Sanremo, un Festival con un’anima napoletana

Sanremo, un Festival con un’anima napoletana

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Nicola Maldacea

E’ finalmente venne il tempo di Sanremo.
Il festival della canzone italiana, ormai alle porte, di frequente ha “cantato napoletano” trovando, quasi annualmente, tra i suoi protagonisti interpreti partenopei o comunque campani. Vi sarete però sicuramente accorti che, per scelta o per caso, negli ultimi anni la nostra musica è stata tenuta lontana dal palco dell’Ariston a beneficio di rapper e “amici”.
Quello che però molti non sanno è che il primo Festival della Canzone di Sanremo fu un festival tutto napoletano. Esattamente 20 anni prima della partenza dell’attuale competizione musicale, proprio nello storico Casinò municipale della città ligure, si tenne una rassegna canora interamente napoletana.
Va sottolineato che all’epoca musica popolare italiana e napoletana erano concetti coincidenti. La musica della “vecchia Napoli” negli anni trenta viveva un periodo d’oro, denso di attività e talento, una sorta di canto del cigno culminato in capolavori come Dicitenciello Vuje, Passione, Na sera ‘e Maggio e Signorinella, che sempre più estendevano all’intero scenario nazionale la supremazia delle “musiche e parole” napoletane.
Il Festival di Sanremo-napoletano fu ideato da Ernesto Murolo, poeta e giornalista partenopeo, nonché papà del grande Roberto.

Era il 1931 ed il vulcanico e discusso intellettuale, con l’aiuto del fido Ernesto Tagliaferri, grande musicista e direttore d’orchestra, ebbe l’intuizione di organizzare nella “città dei fiori” un festival di canzoni appunto tutte napoletane a cui parteciparono quasi esclusivamente cantanti partenopei.
Fu così che dal 24 dicembre 1931 al 1 gennaio 1932 “nella suggestiva cornice del Casinò Municipale di Sanremo” si svolse il Primo Festival di Sanremo.
In realtà si trattò di una kermesse di canzoni napoletane, senza classifica, giurie e vincitori, conclusasi con Napule ca se ne va, in omaggio ad una Napoli d’altri tempi, quasi a rappresentare la fine della “Napoli di una volta” che non riuscì a reggere l’impatto con la modernità.
Nonostante questo, la passerella di canzoni napoletane ebbe un discreto successo, merito anche dei nomi illustri che parteciparono. Una carrellata di personaggi originali e suggestivi.
La diva Ida Papaccio, in arte Ada Bruges, geniale e umorale, formosa e fatale.
L’esuberante e talentuoso Nicola Maldacea, il re delle “macchiette”, giocatore incallito che in una sola notte bruciò alla roulette l’intero compenso ricevuto.
Lo stornellatore fiorentino Carlo Buti, star internazionale, che interpretò “Adduormete cu’ mme”, scritta per l’occasione dal duo Murolo-Tagliaferri.
Il “maestro” Vittorio Parisi, in quel momento sicuramente il più famoso interprete della canzone napoletana, seguito da stuoli di ammiratori e ammiratrici.
E poi il tenore Mario Massa, Giorgio Schottler, Clara Loredano, Alfredo Sivoli, Ferdinando Rubino ed altri personaggi minori.
Dite che vi ricorda qualcosa?
Il seme era stato gettato ed a Sanremo, dove di fiori se ne intendono, lo conservarono con cura, lo innaffiarono e 20 anni dopo lo riproposero con successo. Un successo che tra cambiamenti, polemiche, snobbismi, vallette, cavalli pazzi, riserve indiane, eterni secondi e meteore dura ancora oggi. Un successo che però ha un’anima napoletana e che risale ad una vigilia di natale di tanti anni fa.

Giuseppe Ruggiero

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