Padre Pio: strummoli e trucchetti chimici

Padre Pio: strummoli e trucchetti chimici

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– e quindi come è andata?
– un pranzo spettacolare.
– e questo ?
– questo era in omaggio vicino ai piatti.

Lo osservo bene. E’ proprio quello che penso. Ci scrutiamo, io e lo strummolo di Padre Pio. E’ il pensiero che la cara zia mi dedica nella sua annuale gita a S. Giovanni Rotondo (l’anno prima c’era stato l’accendino, per un po’ mi sono acceso le Marlboro mosce con la benedizione del Santo).
E in questo scrutarci, mentre lo immagino, lo strummolo, in un movimento circolare che mescola barba e lineamenti del frate in un vortice psichedelico, mi rendo conto che far parte di quella minoranza infelice che coglie certi corto circuiti semiotici non è per forza piacevole.
In fondo, i 35 eur, pranzo compreso, per le gite a S. Giovanni Rotondo sono un prezzo onesto. Le signore passano una giornata in piacevole compagnia, con una salutare passeggiata tra i poggi foggiani.
E alla fine stà storia delle stimmate non convincerà completamente ma tutto si risolve in un discorso di fede, altamente soggettivo…

… o no?

La cosa è che approfondire la storia di padre Pio, provare a documentarsi scoperchiando la superficie pop che lo circonda, ci dà accesso a una storia esemplare sulla costruzione dei personaggi, sui campi di forza che permettono a un popolo di accettare un racconto rendendolo Storia, sugli elementi preistorici che strutturano la moderna civiltà dell’informazione. Sui nostri punti deboli.
Bisogna tornare un attimino indietro. A inizio Novecento. Capire l’ambiente dove si sviluppa il fenomeno. Uno sconosciuto paesino nel nulla. Pietralcina.

IL CONTESTO

Il pezzo di mondo dove nasce Padre Pio è il Gargano, un paesino triste in un area povera e brulla che sforna emigrati o contadini, ma anche una zona del mondo, il centro Italia, ove frati, prodigi, ierofanie, hanno una particolare concentrazione, col prevalere di alcune costanti – dalle stimmate di San Francesco del 1224 passando per quelle di Santa Rita da Cascia.

san giov rotondo antico
Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, si ordina frate nei cappuccini, un ordine dove l’adorazione del corpo di Cristo e delle “stimmate del patre loro” è un dato culturale dalla sua fondazione (datata 1528).

stimmates. francesco

In un periodo in cui lo sfruttamento di persone deboli mentalmente viene utilizzato da direttori spirituali per spostare devoti e portare prestigio e risorse. Vedi il caso di Gemma Galgani, giovane ventenne e aspirante suora. Nonostante la comparsa di piaghe venga attribuita da vari medici a cause isteriche, riceve il sostegno di un sacerdote che dopo la sua morte, da vero imprenditore, pubblica vari volumi dedicati alla vita delle aspirante santa, di cui un volume finisce proprio nelle mani di Padre Pio.
Anche Padre Pio, che conduce una vita isolata, inaugura una corrispondenza coi suoi padri spirituali. Ben prima della comparsa delle stimmate.

“vorrei, se fosse in mio potere, lavare col sangue quei luoghi, dove ho scandalizzato tante anime”

Padre Pio scrive decine di lettere di questo tenore tra il 1911 e il 1913. Peccato siano tutte copiate, tali e quali, proprio dalle lettere del libro della Galgani. Peccato che nessuno sembri accorgersene.
E le lettere sono solo l’inizio.

STIMMATE, GIORNALI, INDAGINI

Nel 1918 c’è il primo episodio di stimmate. Prima nascoste, poi esibite durante la messa domenicale. Padre Pio, che già si è costruito una fama di mistico, comincia a sanguinare visibilmente dai polsi mentre celebra le messe e diventa un fenomeno locale. L’esibizione delle piaghe realizza quella identificazione con le sofferenze del Cristo che è l’aspirazione di ogni cappuccino, e un dato costante di un certo modalità di viversi il cristianesimo nel sud Europa. Il passaparola attira devoti da tutta la regione.
Il passaggio successivo, che moltiplica la risonanza del frate in Italia e in Europa, avviene quando l’anno dopo autorevoli giornali attribuiscono a Padre Pio un miracolo su un ferito di guerra. E’ un passaggio critico, che sancisce il matrimonio tra un genere narrativo popolare e i mass media. Quotidiani come “Corriere delle Puglie”, “La Nazione” di Firenze, “Il Mattino” di Napoli, “Il Tempo” di Roma annusano l’opportunità ed entrano nel business della narrativa dei santi. E’ proprio questa potentissima risonanza giornalistica, tra cui si distingue “Il Mattino” di Napoli, a creare un boom turistico inimmaginabile da queste parti. Gli hotel si riempiono, le tipografie emettono i primi santini già nel 1919.

Nello stesso anno partono i primi controlli. E’ lo stesso ordine dei cappuccini a predisporre una visita del dottor Bignami, primario di Barletta, che al termine delle analisi conclude che:

Possiamo infatti pensare che le lesioni descritte siano cominciate come prodotto patologico (…) e siano state, forse inconsciamente e per un fenomeno di suggestione, completate nella loro simmetria e mantenute artificialmente con un mezzo chimico” (a cura di G. FLUMERI, “le Stigmate di Padre Pio da Petralcina”).

In un corsivo pubblicato da “Il Mattino”, anche il prof. Morrica, uno scienziato che è stato in visita al frate, denuncia che la sua persona emana un odore di Lysoform, nonché di aver rilevato presenza nella sua cella di una sostanza chimica estremamente caustica, l’acido fenico. Nel 1920 un altro documento inviato al Sant’Uffizio conferma i sospetti da piccolo chimico che circondano Padre Pio. E’ scritto da Agostino Gemelli, medico, sacerdote scienziato dell’ordine francescano, l’uomo che fonderà, della Università Cattolica di Milano. La sua diagnosi non lascia campo ad equivoci. Padre Pio è un isterico, un povero di spirito, circondato da faccendieri e da una generale “atmosfera di suggestione”; affiancato da sacerdoti che fanno a gara a divulgare episodi prodigiosi senza alcun fondamento.

“Chi ha pratica della medicina legale e soprattutto dell’infinita varietà di piaghe che, durante la guerra, hanno presentato i soldati autolesionisti, non può sottrarsi al giudizio che si tratti di piaghe dovute a erosione mediante caustici. Il fondo delle piaghe, la forma di esse è in tutto simile alle piaghe osservate in soldati che se le erano procurate con l’azione di sostanze chimiche. In tal senso depone soprattutto il colore del fondo, la forma dei margini, il loro ispessimento, etc.
(…)
Il Padre Pio presenta le caratteristiche di una deficienza mentale di grado notevole con conseguente restringimento del grado di coscienza. In lui cioè si hanno le migliori condizioni per costituire con l’ex provinciale P. Benedetto la coppia incube-succube(…) è un buon religioso, mansueto, più per opera della deficienza mentale che per opera di virtù; (…)un povero malato che ha imparato la lezione da P. benedetto suo maestro.”

Alla perizia del Gemelli si aggiungono, a completamento del quadro, le successive ispezioni della Santa Sede e le svariate testimonianze che pervengono in Vaticano.
Che raccontano gli enormi consumi (tenuti segreti dalla cricca che lo circonda) di acido fenico e veratrina, veleni dal carattere fortemente caustico.
La continua violazione della clusura, con un andirvieni di giovani donne ad ogni ora del giorno e della notte. La corte dei miracoli che lo circonda, fatta da faccendieri, commercianti di reliquie, un’esplosiva economia locale che viene a crearsi nel cuore del nulla.

(Vi pare che la storia sta prendendo una piega estremamente antica, come se il tutto avesse quel sapore di già sentito, tipo, in qualche novella del Boccaccio? Oh yeah, non siete soli)

E’ la stessa corte dei miracoli a stringersi intorno al frate quando giunge, dal ministro generale dei cappuccini, l’ordine di trasferimento in un convento isolato nelle Marche, per ripulire quello che è ormai un ambiente tossico. Il trasferimento non riesce a concretizzarsi. Troppe le minacce di rappresaglia, troppi gli interessi intorno al business.
Nel 1922 una lettera del Vaticano all’indirizzo del Padre Generale dei Cappuccini denuncia una lite finita nel sangue tra gli stessi frati, con armi da fuoco, per la ripartizioni delle ingenti somme accumulate negli anni. Ma ormai è troppo tardi. Padre Pio è un’azienda che produce miliardi ed ha protezioni nei vertici del partito fascista. Meglio spegnere i clamori.

Negli anni 70 il business Padre Pio trova un insperato alleato. Rotocalchi come Gente, Oggi, (e il nuovo nato: Miracoli), cominciano a riportare testimonianze miracolose riportate da vip più o meno famosi, costruendo un genere narrativo, ma soprattutto tirature da 500.000 copie. Negli stessi giornali i controlli adottati dalla chiesa sul frate vengono rinarrati come “trame ordite dal demonio”, per screditarlo.
Persino durante le cerimonie di canonizzazione e santificazione del frate, avvenute ormai a fine secolo, Gente riporta di un episodio di “bilocazione” del frate, mai verificata…

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E’ il processo di costruzione del consenso, che pompa un personaggio, scredita le poche voci contrarie, lo elegge icona e lo impacchetta per il mercato. Mentre testi importanti, come “Padre Pio” dello storico Sergio Luzzatto, o quelli di Pasquale Palmieri, che tratteranno l’argomento con un lavoro di ricerca storica e documentazione esemplari, (autentici eventi storiografici), verranno pubblicati nel silenzio generale. Un popolo che vuole credere a qualche forma di soluzione miracolistica di problemi di vario tipo vs. un sistema media pronto a costruire un eroe intorno a una speranza irrealistica.

– Prendi un  whiskey. Che storia vuoi che ti racconti, amico?

Troppo facile incolpare il popolo dell’ignoranza, quando un intero sistema campa sulla sistematica manipolazione a sostegno del potere… ma è ancora presto per le conclusioni. Prima dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, ai rapporti coi poteri forti e il partito fascista, creato dal clan intorno al frate. La parola a Giovanni Savino, appuntamento alla prossima puntata della nostra inchiesta.

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