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Due pesi e due misure

Chi è Zanga (il tifoso del tweet a Reina): tra Digos e teste di maiale

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E così (dalla nebbia di Bergamo mi verrebbe da dire per renderla più melodrammatica) assurge alle cronache Alfio Zanga. E’ il tifoso che ha dato su Twitter dell’antisportivo a Pepe Reina per aver esultato sotto la curva, accusa che il nostro condottiero spagnolo ha rispedito subito al mittente con epiche e signorili risposte.

Ma Alfio Zanga non è nuovo alle cronache. Il suo nome compare, non da indagato, nelle intercettazioni dell’inchiesta a carico di un’ultrà atalantino, Claudio Galimberti detto “Il Bocia”.  Il 12 aprile del 2010, durante Atalanta-Sassuolo, Il Bocia aveva raggiunto la zona di prefiltraggio dello stadio di Bergamo portandosi dietro una testa di maiale, fino ad arrivare a ridosso dei tornelli. Per Galimberti scattò un Daspo di 5 anni.

Nell’inchiesta Zanga (ripetiamo, non da indagato) compare in alcune conversazioni con Il Bocia risalenti al 2009-2010. Gli ultrà atalantini rifiutano il pugno duro di Digos e Forze dell’Ordine negli stadi e stabiliscono di dover alzare il livello degli scontri. In una conversazione Il Bocia dice: «noi abbiamo voglia di picchiare e basta». E solo cinque giorni dopo, con la diffida all’amico Andrea Quadri, 22 anni, il Bocia comincia «a tirare fuori un’idea seria che può essere anche quella della violenza. Perché così non va bene – dice ad un altro supporter -. Dì al Citaristi (assistente capo della Digos) che il primo a morire è lui. Vai su e dagli due pugni sul muso, uccidilo di botte». È arrabbiato, ed è meglio «se me ne vado perché sono pericolosissimo, più il tempo passa». E se «vado su (in questura, ndr) faccio disastri, perché ne becco uno al collo e lo appendo», dice il giorno dopo ad Alfio Zanga, tifoso più anziano di altri, che non compare tra gli indagati.

Quello che è successo e succede nella tifoseria atalantina, succede quasi ovunque. Esiste un mondo, quello degli ultras, che ha i suoi codici e le sue regole. Sono leggi che valgono ovunque, a Bergamo come a Napoli, Roma o Milano. In precedenti tweet Zanga ad esempio accusa Maroni e Alfano, i due ministri degli Interni che più sono intervenuti sulla questione stadi, perché sarebbe colpa loro se all’Olimpico di Roma ci vadano pochi tifosi. Solita roba di “No alla tessera” ed “Onore ai diffidati” che vediamo pure a Napoli.

Riconosciamo a Zanga, al quale rivolgiamo massima solidarietà per i tanti insulti ricevuti dai napoletani dopo il tweet inviato ieri a Reina, di aver tenuto sempre un comportamento impeccabile anche dopo questi improperi ricevuti. Del resto anche nei rapporti della Digos viene definito – secondo quanto riporta la stampa – come un’ultrà moderato e tra i più anziani.

Certo, quando si parla di sportività, anziché guardare la pagliuzza negli occhi dell’altro, in questo caso di Reina, guardi la trave che gli sta intorno. E’ sportivo portare in uno stadio una testa di maiale o minacciare la questura e “aver voglia di picchiare e basta”? Passiamo appresso. Che è meglio. La miglior risposta l’ha data proprio Pepe Reina.

Valentino Di Giacomo

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