Un’altra galassia, un’altra era.

Un’altra galassia, un’altra era.

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Guerre Stellari libro 1977 © 2015 Gianfranco IrlandaL’incipit del romanzo Guerre Stellari, “Un’altra galassia, un’altra era”, tratto dalla sceneggiatura originale di George Lucas del 1976, riassume in sé l’impatto che il film ebbe non tanto, e non solo, sull’immaginario di una generazione (e non solo di una…), quanto sull’industria cinematografica e più ampiamente culturale che vide, da quel momento in poi, una vera e propria nuova era.

Oggi esce nelle sale il settimo attesissimo (anche dal sottoscritto…) capitolo della saga di Star Wars, Il risveglio della Forza, col titolo della serie ormai sdoganato in inglese, in anteprima mondiale in Italia rispetto al resto del mondo (ricordo pochi casi, uno tra tanti 9 settimane e ½, in cui è accaduto lo stesso per un film di produzione statunitense); questo settimo capitolo a dire del regista J.J. Abrams si pone come vero e proprio omaggio, oltre che seguito, alla prima e originale trilogia, in cui si inaugurava un mondo, anzi un vero e proprio universo, slabbrato, usato, realistico, lontano anni luce dalla fantascienza precedente. L’omaggio viene ripreso anche dal rifiuto, per quanto possibile, di fare un uso massiccio della Computer Graphic Animation così come si era visto nella trilogia più recente, i prequel da Episodio I al terzo, malauguratamente troppo basati, con una cieca fiducia da parte del regista e produttore, sui nuovi strumenti grafici.

In giro, e su facebook, leggo e sento commenti di gente che Guerre Stellari non l’ha mai visto, e un amico ha risposto a uno di questi commenti qualcosa tipo “ormai è tardi, avresti dovuto vederlo all’epoca”… In effetti questo è quello che penso anche io, si tratta di una questione anche generazionale, ma c’è un altro punto più complesso che emerge da questa frase, apparentemente banale: un film va collocato entro un preciso momento storico, e Guerre Stellari (parlo qui del primo, senza nemmeno prendere in considerazione le iterazioni successive) non fa eccezione.

So che sono stati spesi davvero fiumi di inchiostro riguardo al successo di Guerre Stellari, ma vorrei esprimere una mia personalissima opinione. All’inizio dell’articolo parlavo dell’impatto economico e culturale che il film ebbe quando uscì, premiato da un successo di pubblico inaspettato (tanto che negli USA era stato imposto dalla Fox alle sale di proiettarlo, altrimenti avrebbero negato la distribuzione di un altro film che tutti si aspettavano campione di incassi). Guerre Stellari esce due anni dopo la fine ufficiale della guerra del Vietnam, un conflitto, protrattosi per più di un decennio, che aveva scosso l’incrollabile certezza da parte degli statunitensi di essere la nazione guida del pianeta, modificando profondamente la società e l’orientamento culturale sia della popolazione sia dell’industria culturale nel suo insieme; un paio di anni indietro, nel 1973, c’era stata la seconda grande crisi del petrolio e la fine della convertibilità del dollaro in oro, e l’industria statunitense era in declino. I film che giungevano alle sale e che avevano successo, quelli di grande impatto culturale ma anche i piccoli film, avevano perso la caratteristica tipica degli anni ’60 dell’ottimismo. Se escludiamo alcuni film drammatici con attori di un certo peso, il cliché voleva che ci fosse un lieto fine, o quanto meno un finale apprezzabile come tale. Spesso invece nel cinema degli anni ’70 in USA questo veniva a mancare, si usciva dalle sale senza una vera catarsi, senza una consolazione; a memoria, nei film campioni di incassi di quel periodo, anche in Italia, se andiamo a controllare non c’era almeno fino ad allora quasi mai un finale inequivocabilmente positivo, era quasi sempre ironico, a volte beffardo, ma mai così soddisfacente da tornare a casa completamente soddisfatti.

Guerre Stellari stravolge tutto, ma non a caso.

Mettendo insieme brandelli di origini culturali diverse, rifacendosi a degli stereotipi e a dei modelli mitologici che affondano nelle storie omeriche così come ai racconti del ciclo bretone, il film di Lucas (che prima aveva girato, ricordiamolo, solo due film, L’uomo che fuggì dal futuro, una visione orwelliana della società, e American Graffiti, ricordo dei tempi “felici” prima della guerra del Vietnam, entrambi notevolissimi ma molto lontani dall’essere consolatoriamente ottimisti) sembra rifarsi a un riscatto molto Made in USA, una piccola alleanza ribelle contro il grande Impero del Male, in uno schema che ricorda da vicino la Guerra di Indipendenza che prendeva origine dalla proclamazione degli Stati Uniti del 1776. L’universo di Guerre Stellari è l’universo di una nazione che ricorda un suo passato glorioso (la Vecchia Repubblica – o gli USA del secondo dopoguerra) e si trova quasi a rifiutare sé stessa in una mancanza di identità, in cui il ruolo guida non solo viene disatteso dai suoi stessi politicanti (siamo ai tempi dell’amministrazione Carter) ma anche rifiutato da una buona parte dei ceti intellettuali. Solo che in Guerre Stellari il riscatto di questa nazione che sta ancora leccandosi le ferite viene rappresentato nel modo più sensazionale e catartico possibile.

Fino al 1977 le esplosioni in un film avevano sempre un ruolo marginale. Il genere tipicamente anni ’70 è il catastrofico (esempi tipici, Airport, Inferno di cristallo, successivamente Meteor – ma non andrebbero dimenticati gli horror con accezione diabolica come Carrie, Il presagio, L’esorcista – in un deciso pessimismo tutt’altro che consolatorio), e le esplosioni sono sempre foriere di disastri, tragedie, negatività. Nell’immaginario dagli anni ’50 ai ’70 la “bomba” per antonomasia è l’atomica, qualcosa che non può non fare paura. Sul mondo pende come una spada la possibilità della distruzione globale, anche se la distensione della seconda metà degli anni ’70 ha allentato questo spauracchio. Lucas ha l’intuizione geniale (e, ahimè, deleteria…) di ribaltare lo stereotipo. L’esplosione finale, lontanissima da quelle raffigurate alla fine del Dottor Stranamore di Stanley Kubrick, acquista un ruolo da protagonista e una funzione catartica come non si era mai vista. Lo scoppio della Morte Nera al termine della battaglia di Yavin in Guerre Stellari dà sfogo alla voglia repressa di riscatto di una intera nazione, dai ragazzini agli adulti, e inaugura la peggiore delle mode per quanto riguarda le sceneggiature dei film d’azione, quasi con l’impossibilità di costruire un climax che possa sciogliersi in un modo diverso.

Di entrambe le cose ne stiamo, purtroppo, ancora pagando le conseguenze. Spero che il film che esce oggi inauguri qualcosa di nuovo, ma ne dubito. Ciononostante sarò in sala, pronto a rientrare nello spirito del bambino di otto anni che vide Guerre Stellari in sala, a Portici, trentotto anni fa…


Gianfranco Irlanda

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