Camorra fra fiction e realtà – Quando la narrazione diventa un punto...

Camorra fra fiction e realtà – Quando la narrazione diventa un punto di vista

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Pistola Beretta
foto di juiceeric18

Qualche mese fa hanno fatto molto scalpore le proteste dei sindaci campani che non hanno dato il permesso di girare delle scene nei loro comuni alla produzione della seconda serie della fiction televisiva Gomorra. La motivazione data è stata che la serie in questione gettava fango sulle città scelte per girare nonostante negli anni abbiamo assistito a decine di produzioni che hanno trattato lo stesso argomento e che sono state girate nelle varie città della nostra Regione. Perché “Gomorra” no e ad esempio “Il Clan Dei Camorristi” si?

Ho provato a ragionare su questa cosa e alla fine sono giunto ad una conclusione: Anche quando parliamo dei nostri mali, lo dobbiamo fare usando il metodo del politically correct. Le critiche nascono nei confronti della narrazione piuttosto che per il tema trattato. Nella Fiction “Pupetta – Il coraggio e la Passione” viene rivisitata la vita di Pupetta Maresca, la storia viene stravolta e la protagonista da CRIMINALE viene fatta passare come vittima del sistema. Ad essere sincero di questa fiction ho visto solo due puntate perché già dalle prime battute si capiva benissimo l’intento degli autori che era quello di concedere al pubblico un prodotto leggero, che non toccasse i lati oscuri e che fosse in grado di evidenziare la parte romanzata, ecco perché il padre diventava un povero commerciante e il suo amato si trasformava in un ragazzo in cerca di giustizia.

Nella realtà il primo era un feroce trafficante mentre suo marito era il temuto camorrista conosciuto con il nome di Pascalone è Nola. Gomorra invece, anche romanzando i fatti accaduti, tenta di svelare i punti oscuri del tema trattato e quindi, seppur entrambe sono fiction (finzione) e per forza di cose devono poi attenersi a determinate linee editoriali per far si che il prodotto funzioni, assistiamo alla fine a due racconti differenti: uno “Gomorra”, asettico e distaccato dove non si induce lo spettatore a parteggiare per qualcuno e l’altro “Pupetta”, dove si costruisce una storia nella quale si stravolge il senso dei fatti e della vita dei personaggi per renderli più gradevoli e invitando lo spettatore in modo subliminale a parteggiare per il protagonista.

Per conoscere i fatti reali ci sono decine di libri da poter leggere: Lo scrittore e giornalista Napoletano Gigi Di Fiore ha dedicato una vita intera a raccontare le storie sul malaffare partenopeo, scrivendo articoli e libri e grazie alle sue inchieste e interviste, si può avere un quadro effettivo su come si sia mossa ed evoluta la camorra napoletana. Con questo primo articolo, noi di “Soldato Innamorato”, daremo il via ad una nuova rubrica settimanale nella quale cercheremo di capire il fenomeno malavitoso degli ultimi 50 anni. Nei prossimi pezzi parleremo dell’evoluzione camorristica avutasi grazie ai rapporti con il Clan dei marsigliesi e dei legami nati alla fine degli anni ’60 intorno al contrabbando di sigarette. Tratteremo il cambiamento dei personaggi della malavita da Guappo vecchio stile, tipo Antonio Spavone, passando per gli esponenti della camorra verticistica di Cutolo anni ’80, per finire analizzando le mire imprenditoriali dei Casalesi a cavallo dei due millenni. In questa fase di rivisitazioni romanzate dovute alle fiction, forse è giunto il momento di ricordare le vere origini e le vere storie di tutti gli uomini che grazie alla loro sete di potere e alla loro brutalità, sono riusciti (insieme ad una parte di politica corrotta) a rallentare la crescita del popolo partenopeo ricco di storia e di cultura.

Marco Manna