Ecco perché odio Napoli, la mia città banale esibisionista

L'ossessione del pianoforte...

Ecco perché odio Napoli, la mia città banale esibisionista

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Nu pianefforte ‘e notte
sona luntanamente,
e ‘a museca se sente
pe ll’aria suspirà.

Perché amo la mia città? La amo perché mi emoziona. Ed è un’emozione perenne che si rinnova e si alimenta costantemente. Fermarsi a pensare, guardandola, è sempre come fare l’amore per la prima volta con il cuore che batte e quella sensazione interiore di trovarsi come inadeguato davanti al precipizio di cotanta bellezza. A volte è la mia città a guardare me.

Amo la mia città perché è casa mia: con i suoi quartieri che salgono e scendono che conosco a memoria come corridoi di casa. Perché qualche piazza è la mia sala da pranzo, un’altra il salotto. Il lungomare è stato qualche volta un letto su cui sognare.

Amo la mia città perché si parla la mia lingua, mi inteneriscono i suoi volti a volte sfatti, appesantiti dalle ombre della vita. Amo la mia città perché nel conformismo delle mode resiste e resta riconoscibile. Al massimo concede di adeguarsi in qualche forma, senza mai perdere la sua essenza.

Amo la mia città perché una mattina alla Villa Comunale, al Caffè Napoli, si incontrarono Salvatore Di Giacomo, il direttore del Corriere del Mattino Martino Cafiero e il musicista Mario Costa. Nacque più o meno da lì LA CANZONE come oggi la conosciamo. Perché a Marechiaro ci sta ancora una finestra e poi i vicoli delle “spingule francese”. Perché a Marzo ancora piove e n’atu ppoco stracqua. Perché quel napoletano, magari un po’ cambiato, resta sempre patrimonio di questa città. Amo la mia città anche se a piazza Municipio non c’è più la birreria “Strasburgo” che Don Salvatore amava frequentare e forse c’è un’altra aria, il Vesuvio non ha più il pennacchio e il colera pare non ritorni più.
Ma le storie, la storia, le voci, la poesia, la vita, il bene il male, il profumo di certe sere è ancora qua. E come è bello certe volte, camminando, pensare che su certi basoli dove ci metto i piedi ci hanno camminato piedi più illustri. Com’è bello sentire gli odori della storia e delle storie che mi hanno preceduto. Perché in fondo io per la mia città non mi limito solo a camminarci, ogni volta faccio a mente un viaggio nel tempo.

Ecco, per questo e altro amo la mia città. Amo assai meno, a volte, la Napoli di oggi dei social network. Quella della banale e ossessiva moda del “Succede solo a Napoli”, “Solo a Napoli”, “Nessuno come a Napoli”. E’ un’omologazione sentimentale che anziché accrescere, diminuisce, quasi annienta la reale unicità che vive alle nostre latitudini. Ne è un ultimo esempio la consuetudine di postare entusiasticamente dei video con le performance (spesso scadenti) da Piazza Garibaldi con il pianoforte della stazione. E, forse, in questa sfrenata esibizione delle proprie doti Napoli si mostra come quei calciatori di talento che pensano ad esibirsi in “No look”, “tunnel” e “flip-flap” senza mai segnare un gol. E invece si potrebbe lottare per vincere il campionato.

Nu pianefforte ‘ e notte suonava lontanamente.

Ll’anema mia surtanto
rummane a sta fenesta.
Aspetta ancora. E resta,
‘ncantannese, a pensà.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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