Per tutta ‘sta Marina…

Per tutta ‘sta Marina…

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Se per mestiere faccio il fotografo e il docente di fotografia, per necessità, ma anche per un masochistico piacere mi muovo moltissimo in auto; oggi lascio la parola all’automobilista in me
Quando la scorsa estate venne annunciato, in maniera abbastanza enfatica ma senza troppa convinzione, che a settembre sarebbero iniziati i lavori di risistemazione di via Marina, la principale arteria di collegamento tra il centro di Napoli e i sobborghi meridionali, nonché uno dei punti privilegiati di accesso alla rete autostradale, piuttosto che esultare mi arrabbiai. Avrei dovuto esultare, visto che buona parte dell’arteria, da San Giovanni a Teduccio fino all’incrocio con corso Garibaldi è in uno stato di manutenzione che definire inaccettabile è un pietoso eufemismo: in un tratto di 3 km che in realtà assume vari nomi, prima via Ponte dei Francesi, poi Ponte dei Granili, via Reggia di Portici, Via Alessandro Volta e infine via Amerigo Vespucci, in una congerie toponomastica che la dice lunga su come viene tenuta in considerazione questa strada, il traffico veicolare pesante di TIR portatori soprattutto di container per i vari depositi, che si susseguono in quel tratto, ha causato uno sconquasso infinito. Sconquasso accentuato dalla ostinazione a conservare una pavimentazione “d’epoca” fatta di sanpietrini che hanno avuto negli anni più che altro il merito di attentare all’incolumità dei veicoli che transitano in loco.

Se non ho esultato alla notizia è stato principalmente lo sconforto al pensiero che un lavoro che si poteva effettuare nel mese di agosto, con una quantità di transiti decisamente inferiore, era stato programmato per un periodo caratterizzato da un traffico “normale” (traffico e normale, parlando di Napoli, sono due termini che si escludono reciprocamente, ma datemela per buona…). La cosa ironica è stata che poi, una volta giunto settembre, e la data fatidica di inizio lavori, tutto questo non è avvenuto, la strada proseguiva nella sua imperturbata intransitabilità fatta di avvallamenti e basoli staccati, buche e allagamenti in caso di pioggia.

Pensavo al solito buco nell’acqua finché non ho scoperto, ieri, che i lavori sono in effetti cominciati, con due mesi di ritardo e nella seconda metà di novembre, in quello che l’amministrazione dovrebbe sapere è il periodo di maggiore affluenza di turisti “presepiali”. Per chi non lo sapesse, la data tradizionale per la preparazione dell’albero di Natale e per il Presepe è il giorno dell’Immacolata, ovvero l’8 dicembre. Le settimane precedenti vedono il Centro Antico di Napoli progressivamente invaso da turisti che si riversano sulla città in pullman, provenienti da vari luoghi del centro e sud Italia, in un’orgia da girone infernale che rende i decumani, via dei Tribunali e Spaccanapoli, un luogo off limits se semplicemente uno deve svolgere le proprie faccende, rischiando altrimenti di restare imbottigliato tra le orde di molisani e lucani, calabresi e laziali giunti nella metropoli campana per l’acquisto del pezzo natalizio da associare a una pizza e a una sfogliatella o a un mustacciuolo. Ovviamente tutti costoro giungono da fuori provincia e regione in pullman transitando per via Marina, e non oso immaginare cosa accadrà i prossimi sabati e domeniche… Sarebbe stato tanto tragico posticipare i lavori a dopo le feste, evitando il mese di massima affluenza da fuori città? Spero che operino con la stessa celerità (magari non la stessa approssimazione) con cui hanno sistemato tratti di strada come calata Capodichino in occasione della visita in città del Papa. Non oso immaginare con quale tempismo l’amministrazione comunale affronterà le altre opere da compiere per rendere Napoli una città “normale”, ma almeno questa volta voglio guardare il bicchiere mezzo pieno, e sperare che una volta sistemata via Marina dovrò più rassegnarmi a spendere 80 euro almeno una volta ogni sei mesi, quando becco una buca appena formatasi e non ancora coperta da… una macchina dei vigili, che immagino siano molto contenti di fare da tappabuchi.


Gianfranco Irlanda

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