Rafa Benitez: e se fosse stato più importante di quanto pensiamo?

Rafa Benitez: e se fosse stato più importante di quanto pensiamo?

0 249

Mò premesso che io sono stato un Sarrista della prima ora già da quando si è iniziato ad accostare il nome dell’allenatore toscano al Napoli avendo amato alla follia il suo Empoli, e di conseguenza non sono un nostalgico di Rafa, penso che l’articolo di Valentino esprima una posizione condivisibile ma che dimentica o sottovaluta i grandi meriti di Benitez a Napoli. Vero, lo spagnolo era un allenatore presuntuoso, integralista e fottutamente sicuro di sè al punto di non cambiare neanche quando il buonsenso spingeva a farlo; però, e questo lo dico senza tema di smentite, l’attuale macchina da guerra plasmata da Sarri non esisterebbe senza Rafa.

Ok, a parte un paio di innesti buoni ma non certo fenomeni il Napoli di oggi a livello di materiale umano è sostanzialmente la stessa squadra che con Rafa prendeva valanghe di gol. Ma questo non significa che, senza togliere nessun merito a Sarri per la sua bravura di tecnico, il toscano sta di fatto tirando fuori il meglio da un gruppo che Rafa ha costruito? Pensateci. Tutti i giocatori di profilo internazionale a parte Hamsik (Higuaìn, Reina, Callejon, Albiol, Ghoulam) li ha portati lui e non prendiamoci in giro, non sarebbero venuti a Napoli se la liquidità disponibile non fosse stata affiancata dal nome e dalla credibilità del nome Benitez. Koulibaly, che chi ha vissuto in Alaska gli ultimi due mesi potrebbe non riconoscere per quanto è diventato dominante in difesa, è un talento scoperto e portato a Napoli da Rafa. Jorginho Rafa avrà rischiato di bruciarlo con il suo fottuto doble pivote, ma l’ha comunque preso lui. David Lopez lo conosceva solo lui, non è Xabi Alonso ma si è visto quanto Sarri lo tenga in considerazione come primo cambio a centrocampo. Insigne l’ha fatto diventare lui quello che è adesso (insieme a Zeman) con le corse difensive per cui l’abbiamo maledetto per due stagioni. Mertens è roba sua. Di Rafa si dice che conosca tutti i giocatori del mondo; ha dimostrato di non essere abbastanza flessibile da tirare poi fuori il meglio da loro, ma i suoi meriti nella costruzione di questa rosa sono innegabili ed enormi.

Per quanto riguarda i meriti sportivi, sono pronto ad affermare che, in attesa che Sarri dia continuità a quello che ha fatto in questo primo quarto di stagione, Rafa anche nel suo integralismo è stato il miglior allenatore della gestione De Laurentiis, anni luce avanti agli altri: ha cambiato il paradigma del gioco del Napoli, passando dal catenaccio e contropiede all’italiana di Reja e Mazzarri a un gioco forse poco funzionale alle caratteristiche dei giocatori ma più moderno, più votato all’attacco, sul quale è bastato costruire un sistema di pressing sensato e mettere tutti nelle loro posizioni naturali (cose solo apparentemente facili, ma sempre meglio che costruire sul nulla) per dare alla squadra solidità difensiva e dominio del campo senza perdere potenza offensiva. Il gioco di Rafa aveva vari difetti strutturali che conosciamo tutti ma non si può dire che non ci abbia fatto divertire. E peraltro così en passant ha vinto una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana (in una partita mozzafiato contro una delle Juventus più forti di sempre) e diverse imprese contro altre big del campionato, oltre a farci giocare alla pari contro Borussia Dortmund e Arsenal nel girone di Champions che Valentino stesso citava, dando al Napoli un profilo internazionale e uno status di “grande” che mancava da parecchio a queste latitudini. In sostanza bravissimo Sarri, ma chi c’era prima gli ha fatto trovare terreno fertile per le sue idee.

Per il resto, è vero che gli allenatori passano e la maglia rimane, è vero che il ciclo di Rafa era certamente concluso e aveva assolutamente perso le briglie della squadra, e Sarri ha tutto ciò che serve per fare ancora meglio; ma essere “rafaelita” non significava altro che sostenere l’allenatore che ha riportato il Napoli alla dimensione che il suo pubblico merita e che storicamente non ha avuto poi tanto spesso.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it