Una semplice parola può aprirci un mondo, farci volare in un spazio ampio, dilatando il tempo, l’orizzonte e l’immaginazione. Una singola parola può raccontarci una, cento, mille storie, che all’apparenza ci sembrano distanti, ma che ci riguardano, sono parte di ciò che siamo. Vogliamo provare?

In questa epoca di “grandi migrazioni” e “invasioni barbariche” c’è chi ancora sostiene che “Napoli is not Italy”.

Noi, nonostante l’ Unità, l’emigrazione e l’apporto generoso e prolifico al progresso socio-economico e socio-culturale dell’Italia siamo considerati, da un gruppo di imbecilli,i quali però siedono stabilmente in parlamento, sempre e solo terroni e i gli altri “terroni” idioti a loro volta ci considerano “napoletani” in senso non certo amichevole.

Basta una parola, una, non certo per far ricredere (certa gente incarna la banalità del male, è stupida e tale vuole rimanere) quantomeno smetire postulati e stronzate xenofobe e razziste, la parole è : Tano.

La parola Tano, non è una parola napoletana e nemmeno una parola italiana. Tano è una parola Argentina, usata anche in Cile e Urugay. Il legame tra Napoli e il Sudamerica è ben più antico delle finte di Maradona, le scorribande di Sivori, e i goal del Pipita.

Tano deriva dallo spagnolo napolitano e significa Italiano.

Per gli argentini napoletano e italiano sono la stessa cosa, non esiste italiano senza napoletano, non esiste italia senza Napoli.

Il termine Tano, come dicevamo è una parola che ci apre un mondo lontano, il Nuovo Mondo del Sud è l’essenza della storia dell’emigrazione italiana verso l’America.

Verso la fine del 800′ e gli inizi del 900′ milioni di italiani spinti dalla fame, dalle necessità economiche e dalla guerra emigrarono verso un destino migliore, questo destino si chiamava Argentina.

Inizialmente i primi immigrati italiani in Argentina erano chiamati Bachicha, dal cognome Battista diffuso nella città di Genova, porto principale dal quale partivano i primi emigranti del Nord Italia (tra loro c’erano probabilemte i nonni e bisnonni dei turgidi in camicia verde). Dal primo dopoguerra in poi, agli amici del Nord, si aggiunsero l’emigranti dell’ Italia meriodinale, i quali si imbarcavano dal porto di Napoli. Tra di essi oltre alla stragrande maggioranza di napoletani e campani, c’erano: calabresi, molisani, siciliani pugliesi e lucani.

Una volta giunti al porto Buenos Aires gli emigranti venivano accolti all’ Hotel de Inmigrantes, un enorme edificio, una specie di Albergo dei Poveri,  nel quale gli immigrati erano identificati e dove ricevevano i primi documenti. Altro che centro C.I.E. di Lampedusa, un servizio efficiente in un  paese che oggi consideriamo secondo mondo, svolto più di cento anni fa.

Alle prime domande da parte dei funzionari governativi argentini, circa la loro provenienza, gli immigrati rispondevano spesso: Napulitano.

Il termine indicava sia i nostri concittadini, sia tutti quelli imbarcati a Napoli.

Successivamente per abbreviare la trascrizione della parola gli impiegati dell’ Hotel fecerono l’aferesi (l’eliminazione della prima o delle prime sillebe di una parola) trasformanto la parola da napulitano in Tano.

Il resto è storia. Gli italiani e i napoletani entrarono a far parte in maniera massiccia e consistente nella società e nella cultura argentina, ma anche uruguagia e cilena.  Basti pensare che sull’attuale popolazione di cira 42 milioni si stima che circa 27 milioni di abitanti siano di origine italiana. Per fare alcuni esempi sportivi, in Cile esiste una squadra di calcio della Primera Division nata nel 1910, l’ Audax Italiano la Florida, il cui sito ufficiale è www.lostanos.cl, ossia i Tani, i napoletani, gli italiani. La squadra più importante di Buonos Aires (ci prendiamo la responsabilità di parteggiare), il Boca, fu fondata da italiani tra cui alcuni di essi erano di origine lucana, il soprannome della squadra è Xeneises, i genovesi (il quartiere Boca era abitato da molti immigrati liguri).

Come dicevamo gli italiani in Sudamerica non hanno solo fatto fortuna, ma hanno introdotto arti, costumi, stili di vita, letterutura, poesia, cinema e tradizioni popolari. Basti pensara alla cucina: esistono centinaia di ricette nate in quegli anni, le quali si sono mescolate con quelle spagnole e le argentine già presenti, creando la cucina “criolla” ossia creola, meticcia. Una su tutte è la milanesa alla napolitana, o semplicemente la Napolitana: Una cotoletta alla milanse con pomodoro e mozzarella e basilico.

Per quel che mi riguarda, la lingua, vi accenno solo (il resto ve lo racconteremo poi) che nacque una vera e propria lingua parallela allo spagnolo ufficiale, il Cocoliche, che era lingua parlata dagli argentini di origine italiana.

Di quante cose siamo stati capaci noi italiani nel mondo vero? Pensare che un popolo, quello italiano, che tanto ha dato e ricevuto dal continente meraviglioso detto il Sud America, sia identificato con il nostro, quello napoletano deve renderci molto fieri. Alla faccia di questi miserabili secessionisti, razzisti e neonazisti, pagnottisti e bifolchi in camicia verde, nera o in abito da “signori”,  che coprono di sterco, vergogna e infamia, il nostro Paese.

Viva los Tanos, alla faccia chiavica vosta.

Gennaro Prezioso.

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