Il pop italiano e la Russia: amori inspiegabili?

Il pop italiano e la Russia: amori inspiegabili?

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Al Bano e Romina durante il concerto della propria reunion a Mosca, ottobre 2013 (immagine tratta da youtube)

Chiunque abbia avuto modo di visitare i paesi dell’Europa orientale o di conoscerne usi, costumi e cittadini, è a conoscenza dello sconfinato amore di molti verso un certo tipo di musica italiana degli anni Ottanta. Parliamo di quell’estate di San Martino ormai pluridecennale che vivono in Russia voci come Al Bano, Pupo (no, Pupo noooo, Pupo noooo, come cantava Tony Tammaro, eppure qua sì), Toto Cutugno, Ricchi e Poveri, persino una Sabrina Salerno ormai scomparsa dai radar italiani ma ben presente sui palcoscenici moscoviti. Questa passione è irrazionale, come spesso lo sono le vere attrazioni, ma alle volte inquieta il vedere sui manifesti della metropoli russa facce che ti fanno pensare alla Notte dei morti viventi, più che a un concerto. Poi ci sono stati gli auguri di Toto Cutugno, Pupo (in un russo improbabile) e di un Al Bano versione Marilyn Monroe a Putin, ennesima dimostrazione di riconoscenza verso il successo regalato dai russi a questi cantanti (ca po’, scusate, nun era meglio Marilyn? Cioè secondo me ‘e mericane ‘ncopp ‘a stu fatto vincono loro).

Dunque, qui c’è una sorta di cimitero degli elefanti per le dimenticate stelle della musica italica? Non esattamente, anche perché i biglietti costano, e i concerti vengono organizzati in strutture e stadi coperti, come l’Olimpijskij, dove hanno suonato, tra gli altri, i Metallica e i Black Sabbath, ma le star dei ruggenti e arrugginiti anni Ottanta italiani non hanno problemi a riempire anche la più grande platea, con veri e propri fedelissimi. D’altronde, non a caso, Al Bano ha scelto Mosca (complice un assegno di svariate centinaia di migliaia di euro) per sancire la reunion con Romina ormai due anni fa…

Il più amato e desiderato però resta solo uno: Adriano Celentano. Il molleggiato qui è considerato anche un attore di rilievo (cosa alquanto discutibile, ma vabbuò) e alcune sue canzoni, come Confessa, sono hit ancora oggi di grande successo (tipo ieri in un sottopassaggio nel centro, c’era una ragazza che la cantava). Nel 1987 la visita di Celentano (che per l’occasione volò a Mosca, caso più unico che raro, avendo la fobia degli aerei) nell’allora Unione Sovietica fu un successo senza precedenti, riuscendo a piazzare anche uno dei suoi flop cinematografici più clamorosi, il giustamente dimenticato Joan Lui. Invece un piccolo grande capolavoro è il documentario Italiani veri, girato da Marco Raffaini e Giuni Ligabue da queste parti, che racconta il perché del successo (immeritato, forse; esagerato, di certo) del pop nostrano.

Tutto questo per dirvi che un’altra voce italiana, anzi “la migliore voce d’Italia”, come è pubblicizzata qui sui manifesti, si esibirà a Mosca il 6 novembre: Gigi D’Alessio. E però non andrò, perché Gigi ormai è lontano da quel pubblico, tamarro quanto si vorrà, ma genuino e alla base del suo successo negli anni Novanta: chi di voi non ha mai sentito nei vicoli e nei palazzi “Annarè”, “Fotomodelle un po’ povere”, “30 canzoni”? Il Gigi di mo’, con le sue canzuncelle un po’ sgrammaticate e molto mielose, è nu poco ‘nu pezzotto. Pecché nuje, a dummeneca, magnamme semp’ ‘e tre, e la neve ad agosto s’a po’ pure tenè.

Giovanni Savino

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