Rugby e pugilato, quello che colpisce è il rispetto

Rugby e pugilato, quello che colpisce è il rispetto

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Foto Flikr di Kerrie_

Con la fine dell’estate si ricomincia a riprendere il vecchio tram tram quotidiano, per chi ha figli è ancora più caotico : Scuola, libri, corsi e tutto quello che gravita attorno al mondo dell’educazione.
Dopo aer assolto a tutte queste incombenze scolastiche, non resta che pensare allo sport che dovranno fare i ragazzi per il nuovo anno.

Oggi dopo tanto tempo ho capito, anzi no, loro da soli hanno capito quale sport intraprendere, e questa loro capacità di scelta mi ha reso ancora più fiero , nonostante le mie aspettative calcistiche.
Come tutti i Papà fino a quando i bambini non compiessero i 6 anni ho sempre pensato di avere in casa il nuovo Maradona, per questo appena possibile ho iscritto entrambi alla scuola calcio, dopo qualche mese di allenamento la realtà era ben diversa dai miei sogni, mio figlio non sarebbe stato il nuovo Diego, e quasi certamente nemmeno il nuovo Calderon.

Poco male, l’importante è che loro si divertissero e che cominciassero a capire cosa significa il lavoro di squadra, nei mesi successivi mi dovetti scontrare con l’amara verità, non avrebbero nemmeno imparato il piacere di appartenere ad un gruppo.
Con il passare del tempo cominciarono a formarsi due squadre: A-B, nella prima giocavano i fenomeni mentre nella seconda, tutti quelli che non erano dotati calcisticamente, queste divisioni continuavano negli allenamenti e soprattutto tra i genitori, si perché se il giocatore di categoria b avesse sbagliato un passaggio oppure fosse stato il colpevole di qualche azione a sfavore, i genitori del gruppo A avrebbero cominciato ad inveire contro il mister.
Questo clima non poteva essere costruttivo, in questo modo non ci sarebbe mai stata la possibilità di impartire ai ragazzi i concetti e i valori che lo sport deve veicolare.

Dopo qualche mese e diverse centinaia di euro buttati, sia io che i Boys ci rendemmo conto dell’errore.
L’anno dopo spinsi mio figlio ad allenarsi nella mia vecchia palestra di pugilato, dove davvero avevo appreso valori come il rispetto dell’avversario, l’educazione nei confronti dei tuoi amici di corso, e la gioia di sentirsi tutti uguali, indifferentemente dal palmares personali, in quel luogo era una cosa normale vedere un campione europeo di pugilato allenarsi con uno alle prime armi e, il nostro maestro nonostante i titoli lo trattava come tutti gli altri.
Dopo due anni di allenamento mio figlio decise di cambiare un’altra volta , voleva provare a fare uno sport di squadra e in piena autonomia decise di giocare a Rugby, questo sport negli ultimi tre anni è riuscito a cambiarlo molto, adesso non vede più l’antagonista come avversario, ma piuttosto come parte importante del gioco, la cosa che mi rimase impressa durante la prima partita, fu quando il coach rispose ai ragazzi che gli chiedevano contro quale squadra dovessero giocare, lui molto pacatamente gli disse : “ Noi non giochiamo contro nessuno, noi giochiamo insieme agli altri “
In questo esodo sportivo abbiamo imparato tante cose : ci sono quelli che lo sport lo vedono solo come risorsa economica, poi ci sono quelli che lo interpretano come risorsa sociale.
Nelle nostre città sappiamo tutti come sia difficile per un giovane ad emergere, soprattutto se sei nato in un quartiere degradato, magari con una famiglia a rischio, per questo non capisco come mai le istituzioni noi diano il giusto sostegno a sport cosi detti minori che, potrebbero davvero dare una grossa mano a quella tanto agognata rivoluzione culturale, alla quale tutti noi speriamo.

Marco Manna