Albania Serbia – Non una semplice partita

Albania Serbia – Non una semplice partita

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Stasera ripartono le qualificazioni europee, alle 19-45 ora locale nello stadio di Tirana “Elbasan” andrà di scena il ritorno della partita Albania- Serbia.
Mi dispiace per voi ma con questo articolo non vi parlerò di pronostici utili per la vostra bolletta Europea.
Quella di stasera è una partita da alto rischio, esattamente un anno fa, nella capitale Serba si gioccava la partita di andata, dove il calcio si trasformò nell’ennesimo pretesto per far scoppiare delle tensioni tra le due tifoserie: Gli albanesi fecero atterrare sul campo un drone con la bandiera della propria nazione dove veniva incluso anche il Kossovo, il gentiluomo che mise in scena questa operazione, venne arrestato a Tirana poco tempo dopo con in macchina diverse pistole e alcuni biglietti della partita.

Notizie di oggi ci dicono che il pullman Serbo che accompagnava la squadra dall’aeroporto all’albergo è stato preso di mira da una sassaiola, che ha distrutto qualche vetro del bus.

Da come avete capito quella di stasera è un qualcosa che va al di la del calcio e dei valori che dovrebbe trasmettere, negli ultimi trent’anni nei Balcani lo sport e la politica si sono incrociati diverse volte, basti pensare che il capo ultrà della Stella Rossa di Belgrado: Željko Ražnatović, più conosciuto come Arkan la Tigre dei Balcani, durante le guerre degli anni 90 era il capo indiscusso delle milizie paramilitari Jugoslave impegnate nella pulizia etnica in giro tra le nazioni secessioniste.

Spiegare in poche righe un astio che dura da almeno 70 anni non è cosa semplice, perché tutto ha inizio con la fine della seconda guerra mondiale, quando L’Albania fu costretta a subire il totalitarismo di un regime spietato e senza scrupoli, in quel tempo nella Repubblica federale Jugoslava un altro dittatore “Il Maresciallo Tito “ alla violenza alternava la possibilità a chi non era d’accordo con il suo regime, di andare via dal nuovo stato federale.

Questa scelta per molti Albanesi era una possibilità di libertà, infatti molti cominciarono a scappare dalla propria nazione per andare in Jugoslavia, da dove poter approdare in altre nazioni, la maggior parte si fermarono nella regione del Kosovo, diventando manodopera a basso costo per l’industria nazionale, fino a che Tito rimase in vita, riuscì a mantenere con la violenza tutti i dissapori nati tra i locali e gli immigrati.
Dopo la sua morte e con l’avvento di Milosevic scoppio la guerra che tutti noi conosciamo.

Stasera ci potrebbe essere qualche colpo di scena, perché giustamente i giocatori Serbi annunciano che se non sarà garantita la loro sicurezza potrebbero scegliere di non scendere in campo, per la cronaca sportiva il match e di vitale importanza per gli Albanesi che vincendo questa partita potrebbero centrare una storica qualificazione.

In tutta questa faccenda, il mio pensiero è rivolto a 70 ragazzi Serbi che fanno parte di un programma di studio bilaterale per favorire i rapporti tra le due nazioni, nel caso il match fosse annullato oppure scoppiassero dei tumulti come l’andata, questi ragazzi vedrebbero i loro sacrifici vanificati dall’egoismo di chi in nessun modo vuole trovare una situazione pacifica a vecchi dissapori oramai datati.

Per questo speriamo che almeno in questa occasione a vincere sia lo sport e la voglia di quella maggioranza Albanese e Serba che dopo tanti anni di guerre cerca con tutto il cuore di trovare un agognata pace tra le due parti.

Marco Manna