Vierno?!?

Vierno?!?

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L'autore durante l'inverno del 2013

Dal nostro inviato a Mosca:

Gli anni passano, le stagioni si susseguono senza posa, ma ogni volta è sempre la stessa sensazione, quando esci dalla metro in una sera d’ottobre: “ne’, ma che è stu (s****** e) fridd?”. Negli ultimi anni, la prima nevicata si è sempre più anticipata: se lo scorso anno Mosca si è trovata imbiancata il 17 ottobre, i primi fiocchi ora dovrebbero posarsi venerdì 9 ottobre. Una tragedia. Sì, perché l’imprevedibilità del tempo crea non pochi problemi: traffico impazzito (e la città non è esattamente un esempio di viabilità scorrevole), nemmeno il tempo di portare i cappotti in lavanderia, o anche di poter mettere subito in moto i riscaldamenti.

Non bisogna pensare a Mosca come a una città dall’inverno troppo rigido, in realtà per le medie russe non è tanto fredda. Il vero problema è l’incessante oscillazione delle temperature, e l’assenza del sole per giorni interi: ad esempio, Ulan-Ude, nel profondo della Siberia, ha ben 2400 e passa ore di sole, nonostante il termometro vada spesso sotto i -30. La mancanza di sole, l’umidità, lo smog, creano non pochi problemi: nasi appilati, catarri micidiali, tossi nefaste… ‘nu lazzaretto, più che una città.

Poi gli sbalzi si presentano anche per i riscaldamenti messi a palla nei trasporti pubblici: esci di casa modello omino della Michelin, entri in metro o in autobus, soprattutto all’ora di punta quando ci sono migliaia di poveri cristi che comme a te vanno a faticà, ed è come fare la sauna co ‘o cappiell ‘e lana, e quando ti liberi dal groviglio di corpi…il gelido vento ti accarezza la faccia e raffredda il sudore, così sei pronto per la broncopolmonite. Il vestirsi a cipolla (o a cavolo, come preferiscono dire i russi) è fondamentale, ma anche avere tempistiche da spogliarellista può aiutare a salvare la pelle, salvo ricordarsi in che ordine stavi vestito.

“Vierno, che friddo int’a ‘stu core…” diceva un successo napoletano del dopoguerra. E a vedere le facce smunte, gli occhiali appannate, e le jastemme che meno quando vedo i 0 di Mosca e i 22 di Napoli, at che fridd!

Giovanni Savino

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