Isis, ‘a Russia e ‘o malamente

Isis, ‘a Russia e ‘o malamente

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Un'immagine dell'attacco su Homs, dal sito del Ministero della difesa russo

Dal nostro inviato a Mosca:

A un giorno esatto dal primo attacco aereo russo alle postazioni islamiste in Siria, sembrerebbe ovvio non scrivere d’altro, e di certo ci sono molti elementi interessanti, spesso sfuggiti all’attenzione di chi legge in Europa occidentale. La Russia è il paese con più musulmani in Europa, circa 20 milioni, e l’Islam è una delle religioni tradizionali, con popolazioni come i tatari o le varie nazionalità caucasiche che professano la fede nel Profeta da secoli: le fotografie e i “meme” su Mosca senza moschee sono una minchiata sesquipedale, solo qualche giorno fa è stata inaugurata dal presidente la riammodernata moschea, aperta ben 111 anni fa. E nonostante il razzismo, purtroppo spesso diffuso in vari settori della popolazione “russa” (poi sulla “purezza del sangue”, da studioso di nazionalità, m’è semp venuta ‘a risa qua: tatari, polacchi, tedeschi… matrimoni misti… o sui “valori cristiani”, ma è n’ata storia), l’Islam, come anche il buddismo, è presente in regioni importanti, furono i cosacchi calmucchi ad arrivare a Parigi currenn appriess a Napulione dopo che quest’ultimo s’era permesso di arrivare a Mosca, dove successe ca s’erano appicciati, per dirla con le parole di un popolare video torrese.

La decisione di attaccare l’ISIS è maturata da tempo, anche per via dell’appoggio ad Assad dato da Putin, che però va inquadrato nella storia delle relazioni di Mosca con il Medio Oriente: ‘o pate ‘e Bashar, Hafez, era un alleato dell’URSS. Poi c’è da dire come da mesi l’ISIS abbia iniziato, tramite i ceceni, a reclutare tra gli ipersfruttati immigrati dei paesi centrasiatici, notizia taciuta dalla disattenta (è un eufemismo, ma maleparole non si possono usare) stampa italica, ma portata alla luce da vari media russi: d’altronde, distrutti dalle condizioni di lavoro, trattati manco la chiavica da visioni che poco o nulla hanno da invidiare a Salvini, e poi chi va a servire il Califfato piglia dai cinquemila ai quindicimila dollari, somma che passa a cinquantamila se va con tutta la famiglia.

Mo’, cominciati gli attacchi, pare concordati tra Putin e Obama, sono però iniziate anche le prime jacuvelle, del tipo sceneggiata:

Washington “Omm ‘e niente, ma tu avive ditto ca’ bumbardave l’ISIS?”

Mosca “Ma che ne sacc, chille so’ tutte tale e quale, barbon e cchiù, barbon e men…”

E anche le scene del tipo “t’aggia mannat a New York pecché t’aviva ‘mparà e aviva trattà”, insomma, ‘a verità è una: le sicurezze della cara vecchia Guerra Fredda sono finite, con i due blocchi (anche lì, con molte intersezioni e distinguo) e alcune coordinate. Ora è il casino totale, come se fosse un continuo “schiaffo del soldato” in giacca e cravatta. Ma la cosa tristemente divertente è vedere quelli che sono gli analisti da tastiera o, come li chiamano qua da divano: quelli che sono per Putin mo’ tengono il Cremlino che prova a promuovere un’operazione assieme agli odiati yankees; i fan a stelle e strisce invece c’hanno Kerry e Obama che aprono a Mosca… Probabilmente gli unici in questa sporca faccenda ad aver mantenuto una propria coerenza e una propria resistenza sono i curdi di Kobane, soli e contrastati da tutti.

Intanto, opere millenarie vengono distrutte, intere vite eliminate da bombe e tagliagole, famiglie in fuga e strumentalizzate da squallidi razzisti e demagoghi… Non è che l’apocalisse è già oggi?

Giovanni Savino

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