Via Pino Daniele…ma allora è vero?

Via Pino Daniele…ma allora è vero?

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Zona Santa Chiara, un pomeriggio d’autunno. Cammino di fretta per i vicoli stretti, quei vicoli dove la luce non passa nemmeno a mezzogiorno, sotto file di panni stesi, in mezzo ai ragazzini che giocano a pallone nella piazza. Giro l’angolo che porta a Santa Maria La Nova, alzo lo sguardo, di colpo mi blocco.
E leggo ad alta voce: “Via Pino Daniele… Come sarebbe a dire via Pino Daniele? Che vò dicere? Chi è c’a vuluto fa ‘stu brutto scherzo?”
“Signò, vò dicere ca Pinuccio nuost’ nun ce sta cchiù…”
La voce alle mie spalle è del barista che sta sulla porta del locale proprio lì davanti.
“Ma allora è overo… Nun mo’ so’ sunnato. Io non ci avevo creduto, non ci avevo voluto credere.
Mi dicevo, sono le solite bufale, vedrai che uno di questi giorni lo vediamo in televisione e finisce tutta questa messa in scena. Sicuramente sarà stata un’idea della sua casa discografica. Ma come, cu’ tanta gente infame che ci sta, proprio Pino Daniele doveva morire? No, non è possibile! Ma faciteme ‘o piacere!
E poi mi ripetevo, la senti la sua musica? Sta sempre ovunque! Nelle case della gente, nei locali, nelle strade, come se non fosse successo niente, come se stesse sempre insieme a noi, ma ti pare che se era morto non ce ne accorgevamo? No, non è possibile, je nun ce credo.”
E invece quella targa di marmo che hanno messo in alto in un vicolo buio, stretto e anonimo, da oggi un nome ce l’ha, ed è il tuo.
E vederla è uno schiaffo in faccia, che ti fa scendere un lacrima in silenzio. E ti lascia senza parole.
Si poteva scegliere una delle piazze più belle e grandi di Napoli, piazza del Plebiscito per esempio, che tanto quasi nessuno sa che d’è stu Plebiscito, mentre tutti i napoletani sanno bene chi è Pino Daniele e sarebbero stati felici e orgogliosi della scelta.
Una piazza gigantesca, famosa, sempre sotto i riflettori, proprio come sei stato tu, e per tutti noi che abbiamo amato la tua musica sarebbe stata una scelta che ti rendeva onore come meritavi.
Ma forse, a pensarci bene, tu da lassù, sarai più contento che un vicolo sporco e grigio porta il tuo nome, per ricordare da dove sei partito, per non rinnegare che pure tu sei stato un lazzaro felice proprio come quegli scugnizzi che giocano nella piazza là vicino.
Per dire che Napoli è ancora oggi vicoli, miseria, degrado, disperazione, ma che proprio da quella sofferenza possono nascere grandi uomini, grandi artisti, capaci di trasformarla in musica, versi, energia, gioia di vivere.
Ha scritto un grande poeta, pure lui nato in una città di mare: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.
E allora è più giusto ricordare non Pino Daniele la star internazionale, ma il figlio di Napoli che ha dato voce a chi non ce l’ha e che ha incarnato quella Napoli ribelle che non si arrende davanti alle difficoltà e che può farcela a realizzare il suo sogno di un futuro migliore.
Vuol dire che ci penseremo noi napoletani a trasformare via Pino Daniele in un vicolo di “mille culure”.
Statte buono guagliò!