Il traffico a Mosca, un flagello divino

Il traffico a Mosca, un flagello divino

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Nella quotidianità di ogni moscovita c’è un elemento imponderabile, ingestibile, imprevedibile: il traffico. A meno di non spostarsi a piedi e in metro, gli ingorghi stradali sono una costante della giornata tipo di chi vive nella capitale. Nel 2006 Mosca è risultata la città più trafficata del pianeta, nel 2014 il piazzamento è al quarto posto, ma durante le ore di punta (c’è anche una classifica per questo) risale al secondo posto.

Tenere la macchina qua equivale condannarsi all’esaurimento, e infatti, dopo aver passato un’estate a San Pietroburgo venendo al volante dalle nostre terre, quando sono emigrato a Mosca ho proprio levato mano: le code sono qualcosa di apocalittico, l’ingorgo a croce uncinata del tassista di Così parlò Bellavista è ‘na pazziella in confronto al Sadovoe koltso (l’Anello dei giardini, ca po’ ‘e sti giardini poco o niente è rimasto) alle 18:30. Una volta, quando i miei genitori dopo anni di esilio qua si sono decisi ad affrontare i freddi, venendo abbigliati comme a Totò e Peppino a Milano, però acchiapparono ad aprile ‘a primmavera, papà insisté per prendere il taxi: erano le 18:20, alla stazione Paveletskij. Arrivammo a casa alle 20:00, 4 km fatti in stupito silenzio di mammà e papà nel casino totale.

Non è leggenda: c’è gente ca mette a bollere ‘o tè in macchina, così come sono sorti dei servizi per consegnare caffè, dolci e altro mentre si è imbottigliati. Insomma, una trovata geniale, che però si scontra con le restrizioni burocratiche e altre difficoltà locali. Ogni volta che esco e vedo queste file penso sempre a questo affare, anche se vorrei fare un’altra cosa: ‘nu bellu trerrote che vende panzarotti, zeppulelle e pizze fritte. ‘O facimm ‘stu “craudfaunding”? Tanto, in media, un moscovita passa dall’ora e mezza alle tre nel traffico giornalmente: ‘na pizza, ‘na palla ‘e riso, e passa ‘a paura e pure ‘a famme!

Giovanni Savino

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