Dov’è finita l’arte d’arrangiarsi? La risposta dei russi alla crisi

Dov’è finita l’arte d’arrangiarsi? La risposta dei russi alla crisi

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Dal nostro inviato a Mosca:

Tempo di crisi, ormai da un po’, anche nelle Russie, a causa del crollo del prezzo di petrolio e gas. E quando c’è crisi, qui, le reazioni di panico sono sempre al di là di ogni immaginazione. Licenziamenti, tagli dei salari, disperazioni: ma nessun ragionamento serio su come uscire dalle difficoltà e cosa fare.

Si è persa anche la spensieratezza che faceva dire ai russi “ho qualche rublo fino al prossimo stipendio: mo’ me li bevo e po’ verimm”. Il futuro è qualcosa che ha le tinte fosche del petrolio a buon prezzo, e nonostante persino uno sciamano siberiano si sia mosso per portare via il “male”, e la Chiesa ortodossa russa abbia invitato a pregare contro le difficoltà economiche, sembra che la crisi incomba senza scampo.

In questa “estate di San Martino” (qua viene prima, a settembre, so’ fatti accussì) che raggiunge temperature mai viste a luglio ed agosto, quindi si aspetta, come in un memorabile film di Vittorio De Sica, “Il Giudizio Universale”. E però bisognerebbe ricordarsi anche del finale di quel film, che si conclude con un acquazzone e nulla più: basterebbe poco per rimettere in carreggiata l’economia, ma terrore, paura, panico e avotamienti ‘e stommaco.

L’arte di arrangiarsi era qualcosa che, in forme più o meno peculiari, aveva una diffusione non disprezzabile nel territorio imperiale, sovietico e successivamente post: la necessità e la fame aguzzavano l’ingegno, creando anche piccoli grandi capolavori. Un meraviglioso libro, Design del popolo, scritto da Vladimir Archipov e pubblicato in italiano nel 2007, raccoglie 220 oggetti nati dalla fervida fantasia del cittadino sovietico: si va dalla mazza da hockey, costruita con legno di ciliegio e nastro isolante, al castello giocattolo, fatto di scatole, colla e tempera; dallo zerbino di tappi di birra alla cajola per gli aucielli ricavata dalla ruota di un trattore; dalla borsa termica, piena di polistirolo e gommapiuma, allo sturalavandini, creato con il piede di uno sgabello e un pallone tagliato. Archipov racconta così come costruirono in casa l’antenna che vedete in foto, già dopo la caduta dell’URSS e la successiva crisi: “abbiamo costruito questa antenna copiando le dimensioni consigliate sulla rivista Radio. Ma si sa che i risuonatori sono fondamentali: in questo caso per migliorare la ricezione abbiamo usato delle forchette. Penso che funzionasse molto bene e l’effetto si è notato fin dall’inizio. Tutti volevano seguire in particolare modo i programmi da San Pietroburgo. Mia madre teneva le forchette in un armadio: le aveva comprate quando il paese era allo sbando e nei negozi vendevano soltanto quelle. E non erano nemmeno di un materiale di qualità, ma per l’antenna andavano benissimo. Forchette di alluminio, rivetti, asta di alluminio, base di ventilatore, connessione a vite.” [Vladimir Archipov, Design del popolo. 220 invenzioni della Russia post sovietica, traduzione Ada Arduini, Gioia Guerzoni, Milano, Isbn 2007, p. 151]

Arrangiarsi non è un imperativo morale o una sorta di austerità autoimposta, no: è la creatività adattata alla vita quotidiana. Forse, invece di correre a comprare televisori e frigoriferi (come successo quando l’euro ha toccato quota 100 rubli a dicembre 2014),riscoprire queste piccole grandi invenzioni creerebbe meno difficoltà e si potrebbe anche tornare a bere serenamente, cosa che faccio.

Giovanni Savino

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