Intelligenza, umiltà e lavoro: Sarri è il mio allenatore

Intelligenza, umiltà e lavoro: Sarri è il mio allenatore

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Foto dal profilo Facebook della SSC Napoli

Ci sono tanti motivi per cui mi piace Sarri. Perchè è un uomo schietto, perchè dietro quell’aria un po’ provinciale si nasconde uno studioso del Gioco di prim’ordine, perchè credo che il suo Empoli abbia espresso il gioco migliore degli ultimi anni nel calcio italiano, perchè unisce il meglio di tanti allenatori che stimo -il gusto per il gioco offensivo di Benìtez, la verticalità di Conte, il pragmatismo di Mazzarri- senza averne gran parte dei difetti, ma soprattutto perchè lo ritengo un uomo intelligente. E come tutti gli uomini intelligenti sa quando difendere le sue scelte e quando cambiare idea, come farlo, scegliere le tempistiche, il dosaggio.

Quando ho letto la formazione ufficiale della partita di ieri contro il Brugge e ho notato che aveva cambiato modulo, non mi è neanche passato per la testa che l’avesse fatto per placare le polemiche assecondando i dibattiti degli ultimi giorni, spesso stupidi e condotti da gente impreparata. Sarri ha sfruttato una partita “facile” per provare un modulo già testato a inizio ritiro e sulle prime scartato, ma più adatto alle caratteristiche dei giocatori offensivi. Un rischio calcolato, che in un colpo solo accontenta la piazza, offre alla squadra un’utilissima alternativa tattica e spiazza la strategia difensiva avversaria portando tre punti preziosi e la prima vittoria stagionale al San Paolo. Un colpo al cerchio e uno alla botte.

Sulle prestazioni dei singoli c’è poco da dire. Callejon, depotenziato nell’attacco a due, tornato nel suo ruolo ha offerto il meglio del suo repertorio: tagli continui esterno-interno alle spalle del terzino sinistro, tiri a incrociare, assist, intensità difensiva, perfino un blocco prezioso nello schema che ha portato ad uno dei gol di Mertens. Il belga di fronte a una squadra del suo paese ha espresso a sua volta tutte le sue qualità, risultando semplicemente immarcabile per i difensori avversari. Koulibaly, che come ha detto lo stesso Sarri ha dei limiti nella lettura ma fisicamente è bestiale, ha giocato una partita da muro invalicabile, facilitata certo dal livello tecnico non eccelso degli attaccanti e dal buon filtro dei centrocampisti ma assolutamente incoraggiante. Hamsik, faro della manovra, è sempre più cercato dai compagni che sanno di potergli affidare il pallone in qualunque situazione, qualcosa ne farà. E poi finalmente un buon Hysaj, un buon Albiol, un buon Jorginho, con Reina investito dei gradi di capitano, Lopez a fare filtro a centrocampo e un Higuaìn non molto ispirato ma fondamentale per il solo fatto di essere in campo e portarsi via due uomini pure quando va in bagno.

Capiamoci, l’avversario era modesto e il 4-3-3 non è la soluzione ai problemi del Napoli. Non esiste un modulo che garantisca una difesa più solida possibile mantenendo tutta la pericolosità offensiva; peraltro con le ottime prove di Insigne e la partita devastante di Higuaìn contro la Samp e di Gabbiadini contro l’Empoli, è molto difficile che Sarri voglia già abortire il 4-3-1-2: più probabile che sceglierà il modulo in base a chi schiera in campo, alternandoli in modo ragionato anche a partita in corso. Ma il mister ha già dato una dimostrazione di flessibilità, umiltà e intelligenza che i dogmatici Mazzarri e Benìtez non hanno mai dato in tanti anni.

Per questo, voglio rinnovare ancora una volta l’appello: lasciamolo lavorare. Abbiamo un allenatore che conosce il calcio e non ha paura di cambiare idea per vincere, e una squadra forse incompleta, forse ancora squilibrata, ma forte come poche in Italia. Se il calcio e il tifo del Napoli sono davvero fatti di sette e confessioni, allora io sono Sarrista fino alla fine.

Roberto Palmieri

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