Cara Bindi, Napoli è una signora che lei non ha il piacere...

Cara Bindi, Napoli è una signora che lei non ha il piacere conoscere

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Spaccanapoli © Gianfranco Irlanda

Cara Bindi,

un paio di giorni fa doveva essere con me o con le tante persone che ho incontrato in meno di 24 ore.

Perchè in un solo giorno ho visto tre diverse città.
Se fosse una donna, Napoli, si troverebbe in una situazione di un eterno cambio d’abito.
Per questo un po’ in ritardo, per questo sempre un po’ spettinata.

La mattina era vestita a lutto. Piangeva un figlio suo e solo suo, di nessun altro. Piangeva Genny. Diciassette anni. Ammazzato. Non era lui a trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, come a volte si dice. Lui stava dove doveva stare, nel suo quartiere, con i suoi amici. Era qualcun altro che li, armato, non doveva essere messo nelle condizioni di esistere.

Il pomeriggio, circumvesuviana permettendo, ho incontrato una Napoli, allegra e attenta agli altri. Se da sempre emigriamo, chi meglio di noi può capire il senso dell’accoglienza e della gioia della condivisione.
Piedi scalzi in marcia. Di uomini e donne. Voci che cantano in ogni dialetto. Mani che davano il ritmo.

La sera era romantica. Mi faceva compagnia mentre, da sola, ammiravo lo strascico del sui vestito, quel mare che era nero e che mi annodava i capelli di salsedine, dal muretto di castel dell’Ovo. Un ragazzo canta Passione. Io penso al tuo veleno.

Questa è la Napoli che io ho visto in un solo giorno. Una Napoli onesta, che cerca riscatto per se e per gli altri, una città che apre le braccia e batte le mani al ritmo della sana diversità.

Un paio di mesi fa, la città nella quale sogno di vivere, mi ha mostrato un altro suo volto. Mi ha aperto la portiera della macchina, mi ha minacciato di morte e mi ha rapinata. In quel gesto non l’ho riconosciuta neanche per un secondo. Si sà, la rabbia sfigura i naturali connotati.

La mano che apriva la mia macchina, la mano che ha sparato a Genny, la mano che impugna un’arma, ha dietro un vuoto latente da anni, da decenni. Ha dietro la connivenza del “è sempre stato così, non può cambiare”.
Quella che oggi ho riascoltato nelle sue parole.

Napoli sta cercando un riscatto, sta alzando la voce. Dai quartieri che si ribellano alla camorra, al lavoro dei tanti volontari che nascono nei quartieri per cambiarli, fino alla riqualificazione che si sta compiendo nei beni confiscati alle mafie. I numeri della dispersione scolastica sono un grido di allarme che nessuno ascolta. Non c’è buona scuola che regge quando si tratta di mettere in campo una riorganizzazione del tessuto di assistenza sociale.
La camorra c’è. Nessuno lo mette in dubbio. Ma nella si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. E la camorra se non spara, conta i soldi. E se non tornano i conti, hai voglia ad alzare le mani in segno di disarmo, ti ammazza.
Ma a pagare sono sempre i figli di nessuno.

Ed allora, cara Bindi, io non accetto la sua frase ” La camorra dato costitutivo di Napoli” . La città nella quale ho studiato per cinque anni e in cui mi sono formata come persona consapevole dei propri diritti non è una donna con in mano una pistola, Napoli è una mamma che cerca, ogni giorno, di salvare i suoi figli dalle pallottole inesplose di una quotidianità che ha un colpo sempre pronto in canna.

Partite dall’aiutare la Napoli che si emancipa dalla criminalità, non giustificate l’assuefazione ad un sistema malato. Perchè per quanto “voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti.

Chiara Arcone

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