Nostalghìa

Nostalghìa

0 1073
Un fotogramma di Nostalghìa, film di Andrej Tarkovskij

Tornando a casa, guardo un albero, le foglie ormai volano e si posano sul marciapiede, il verde del prato diventa più acceso per poter presto lasciare il tempo al marrone e al bianco dell’inverno. L’autunno inizia, con temperatura da vernata napuletana (+9 stamattina), e, come già accennavo martedì scorso, il ritmo diventa diverso, e il sorriso scompare dal volto, per lasciare posto a ‘na malincunia ca manco ‘e cani.

L’ho detto in una lezione radiofonica (in questo paese succedono cose singolari e interessantissime, e radio Serebrjanyj dožd’ è una stazione di qualità e per musica e per trasmissioni): i russi sono napoletani tristi. Sarà la mancanza do ‘o sole, del mare, nun ‘o saccio, però è così, gli manca quel quid per essere tali e quali a noi. E l’autunno aumenta questo senso di sconforto, un po’ modello ‘o core dint’e cazette.

C’è un mito però duro a morire: gli italiani,  e a maggior ragione i napoletani, sono visti come gente sempre allegra. ‘A verità, come ben sappiamo, è un’altra, e il buon Pino ce la spiegava in Appocundria, ma la nostra è una sensazione diversa, alla fine (cito da un nostro articolo) si tratta di “una fatalistica accettazione del proprio destino, venata da una noia esistenziale e colorata di uno scetticismo distaccato e malinconico. Una sorta di piacevole e dolente rimpianto per le cose non vissute o non viste, ma anche vissute e viste, oramai sbiadite...” 

Forse però qualcosa del genere (ma molto in parte) ha provato a fissarla in Nostalghìa il regista russo Andrej Tarkovskij, in esilio in Italia negli anni Ottanta. Quelle atmosfere nel film (che racconta appunto dell’esilio di un poeta sovietico in Italia, una trasposizione delle vicende del regista), nonostante una certa cupezza, si avvicinano alla nostra definizione di appocundria… Una certa nota di fatalismo, di sorridente amarezza, che però, nel caso partenopeo, non è fatta di rassegnazione totale.

Alle volte ci si accorge di come quel che manca qui è il ridersi e il sorridersi addosso, una particolarità più della società odierna che della cultura russa, ed è forse questo a tingere a tinte più scure il passaggio dall’estate all’autunno. Ma vabbuò, resisteremo, e questa appocundria al sapore di nostalghìa (è la pronuncia russa di nostalgija) può risultare anche piacevole…

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it