Dell’arte dell’intalliarsi

Dell’arte dell’intalliarsi

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Intalliarsi e guardare questo spettacolo... Foto di Giovanni Savino

Dal nostro inviato a Mosca:

Nello splendido specchio di mare della Gaiola, con il Vesuvio a far da sfondo a una caldissima giornata di settembre, una riflessione sull’arte dell’intalliarsi mi è venuta quasi in automatico, poi rafforzata dal ritorno nel grigiore degli 11 gradi moscoviti, con la metro piena per il rientro di gente trista et arrabbiata (eh, loro: avesseno sapè comme stong je). Mi rendo conto delle difficoltà insite, e dell’intraducibilità di alcune espressioni e concetti napoletani, e su intalliarsi sembrano esserci diverse versioni: chi vede nel greco antico “thallein” (fiorire, germogliare) l’origine del verbo partenopeo, e da cui deriva anche, stando a quanto scrive Diodoro Siculo nel libro IV della Biblioteca storica, il nome di Talia, la musa della commedia; c’è chi lo fa discendere dal latino “mettere radici” e chi, invece, ne trova origine nell’arcaico “aliare”, cioè “muovere le ali”. Che sia il germogliare, il mettere radici o il muovere ali, si tratta di una definizione radicalmente diversa dalla lentezza, dall’oziare, e anche dall’oblomovismo (ma su Oblomov, po’ ne parlamme, n’ata vota). Facciamo un esempio: devo scrivere un testo; vado alla ricerca di una fonte, la consulto e trovo qualcosa che mi incuriosisce, e da qui cerco altri elementi al riguardo; pe’ tramento, vedo che mi scrive un amico su Whatsapp e rispondo; poi me faccio ‘nu cafè e alla fine torno al testo. Non è una perdita di tempo, è un multitasking su tempi dilatati.

Chi si intallea di fatto riflette, una qualità che viene sempre più a mancare: possiamo in tempo reale conoscere quasi tutto, ma come? Riusciamo a elaborare quel che riceviamo? E poi, intalliarsi permette di godere di una ricchezza rara, il tempo. Ricordo quando una volta, nel mare di Marina Grande a Capri, quasi fui cazziato perché “non nuotavo”: però e come me lo sono goduto quel bagno! Perché anche le sirene (che, come è noto, Omero collocava tra la Gaiola e Capri) “intalliavano”…

Giovanni Savino

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