Il pranzo della domenica di Luca Delgado – Spaghetto a vongole e...

Il pranzo della domenica di Luca Delgado – Spaghetto a vongole e zucchine

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Luca Delgado

Per la nostra rubrica dedicata al pranzo della domenica questa settimana intervistiamo Luca Delgado, insegnante, scrittore di romanzi, regista e autore teatrale ma soprattutto un Soldato Innamorato ante litteram, sulla sua pagina facebook infatti non perde l’occasione per difendere Napoli dalle dicerie, dagli insulti e dai servizi che denigrano la nostra città che spesso si vedono in TV.

Il suo ultimo romanzo ha un titolo che dimostra inequivocabilmente il suo legame con la città: 081, ma oggi gli chiediamo di svestire i panni di scrittore e di indossare un po’ quelli di padrone di casa e di cuoco per il  “pranzo della domenica”

Ci racconti un po’ cos’è per il te il pranzo della Domenica?

Faccio una piccola premessa o forse sarebbe meglio dire, mett’ ‘e ‘mmane annanz’. Sono cresciuto in una famiglia che non ha nulla dell’idea precostituita che si vuol dare di Napoli. Molti dei cliché sui napoletani sono fasulli, questo a Napoli lo sappiamo, ma tornano utili per riempire sceneggiature di film e realizzare trasmissioni comiche. Quella si dovrebbe chiamarla MacNaples, perché Napoli è un’altra cosa. Riguardo il pranzo della domenica ad esempio, lo stereotipo vorrebbe dalle 10 alle 20 persone a tavola, con un menu che farebbe invidia ai giudici di Master Chef, in un orario che oscilla tra le 2 del pomeriggio e le 5. Questa non è mai stata la mia domenica. E non è quella di un gran numero di napoletani. La si vuole raccontare in un certo modo perché piace, a chi più e a chi meno, quell’idea del meridione del mondo, fatto di tradizioni, rituali e danza del ragù.

Cos’è allora che lo rende speciale?
A rendere speciale il pranzo della domenica a Napoli, secondo me, è qualcos’altro. La differenza rispetto agli altri giorni della settimana è tutta in quella l’aria che si respira e che in un mio romanzo ho definito “l’aria immobile della domenica”. Dalle 2 alle 3 abbondanti cioè, c’è un silenzio magico a Napoli, interrotto solo dal rumore di piatti e forchette, le strade sono vuote e quasi tutti i negozi sono chiusi. E questo fa di noi l’unica metropoli al mondo in cui tutti i suoi abitanti fanno la stessa cosa alla medesima ora. Il pranzo della domenica è in questo senso, uno degli ultimi baluardi della convivialità urbana, come il cenone di natale e capodanno. Un po’ di stress da preparativi, momenti di allegria, progetti per il futuro, discussioni, il parente in ritardo, il menu, i posti a tavola da rispettare, la televisione accesa o spenta, la bottiglia di vino decente, la dittatura di chi si debba alzare per andare a prendere l’acqua: il pranzo della domenica lo si ama e lo si odia. Io lo amavo (e lo amo) all’idea che tutta la città fosse a tavola nello stesso momento.

Qualcuno dei partecipanti potrebbe essere il personaggio di un tuo romanzo?
Non credo. L’ultimo romanzo che sto scrivendo ad esempio, racconta di un Serial Killer e per fortuna nessuno ancora in famiglia ha perso completamente la ragione. Ma certamente alcune cose starebbero bene in un romanzo. Ad esempio mio nonno, reduce di guerra, che non sentiva bene e seguiva le nostre conversazioni con gli occhi; lui rideva solo quando vedeva tutti gli altri commensali ridere. Ecco, sono convinto che non abbia mai capito neanche una battuta.

Cosa ti manca di più di quei vecchi pranzi in famiglia?
Mi manca trovare tutto pronto. Dirò una cosa ovvia che potrebbe essere confermata da tutti quelli che hanno lasciato casa. Davo per scontato che vi fosse un primo piatto speciale, quel pane buonissimo (comprato dal portabagagli di un’auto che secondo me era sempre la stessa in tutta Napoli) per accompagnare il secondo e il contorno, e davo per scontato che vi fossero le “paste” profumate alla fine.

Adesso invece?
Ora invece devo fare i conti con lo scegliere il menu, l’andare a fare la spesa, cucinare, preparare la tavola, dimenticare qualcosa e tornare giù a comprarlo, finire di cucinare, mangiare stando attento a non sporcare troppi piatti perché poi li si deve lavare, sparecchiare e lavare i piatti.
Eppure mi piace invitare i miei genitori a casa la domenica: è un mio modo per restituire il piacere di far trovare tutto pronto e per continuare la tradizione del pasto insieme.

Parliamo un po’ dei tuoi mille impegni, quando ti rivedremo in libreria o a teatro?
Sto completando un nuovo romanzo thriller/noir che vorrei fosse pronto per la fine dell’anno. Napoli sarà ancora protagonista. In primavera invece torno a lavorare a teatro con Peter Brook e il suo nuovissimo spettacolo Battlefield e saremo un po’ in giro per l’Italia.

Fra teatro, scuola e scrittura ti resta un po’ di tempo per cucinare? Puoi darci una tua ricetta?
Mi piace tantissimo cucinare e quando posso mi diverto a replicare piatti mangiati al ristorante o visti in TV senza cercare la ricetta. Aggiungo di solito ingredienti “per ipotesi” mentre cucino. So che state pensando che cucini “a cazzo di cane” e forse avete ragione.
In ogni caso, ho giusto appunto, per puro caso, una ricetta sotto mano (redattore va bene così?). Questa è sperimentata, quindi dovreste andare sul sicuro.
Spaghetto a vongole e zucchine
(“Spaghetto” mi raccomando al singolare, e usate la preposizione “a” – se dite “Spaghetti alle vongole” siete dei Farisei).
Ingredienti per 4 persone:
400 gr. di Spaghetti (preferibilmente con trafila di bronzo)
750 gr. vongole veraci
La buccia di mezzo limone grattugiato
3 zucchine grattugiate (solo la parte esterna, evitate la parte interna)
1 spicchio d’aglio
½ cipolla
Olio Extra Vergine di Oliva
1 ciuffo di menta
In una padella mettere insieme la mezza cipolla tritata, l’aglio tritato (privato della parte centrale verde) e olio. Quando la cipolla e l’aglio si saranno imbionditi, aggiungere il trito di zucchine e menta (4-5 foglioline) e cuocere per qualche minuto.
Nel frattempo fate bollire l’acqua per la pasta. Dopo averla salata, buttate la pasta.
Aggiungere ora le vongole nella padella e l’acqua di cottura della pasta (quanto pasta per non far addensare troppo il sugo). Quando le vongole cominceranno ad aprirsi, aggiungete il limone grattugiato e coprite con un coperchio.
Scolate la pasta leggermente al dente e finite di cuocerla nella padella.
Impiattate e guarnite con altre foglie di menta.
Buon appetito!

Un saluto per soldato innamorato
Anche a Via Tribunali, nel centro storico di Napoli, ‘O Surdat’ è ‘nnamurat’!

Grazie mille, ci risentiamo per l’uscita del prossimo romanzo!

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