“Uà ma chi sì Zenga?!” Cosa è stato Walter per la nostra...

Tra figurine e radiolina

“Uà ma chi sì Zenga?!” Cosa è stato Walter per la nostra generazione

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Walter Zenga (Italia 90)

Domani sera il Napoli è chiamato alla sua prima partita casalinga dopo la sconfitta di Sassuolo, affronterà la Sampdoria di Walter Zenga. Il tecnico blucerchiato non ha avuto grandi fortune da quando ha smesso di indossare i guanti da portiere e ha intrapreso la carriera da allenatore iniziata a New York, nei Revolutions, ultima squadra in cui ha militato da calciatore. Dopo essere passato ad allenare in Romania, Serbia, Turchia, Emirati Arabi, nel 2008 arriva finalmente una chiamata dall’Italia: esordisce nel Catania di Pulvirenti proprio contro il Napoli, battendo gli azzurri per 3-0. L’anno dopo è a Palermo dove si contraddistingue per una conferenza stampa di presentazione stile Mourinho, dicendo che i rosanero dovevano “puntare allo scudetto“. Ma, nonostante le sue dichiarazioni ad effetto, la sua avventura con Zamparini dura appena cinque mesi.

Ma Walter Zenga non è soltanto un allenatore: è l’icona dei portieri per i ragazzi che oggi hanno dai 30 ai 40 anni. Per chi giocava in strada da bambino era usuale dire, se il portiere ti parava un tiro difficile: “Uààà ma chi sì? Walter Zenga“. Un po’ come quando si faceva una giocata incredibile e si diceva “Uààà ma chi sì Maradona?“o dopo una bellissima azione “Uààà ma che è ‘o Brasile?“. Insomma, “Uàààà” a parte, Walter Zenga è nell’immaginario collettivo di una generazione il portiere per eccellenza. Assai più di Buffon e come lo sono stati forse solo Lev Yashin e Dino Zoff.

Astutillo
Astutillo

Quando il Napoli affrontava l’Inter noi ragazzini non temevamo la forza di Brehme, la classe di Mattehus o i colpi di testa di Klinsmann. Quando il Napoli affrontava l’Inter avevamo paura di lui, di Zenga, nonostante Diego e i nostri azzurri a quei tempi gliene avevano rifilati di gol in tante partite. Ma la gara che più resterà impressa nella mia memoria è un Napoli – Inter del 1989, l’anno del secondo scudetto azzurro. Allora le pay-tv non c’erano, le partite le ascoltavamo alla radio con l’immancabile “Tutto il calcio minuto per minuto“. Era una giornata di sole quasi estiva nonostante fosse il 22 Ottobre, giocavo in strada a “mignolino” (il gioco più gettonato che si faceva con le figurine Panini) con un mio vicino di casa, Gianluca. Avevamo piazzato la radio a terra e intanto ci sfidavamo a colpi di mignolo, ma il match del Napoli proprio non si sbloccava, a un certo punto Gianluca emette una sentenza che mi fa rabbrividire: “Con Zenga in campo non c’è nulla da fare, finirà 0-0“. E il primo tempo finì proprio a reti inviolate. Alla ripresa però il radiocronista annuncia che il numero uno nerazzurro non era rientrato in campo, al suo posto il mitologico Astutillo Malgioglio. A quel punto Gianluca ed io siamo sicuri: “E’ fatta!“. Arrivarono così i gol di Careca e Maradona, 2-0 e l’Inter se ne tornò a casa con la coda tra le gambe.

Ma se ci fosse stato Zenga chissà come sarebbe andata a finire” – mi disse Gianluca. Era il nostro calcio da bambini dove i calciatori non erano solo tali, ma figure mitologiche. Tra Benji Price e Walter Zenga c’erano poche differenze e spesso anche questi scendeva in campo con il cappellino. Domani sera Zenga ci sarà, per fortuna in panchina. Allo stadio porterò qualche vecchia figurina e una radiolina. Non si sa mai… Non è vero ma ci credo.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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