Il decalogo del napoletano in vacanza

Il decalogo del napoletano in vacanza

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“Pare ca ‘o napulitano nun po’ viaggià, po’ sulamente emigrà!” Sono passati più di 30 anni da questa famosa battuta del grande Massimo Troisi, con la quale puntava il dito contro il pregiudizio che voleva che i napoletani si allontanassero dall’amata Patria solo per trovare “una fatica” e non “pe’ viaggià, pe’ conoscere”. Da allora il popolo partenopeo si è messo in moto e, complici i voli low cost, ha “invaso” il mondo. Ma c’è modo e modo di viaggiare e il napoletano resta comunque un viaggiatore atipico, diverso da ogni altro al mondo. Fatti i dovuti distinguo, ci sono delle linee di condotta comuni che valgono per la stragrande maggioranza dei napoletani che partono per le vacanze. Dieci regole fondamentali che vanno al di là delle differenze di classe, di ceto, di età e pure di religione.

1) “Portati dietro uno di tutto” Come Totò in trasferta a Milano, il napoletano non rinuncia a portare con sé oggetti per ogni evenienza: dal borsello con le medicine, alla marenna per soppontare lo stomaco in viaggio (cosa che succede alle 10 di mattina), al maglioncino di lana “pecché nun se po’ mai sapé!”, fino ad arrivare a quelli che in auto caricano provviste come se stesse per scoppiare la terza guerra mondiale. Per il napoletano resta un mistero come faccia il milanese a partire con un solo minuscolo trolley.

2) “Non dimenticarti qualcosa contro il malocchio” perché si sa “L’uocchie valene cchiú de’ scuppettate” e in vacanza colpiscono ancora di più. Il napoletano non parte se non ha con sè un portafortuna: dal corniciello all’amuleto, dai santini alle corone del rosario, che spuntano fuori soprattutto in aereo, che piú che in volo sembra di stare su un pullman diretto a Montevergine. E puntualmente a bordo degli aerei con una prevalenza di passeggeri napoletani all’atterraggio scatta l’applauso liberatorio, fenomeno unico a livello mondiale.

3) “Cerca di fare amicizia con i napoletani che incontri”. Il napoletano quando è fuori dalla sua Patria attiva un radar, un geolocalizzatore capace di individuare i conterranei nel raggio di un miglio e che funziona in modo semplice: appizzare le orecchie per captare l’accento. Operazione facilitata enormemente dall’abitudine di parlare a voce alta, come se si stesse facendo un comizio senza megafono. Una volta individuato il compaesano, i più discreti si limitano a scambiare sorrisi e occhiate significative, come dire “Simme ‘e Napule paisà” e l’altro dà un cenno di assenso pure se è di Grumo Nevano, perché varcati i confini della Campania siamo tutti napoletani. I più estroversi, invece, si lanciano in lunghe chiacchierate fino al famoso “Simme asciute a parienti!”
Un classico delle amicizie nate all’estero sono quelle fra gli sposi in viaggio di nozze in posti tropicali, che si salutano con un “A Napoli ci dobbiamo vedere insieme i video dei matrimoni!”

4) “Vedi di sapere che si dice a Napoli”. Il napoletano non sopporta l’idea di essere all’oscuro di quello che succede in città in sua assenza, e per ovviare a questa mancanza di informazioni ha due canali: uno più formale, i quotidiani locali, un tempo introvabili fuori Patria oggi facilmente consultabili online. Ovviamente l’unico tema che spinge a tanto interesse per l’informazione è uno solo: la campagna acquisti del Napoli. Per la cronaca cittadina invece utilizza il canale informale, ovvero il costante contatto telefonico con i parenti a casa. Fosse anche in un paesino sperduto sulle Ande i napoletani non rinunciano mai alla quotidiana telefonata con i familiari, oltretutto per essere aggiornati in tempo reale anche su malanni, inciuci e ferie di parenti e amici. Non a caso a questa opererazione è preposta la donna della famiglia.

5) “Aiuta sempre i napoletani in difficoltà”. Perché lontani da Napoli ci si sente in terra straniera, anche se hai varcato di poco i confini regionali, e scatta il senso di appartenenza alla stessa Patria e la solidarietà fra connazionali. Che si tratti di cercare il bambino che si è perso in spiaggia o accogliere sotto all’ombrellone il vecchietto con l’insolazione, fino a dare una mano nella rissa in discoteca, il napoletano non fa cadere il grido d’aiuto del fratello in difficoltà.

6) “Trova un posto dove si mangia bene” Il napoletano è onnivoro e curioso, quindi una chance la concede a qualsiasi tipo di cucina. E soprattutto se ha fame, è pronto anche a mangiare le cavallette fritte. Però, dopo 3 giorni di cucina “straniera” scatta la nostalgia di casa e fondamentalmente ha bisogno di due cose: un buon piatto di pasta e un caffè degno di questo nome. Perché per il napoletano Starbucks potrebbe anche essere un detersivo, ignora cosa sia. Se la sua ricerca disperata ha buon esito finirà con il mangiare lì fino a vacanza ultimata. Ma se non li trova scatta la crisi di astinenza. Unica eccezione: la pizza. Il napoletano non mangia mai la pizza fuori Napoli, lo considera un atto sacrilego.

7) “Divertiti ma senza stancarti” La vacanza per il napoletano è divertimento, scoperta di posti nuovi, ma sempre con un imperativo: stancarsi il meno possibile. Massimo risultato con il minimo sforzo. Dimenticatevi che il napoletano si svegli alle 7 per fare jogging, che sotto il sole dell’una si lanci in sfide a racchettoni, che si faccia convincere a inerpicarsi per delle escursioni in montagna o che venga coinvolto dagli animatori per fare “il risveglio muscolare”. Non se parla proprio. Unico strappo alla regola: la partita di pallone. Se in spiaggia esce un supersantos o un amico prenota un campo di calcetto, il napoletano non sa dire di no. E’ il richiamo della foresta.

8) “Comportati meglio che a casa tua” Il napoletano quando é in trasferta ha una sola parola d’ordine: “Verimme e nun ce fa riconoscere!” Non tanto per sè, ma per il buon nome della città e anche per evitare di sentirsi apostrofare come “i soliti napoletani”. In particolare pagano il prezzo di questo “orgoglio partenopeo” i più piccoli, che subiscono restrizioni mai conosciute a casa, tipo “Nun fa burdell” e per il mancato rispetto delle stesse subiscono cazziate e paliatoni, con urla e pianti annessi, che hanno un’unica conseguenza: far arrevotare un’intera spiaggia o un silenzioso condominio alle 3 del pomeriggio.

9) “Non tornare a mani vuote”. Dalla guantiera di dolci per la nonna ai magnetini per i nipoti, il napoletano al suo ritorno ha sempre un pensierino per tutta la famiglia. Perché sa che se lo aspettano e non vuole deludere nessuno. E finchè non si viaggia in aereo nessun problema, ma con tutte le restrizioni antiterrorismo, per il napoletano adesso portare un presente a casa è diventato impresa ardua, ma non impossibile. Così fra mutande e calzini nei bagagli da stiva trova posto ogni bendiddio, dai cannoli siciliani ai formaggi francesi. Col rischio di farsi inseguire dai cani antidroga.

10) “Trovati chi ti viene a prendere al ritorno” Il napoletano quando rientra in Patria vuole a tutti i costi che qualcuno lo venga a prendere al suo arrivo, non solo pe’ sparagnà i soldi del taxi, ma perché gli piace sentire l’abbraccio della famiglia, degli amici, e anche perché non vede l’ora di cominciare a raccontare quello che gli è successo in vacanza. Ed è per questo che quando si arriva alla stazione o all’aereoporto ci sono folle di familiari, con criaturi nei passeggini al seguito, che non appena vedono spuntare da lontano i parenti urlano un “Oilloc!!” manco fossero i reduci di ritorno dalla guerra. E si sprecano commenti che spaziano da “Comme stai bell!” al “Comme ti si fatt’ brutt!”, a “Comme staje nero!” a “Si cchiù ianche e quanne si partuto!”. Seguiti da risate, schiamazzi e pacche sulle spalle.

Agli stranieri presenti a Napoli, se vogliono capire qualcosa sulla nostra città, consiglio vivamente di andare a vedere le partenze e gli arrivi all’aeroporto di Capodichino.
Poi mi diranno se hanno mai visto in qualsiasi altro aeroporto del mondo qualcosa di vagamente simile.

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