In tempo di crisi della Grecia, della zona Euro e dei prestiti delle banche centrali, del fondo monetario e degli stati creditori, ho pensato anche io al concetto di prestito, ma linguistico ( ma a che vai pensann? direte voi…)

Le lingue si “prestano” delle parole, delle espressioni, dei modi dire per definire concetti talvolta assenti nella propria lingua (per esempio le miriadi di parole inglesi che usiamo nel linguaggio informatico e non solo) che spesso vengono adattati alla propria fonetica (italianizzati, spagnolizzati, napoletanizzati etc…).

Immaginatevi, dunque le lingue come due vecchi intellettuali che si scambiano opinioni e filosofie alla Villa Comunale, mentre dei ragazzini urlano e ridono giocando a calcio con le porte fatte di zaini.

I due vecchi, pur rimando fedeli alle proprie idee, una volta tornati a casa loro, prenderenno in prestito e faranno proprie le idee dell’altro, magari con una certa riconoscenza per il compagno di “avventure del pensiero”.

Già la riconoscenza. Se io vi presto qualcosa, magari ve la regalo a’ cumpagn prorpio, non voglio che me la restituiate, ma quanto meno che vi ricordiate che ve l’ho prestato o regalata io, o no? E’ da ingrati far finta di niente, dicendo: che vuoi, chi ti sape?

Bene, è quello che ha fatto l’italiano nei confronti del napoletano con la parola: Sfizio.

Se sfogliate un qualsiasi dizionario italiano, alla parola Sfizio trovate: Capriccio, divertimento: levarsi lo s. di fare una cosa; fare qualcosa per sfizio. (vocabolario Treccani).

Fino a qui potrebbe andare anche bene, ma poi alla voce etimologia vedrete:

[etimo ignoto], merid.

Cioè, traducendo alla buona, è come se la lingua italiana dicesse: la parola me l’hanno data quelli del Sud, nonso chi, tanto quei terroni chi li capisce quando parlano, non mi interessa da dove viene né perchè la usiamo.

E no, caro italiano, nun se fa accussì!

Questo “scherzetto” capita spesso, per ragioni del tutto ideologiche: non si può ammettere che una parola di un dialetto possa arricchire la lingua italiana, e proprio quando non si può dissimulare non ci si spinge ad indagarne troppo l’etimo, si “passa la palla” alla Dialettologia, quasi come se le nostre parole nascessero dal nulla, storpiature della nobile lingua di Dante. Come se il povero volesse arricchire il signore, è inammisibile?

Noi però, non siamo fessi, e soprattutto non ci scordiamo degli amici.

Prima di tutto la parola Sfizio non è semplicemente un capriccio e un divertimento. Lo sfizio è un bisogno inutile quanto assolutamente indispensabile. E’ un desiderio di fare qualcosa per il puro gusto di farla, come quando vogliamo mangiare qualcosa in più anche se siamo satolli. E’ un qualcosa che ci mette un misto tra allegra e soddisfazione.

E’ la cosa più utile tra le cose inutili, ma senza la quale non riusciamo a trovare pace.

La vita è di per sé uno sfizio, se ci pensate.

Noi, come detto, non ci scordiamo degli amici. Il termine sfizio ce l’hanno “prestato” ancora una volta (come Ammuina), i catalani nostri amici e vicini di mare. Sfizio deriva da Desfici, che in catalano moderno signica: “Agitazione dovuta a una malessere fisico o morale la quale genera iquietudine, pungolo di un desiderio violento.”

Ancora una volta, la lingua e i profumi di Napoli sdrammatizzano un concetto di difficile definizione, e ne creano uno simile, ma nuovo e di segno opposto. Quella inquietudine morale, si trasforma nella nostra lingua in gusto, passione e divertimento ludico, una insopprimibile voglia di qualcosa di per sè inutile, ma invincibile. Tanto roba, no?

Questa parola il napoletano l’ha portata in “dote” all’italiano e agli altri fratelli d’ Italia, arrichendola con una parola straniera, ma in fondo italica. Ed è questo il ringraziamento? Un misero med. etim. ignoto.

Non si fa caro italiano, è nu fatto di educazione.

Già non ci lasciate parlare la nostra lingua a scuola, fate di tutto per farcela studiare, ci dite che in fondo non parliamo una vera lingua, ma un “dialetto con grossa tradizione letteraria”.

Ci fate stu poco, insomma, e ci togliete pure ‘o sfizio e ricere che v’avimm regalato qualcosa nuje a vui?

Gennaro Prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it