Chi erano gli Shampoo – I Beatles Napoletani

Chi erano gli Shampoo – I Beatles Napoletani

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Disco degli Shampoo

Sono passati 6 anni dall’uscita dell’ultimo album, ma l’assenza ha fatto aumentare ancora di più la passione e la venerazione dei fan. Claudia e Roberto erano troppo piccoli all’epoca e non erano riusciti ad assistere a nessun concerto. Poi Yoko, gli avvocati, il guru Maharishi, il padre di Linda, il litigio in presa diretta tra Paul e John, il muro del suono, la voglia di mettersi in proprio…la favola era finita!

E i due si erano dovuti accontentare di consumare i dischi che avevano, gettarsi alla ricerca di improbabili Bootleg, annusare l’aria e avvistare apparizioni singole, articoli di giornale, indiscrezioni, poster e foto. Si era creato un network parallelo che, con TamTam di telefonate, lettere, cartoline, smistava novità, primizie, inediti, rarità. Finché, un giorno, Pietro, il padre di Roberto, vide finalmente la possibilità di riscattarsi agli occhi del figlio, che da qualche tempo lo trattava con la sufficienza che i figli adolescenti riservano ai genitori. Stava facendo firmare delle carte all’ingegnere, suo capoarea alla Olivetti di Pozzuoli. Senza volere, ascoltò la telefonata. L’ingegnere stava avvisando i figli a Milano e li invitava a “scendere” a Napoli, perché a metà Novembre ci sarebbe stato un evento straordinario. Alla parola “Beatles” l’uomo sobbalzò. Forse era la forza dell’abitudine, la suggestione di averli sempre nelle orecchie, di vederli “attaccati” in ogni angolo di casa.

Invece aveva proprio sentito bene, l’ingegnere stava dicendo di averlo saputo da una fonte certa, un suo amico con cui giocava a tennis, socio del Napoli Calcio. Sì, perché l’evento era organizzato proprio dal presidente Ferlaino. Ci sarebbe stata una partita con il Liverpool e in quella occasione i Fab Four si sarebbero finalmente riuniti, per un’evento unico e imperdibile. Ma la notizia veramente importante e esclusiva, e l’ingegnere la sussurrò alla cornetta quasi fosse un segreto di Stato, era un’altra. Pietro si concentrò e riuscì ad ascoltare anche l’ultima parte della telefonata: i Beatles sarebbero stati ospiti di Radio Antenna Capri, dove, oltre ad un’intervista, avrebbero tenuto un mini concerto, tipo il live di qualche anno prima alla BBC. L’uomo raccolse le carte firmate e si fiondò al telefono del suo ufficio. Si godette la reazione del figlio alle sue parole: all’inizio dubbioso, esitante, sospettoso, poi interessato, sorpreso, entusiasta. Incassò il “Tivogliobene” finale come il meritato premio per la sua azione di controspionaggio, sentendosi definitivamente affrancato dalla condizione di “matusa”, in cui si sentiva confinato negli ultimi tempi. Roberto dal canto suo avvertì subito Claudia, con la quale condivideva la sua pazza passione per i ragazzi di Liverpool, per organizzare la “veglia”, pensando di essere tra i pochi a conoscenza della notizia.
A novembre a Napoli si sta ancora bene, il giubbino non serve. Così armati di maglioncini di filo, zainetto e polaroid i due ragazzi si dirigono verso via Annella di Massimo, cantando, mano nella mano, godendosi la bellezza della serata e l’emozione dell’attesa. Ma già ad Antignano si accorgono che qualcosa non va: ad attenderli una marea umana. Lungo via Luca Giordano, fino a piazza Quattro Giornate, una folla enorme, 150.000 persone, forse di più. E meno male che la notizia era segreta. Lo stadio Collana non avrebbe mai potuto accogliere tutta quella gente, tanto meno la piccola radio privata napoletana. Bisognava accontentarsi di ascoltare il programma, che da lì a poco sarebbe andato in onda. Per fortuna in molti si erano premuniti di radiolina e, sintonizzati su Radio Antenna Capri, si apprestavano a vivere una singolare Woodstoock autunnale napoletana. Il Vomero invaso da un fiume umano, chiassoso e colorato, che aspettava con ansia, impazienza e entusiasmo. Qualcuno intonava i vecchi successi, altri fumavano, bevevano, ballavano. Dai balconi le signore guardavano sospettose quei ragazzi, non capendo il perché di quell’assembramento improvviso.

Verso le 20, scortata dai Vigili, una Rolls Royce bianca si fa strada tra la folla: gridolini, svenimenti, urla. Sono loro, stanno entrando, tra poco si comincia. Alle 21 in punto, si parte! Gli scettici devono subito ricredersi. Non ci sono dubbi: è la chitarra di George. Un boato accoglie l’inconfondibile riff di “Day Tripper”. Niente male come inizio. Roberto e Claudia non stanno nella pelle. Alla fine ce l’hanno fatta. Loro, che si erano sentiti sempre ammiratori “ritardatari”, avevano finalmente centrato l’appuntamento con la storia. L’orecchio del ragazzo si gusta l’attacco di Paul, le armonie, i cori. Niente da dire sono in gran forma. A un certo punto però qualcosa comincia a suonargli strano, gli sembra che stiano sbagliando le parole, forse biascicate, forse cambiate. Gli arrangiamenti, le armonie, le voci sono quelle…ma i suoni, per quanto simili, sembrano diversi. Sembra quasi che stiano cantando in napoletano e al posto di …no non può essere, eppure l’arpeggio è quello. Forse è una base. Ma John e Paul che implorano “famme vere ‘e zizze“? Può mai essere? Roberto si volta verso Claudia, quindi si guarda intorno e riconosce negli altri lo stesso suo smarrimento. Ma che sta succedendo? Poi qualcuno comincia a ridere, applausi e sorrisi. Sicuramente non sono i baronetti, ma bravi lo sono…ed anche napoletani a giudicare dalle loro parole. Certo non è come assistere alla reunion dei Beatles, ma quei ragazzi stanno comunque prendendo parte ad un momento che entrerà nella storia musicale italiana, godendosi la nascita di un gruppo geniale e straordinario: un giorno potranno raccontare” chi erano gli Shampoo”.

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Abacuc Pisacane

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