La traversa con gli zaini, metafora della vita

La traversa con gli zaini, metafora della vita

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Un caldo lunedì di maggio.
Il 140 preso, come sempre, in zona Cesarini. Il suono di una campanella del tutto ignorato.
Comincia in questo modo un’altra settimana pregna di patimenti scolastici:
“Sarò interrogato in fisica? Oggi la prof di matematica mette compito a sorpresa? E se quello di chimica mi chiama alla lavagna, le mie mutande resteranno pulite?”
Insomma, domande (più o meno) classiche che ognuno di noi si è fatto all’inizio di ogni maledetta settimana liceale.
Il caldo è eccessivo, troppi i dubbi, innumerevoli le “uallere”.
Così è deciso: “Guagliò, oggi filone. Tutti in Villa Comunale”.

Ora, tutti voi sapete che in Villa Comunale non ci si può presentare senza un pallone, o qualcosa di vagamente sferico che possa farne le veci; equivarrebbe a profanare un luogo sacro perché non si ha il dono appropriato da portare. Sarebbe come presentarsi a MasterChef senza il piatto.
Una cassa “quasi” comune permette di acquistare il sempreverde – sebbene arancione – Super Santos, il pallone che più di tutti riesce a sfidare le leggi della fisica, in barba alla prof che oggi probabilmente mi avrebbe interrogato.
Dopo un’accurata selezione dei giocatori (che ricorda più il passaggio in rassegna di una truppa militare da parte dei due capitani) le squadre sono fatte.
I più sfigati e scarsi (tra cui il sottoscritto) deliberatamente scelti alla fine, per fare numero.
Resta da fare solo una cosa.
Il campo di gioco.
“Ok, ragazzi: il lato destro va dallo spigolo dell’aiuola adiacente alla fontana fino alla prima ringhiera della cassa armonica. Il lato sinistro comincia dal cane schiattato al sole fino ai due vecchi rattusi sulla panchina.”
Benissimo, e le porte?
Nulla di più semplice. Invicta non è un marchio nato a caso; il CDA della nota casa di zainetti sapeva sin dall’inizio che l’utilizzo di questi simpatici koala da schiena non si sarebbe limitato all’accoglienza di tomi e volumi da peso enciclopedico.
“Lo zaino di Russo fa da palo destro. Capece, dammi il tuo per il sinistro”
“Guagliò, i’ tengo solo ‘o marsupio”
“Marò, Capè, par’o cazz”.

Dopo avere ampiamente e scientificamente dimostrato l’inutilità del marsupio di Capece, effettivamente troppo minimal per fare da palo, le due porte vengono finalmente approntate.
Un campo di gioco lungo più o meno 18 metri, largo 10 metri molto variabili; più che un rettangolo, il fratello scemo del trapezio.
“Misuriamo le porte. Del Gaudio e Gargiulo, contate 3 passi per le vostre porte”
“Eeee vabbuò, chillo Gargiulo è nu metro e vint’ (1 m e 20 cm): Nun è ‘na porta, è ‘na tana ‘e na zoccola!”
“Aggio capit’, Del Gaudio prendi le misure per entrambe le porte”.

Orbene, misure accuratamente prese, noncuranti del fatto che durante ogni partita le porte si stringono progressivamente. Per magia.

Il calcio d’inizio viene dato dalla squadra di casa (quale???).
La prima azione della partita dura più o meno 5 secondi, Pavese arriva sotto porta e sferra una cagliosa (portentoso tiro inferto con la punta del piede) che finisce di poco alto sulla trav… “Guagliò, ma la traversa???”

La traversa.
Questa sconosciuta.

Se la Invicta fosse stata un po’ più lungimirante…
Avrebbe probabilmente inventato un sistema “a bilancia” combinando un tubo a meccanismo idraulico che, partendo dalla schiena, si sarebbe intersecato perpendicolarmente con un palo di legno alle cui estremità avremmo poi appeso ben 2 zainetti (uno per i libri, l’altro magari per un Super Santos). In questo modo avremmo risolto questo annoso problema della traversa sui campi di gioco amatoriali, ma avremmo anche avuto un’adolescenza decisamente più complicata.
Per esempio, come saremmo entrati nei pullman con quell’impalcatura addosso?
Ma non divaghiamo.
Eravamo alla cagliosa di Pavese.
“Gol!!!”
“Ma quando mai!!!”
“E’ gol, scèèè!!!”
“Mammt, Pavè! ‘E tirato ‘ncopp’all’Everest!”
“Ma quando mai! Sì tu ca sì nu tappo!”

Non sapremo mai se quello di Pavese era gol oppure no. In assenza di una moviola, del quinto arbitro, della simulazione da studio, di Giampiero Mughini non lo sapremo mai.
Quello che sappiamo è che la Fantasia (quella con la F) ha sempre regnato anche sui campi di calcio improvvisati, nelle regole del gioco, nell’ampiezza e, soprattutto, nell’altezza delle porte.

Perché in fin dei conti diciamocelo: è la Fantasia a regnare sempre, e l’immaginazione è la traversa della vita: senza limiti.

Giorgio Molfini