Il San Paolo che vorrei…

Il San Paolo che vorrei…

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Stadio San Paolo

Vorrei andare al San Paolo e cantare un coro a Marek Hamsik, un ragazzo che ha sposato l’azzurro del Napoli e di Napoli portando la nostra città nel mondo con orgoglio. Un ragazzo che persino quando ha subito dei furti non ha sentito la necessità di dire che la nostra fosse “Una città di merda“. Uno che quando può va a giocare con i bambini al Villaggio Coppola.

Vorrei andare allo stadio e sentire il rumore dei tamburi, il loro suono intrecciarsi con il battito delle mani.

Vorrei andare al San Paolo con mio nipote senza vedere nei suoi occhi un poco di paura.

Vorrei andare al San Paolo con i mezzi pubblici senza che mi faccia sentire di andare in trasferta. E magari partendo da casa poco prima che inizi la partita.

Vorrei andare al San Paolo con la macchina o con il motorino senza essere minacciato da nessuno per il pagamento di un parcheggio non dovuto. Sennò legalizzateli davvero e almeno paghiamo tutti la stessa cifra.

Vorrei andare allo stadio e vedere le coreografie.

Vorrei andare allo stadio senza sentire fischi alla prima giocata sbagliata.

Vorrei andare allo stadio e, a fine partita, se la squadra non ha sudato la maglia, fischiare con tutto il fiato che ho in gola.

Vorrei andare allo stadio e cantare cori sulle melodie delle più belle canzoni napoletane. Perché se Napoli è la città mondiale della musica, insieme a poche altre, perché dobbiamo scimmiottare melodie di altre culture e altre tifoserie? “Oi Marek mio segnaci un gol, Oi Marek mio si tropp fort, Oi Marek oi Marek mio segnaci un gol, segnaci un gol“. (L’ho buttata così a volo sulle note di ‘O sole mio).

Vorrei andare allo stadio e non vedere loghi di incappucciati e coltelli fra i denti.

Vorrei andare allo stadio per cantare “Il lunedì che delusione…“.

Vorrei andare allo stadio che quando giocano palla gli avversari si deve scatenare l’inferno di fischi e di boati.

Vorrei andare allo stadio e quando prendiamo un gol cantare “Forza ragazzi“, “Dai ragazzi non mollate, dai ragazzi non mollate”.

Vorrei andare allo stadio e quando gli avversari giocano duro gridare “Napoli picchia“.

Vorrei andare allo stadio e cantare al portiere che perde tempo “Merda“. E se continua gli ricorderei quale mestiere ipotizziamo che faccia la madre.

Vorrei andare allo stadio e sentirmi ad una festa.

Vorrei andare allo stadio e dire al guardalinee dove dovrebbe mettersi la bandierina dopo che mi ha fischiato un fuorigioco dubbio.

Vorrei andare allo stadio senza sentirmi in guerra.

Vorrei andare al San Paolo e tornare a casa senza voce.

Vorrei andare al San Paolo ascoltando un sol coro dalla Curva A alla Curva B.

Vorrei andare al San Paolo e sentire i commenti solo alla fine del primo tempo o della partita. Senza che ci siano 50.000 allenatori, manager e presidenti in pectore. Quando il Napoli è in campo si tifa.

Vorrei andare allo stadio e chi vuole cantare sa già in quale parte della curva deve piazzarsi, chi liberamente vuole vedersi la partita vada in altri settori o in punti periferici delle curve.

Vorrei andare al San Paolo in Napoli – Roma senza leggere di minacce che aggiungerebbero sangue ad altro sangue del nostro povero Ciro.

Vorrei andare allo stadio e cantare dopo una vittoria, spontaneamente, “O surdato nnammurato“. Senza che nessun tifoso mi minacci di non farlo.

In un San Paolo dove si fa davvero il tifo me ne fregherei persino dei cessi sporchi o dei sediolini lerci.

Vorrei andare al San Paolo e sentire sempre, non solo qualche volta come mi accade da anni, le stesse emozioni di quando ero bambino. Di quando mia madre e mio padre mi tenevano la mano ed io ero la mascotte della Curva B.

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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