La canzone di Giacca, un’arte tutta da riscoprire

La canzone di Giacca, un’arte tutta da riscoprire

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Serata per viviani , foto d'epoca

Qualche tempo fa ero in macchina con un’amica cantante, guidando iniziai a canticchiare la canzone O’Malamente, dopo un po’ mi accorsi che lei mi guardava, credevo che fosse rimasta incantata dalla mia voce stonata, che fosse stata rapita dal mio stridulo acuto, invece mi sbagliavo, immediatamente mi supplicò di smettere, però rimase incuriosita dal testo.

Mi chiese come si chiamasse la canzone e chi la cantava, allora stupito gli dissi che il pezzo era stato scritto dal maestro Viviani, e che io l’avevo conosciuto grazie a Peppe Barra e che apparteneva ad un vecchio genere musicale nato a Napoli, che aveva visto la sua fortuna nell’arco di tempo che va da inizio secolo fino agli anni quaranta.

Quel genere musicale si chiamava “ Canzoni di Giacca” il nome era dovuto al fatto che il cantante quando si esibiva lo faceva vestito in un modo molto elegante, per l’appunto con una bella giacca.
Quando si parla di musica napoletana erroneamente si mescolano generi diversi senza tenere conto delle molteplici anime che insieme compongono gli oltre 500 anni di storia della musica partenopea.
Tra tutti i generi, quello di Giacca forse è stato il più bistrattato, probabilmente dovuto al fatto che venisse chiamato anche “Canzoni di Malavita“. Effettivamente c’erano pezzi che lodavano le gesta del guappo di quartiere, ma nell’insieme era vero il contrario, basta leggere un testo per accorgersi che nella maggior parte dei casi “O’ Malamente” veniva sbeffeggiato.

Uno dei brani più famosi è Guapparia di Libero Bovio, leggendo attentamente il testo vi renderete conto, che in quel caso il Guappo di turno non decanta le sue gesta, ma si lascia andare in una struggente constatazione: per amore aveva perso tutta la sua smargiasseria.
I testi sono diversi come gli autori che hanno fatto la storia della musica partenopea, potrei citare Viviani con Bambenella e coppe ‘e quartiere, Pisano con O’ Marenaro (erroneamente chiamata Papel’ ‘o Marenaro) e tante altre.

Adesso vi chiederete perché tutta questa bella storia? Ce n’era davvero bisogno? Ebbene si, perché quando si parla di Napoli e dei suoi generi musicali troppe volte si fa con la puzza sotto il naso e in modo superficiale, la musica di giacca come quella neomelodica viene catalogata come espressione minore del panorama artistico , tutto questo viene fatto in modo frettoloso e senza tener conto dell’eccellenza che questi generi possono contenere al loro interno.


Noi di Soldato Innamorato da questo punto di vista non ci lasciamo trascinare da giudizi superficiali, per questo nei nostri articoli ci piace parlare del panorama musicale Napoletano a 360 gradi, in altre occasioni abbiamo parlato di Franco Ricciardi, Tony Tammaro, Gianluca Capozzi, Edoardo Bennato, Epo, Foja, Sepe, Maurizio Capone e 24 Grana, solo per citare i più famosi.

La nostra mission e quella di salvaguardare la Napoletanità in tutte le sue forme, indifferentemente dai generi, ci piace valutare le emozioni che questi artisti sanno regalare.
La mia amica dopo quella piccola spiegazione è rimasta incantata dai cantanti di Giacca e dalla loro storia, adesso sto aspettando che mantenga la sua promessa: Inserire un pezzo di giacca nel suo repertorio.

Marco Manna

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