INTERVISTA. Tony Tammaro: Andrei volentieri a Sanremo (per farmi due risate)

Il Re dei Tamarri si racconta

INTERVISTA. Tony Tammaro: Andrei volentieri a Sanremo (per farmi due risate)

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Il nuovo album di Tony (originale)

Chi non ha cantato almeno una volta in gita, in spiaggia o a scuola una canzone di Tony Tammaro? Negli anni il “Re dei Tamarri” ha confezionato una miriade di successi che hanno riempito le giornate di milioni di persone. Una popolarità non solo napoletana, canzoni come “Patrizia”, “Scalea”o “Anni ’60” e tante altre hanno sconfinato parecchio fuori dalla Campania. Ma ridurre Tammaro soltanto ad un fenomeno parodistico sarebbe riduttivo. Dietro al personaggio del “tamarro”, costruito con precisione e realismo, c’è un professionista di altissimo livello che sa costruire dei testi sempre divertenti e originali dove il cattivo gusto non trova mai spazio. Una leggerezza nell’osservazione del circostante che è ormai un suo tratto distintivo dopo ormai quasi 30 di carriera senza mai bucare un album.

Sei apprezzato da persone di tutte le fasce sociali e culturali. C’è chi semplicemente si diverte con i tuoi pezzi e chi invece legge tra le righe quella cifra stilistica innovativa che riesce a prendere in giro il “trash”, in modo trash. Qual è il tuo rapporto con il trash e quanta consapevolezza c’è e c’era nella creazione delle tue canzoni? Lo fai solo per puro divertimento oppure questa originalità stilistica è pensata?

Non amo la parola “trash”, in quanto letteralmente significa “monnezza”. Parlerei piuttosto di “Kitsch” che è il cattivo gusto su cui ironizzo mettendoci spesso la mia faccia e venendo talvolta frainteso. Prima di rendere pubblica una mia creazione faccio un lungo lavoro di editing. Diciamo che verifico ciò che scrivo seguendo un po’ di punti cardine che sono il marchio di fabbrica del mio lavoro: originalità degli argomenti trattati, orecchiabilità delle musiche, una battuta che strappi una risata ogni quattro o cinque righe di testo. 

Sei stato il primo ad individuare la figura del “tamarro”, poi dopo si sono accodati altri artisti come Verdone, Piotta, Checco Zalone. Com’è nata la cosa? E sei contento di avere tanti imitatori?

I tamarri erano e sono li da secoli, solo che nessuno ne aveva cantato prima le gesta, salvo rari casi. In ogni modo, quando c’è qualcuno che si inserisce in un filone che hai creato, vuol dire che il tuo lavoro non era poi tanto male. Non mi dispiace che altri seguano le mie orme, soprattutto se lo fanno osservando cose che a me erano sfuggite. Zalone è uno che riesce spesso a farmi ridere di gusto. Verdone è un grande osservatore della società italiana e ha spesso toccato magistralmente argomenti “tamarri” diversi anni prima che io iniziassi il mio lavoro.

Hai iniziato con riferimenti a Nino D’Angelo (il ribaltabile, il caschetto, le cazette), poi sei arrivato a Gigi D’Alessio con quel “Vattene a vivere a casa di Gigi D’Alessio”, quale può essere invece oggi un soggetto da parodizzare? 

Assolutamente i rappers. Qualcuno tra loro è davvero ridicolo.

30 anni di carriera facendo sempre critica sociale e di costume, quasi mai un accenno alla politica mentre altri tuoi colleghi facevano successo sfottendo i politici. Come mai non hai seguito quella moda?

Proprio perché di moda si tratta. La politica lascia il tempo che trova. Dove sono finiti oggi quelli che facevano satira su Enrico Letta o su Mario Monti? Fare satira politica è stressante, devi sempre stare a inseguire il politico di turno. Meglio fare satira sui costumi degli italiani. I film di Alberto Sordi, che questo facevano 40 anni fa, si possono guardare ancora adesso e strappano ancora una risata.

Hai tenuto uno splendido concerto ai Camaldoli (di cui abbiamo simpaticamente riferito) nello stesso giorno in cui c’era il mega evento di Jovanotti al San Paolo. Una sorta di contro-concertone a quello del “ragazzo fortunato”, per Napoli è stata una specie di contro-festival di Sanremo. Ecco, hai mai pensato di andarci in gara all’Ariston? Soprattutto viste le ultime performance comiche abbastanza penose (Siani con gli sketch, Bigio e Mandelli in gara). Anche se – ricordiamo – in “Gole ruggenti” hai già calcato quel palco.

Seguo Sanremo da quando avevo sei anni. Anche Sanremo è una bella passerella dei vizi e delle manie degli italiani. Lo trovo insuperabile per capire il trend del momento. L’anno scorso, ad esempio, andava di moda la sfiga da crisi, sia nei rapporti sentimentali che in quelli di lavoro. Negli anni in cui l’economia gira bene, invece, saltano fuori i Ricchi e Poveri con qualche ritornello facile facile da cantare al karaoke.. Ci andrei volentieri a Sanremo, ma giusto per farmi due risate, come dovette farsele Elio quando presentò la sua “Terra dei cachi”.

Il pezzo a cui sei più legato?

Sinceramente il “trerrote”, che più di ogni altro inquadra la malafede dei “finto buoni”. Da un lato ci si commuove per uno che ha avuto un incidente, dall’altro si va a fare sciacallaggio delle sue cose, visto che ormai i “meloni” stanno li, alla portata di tutti.

Progetti futuri?

In questi giorni sono in trattativa con una nota emittente radiofonica della Campania.

Il tuo rapporto con il calcio e con il Napoli. Il tuo giocatore preferito nella storia e quello attuale?

Ho sempre affermato che le passioni, tutte le passioni, quando diventano estreme, si portano via un bel pezzo della tua vita e non ti consentono di fare altro. Seguo il Napoli dedicando a questa squadra che amo un paio d’ore alla settimana. Il tempo di guardare la partita, lasciarmi andare a qualche commento e poi spegnere il televisore. Non delego alla squadra il riscatto di qualche mia insoddisfazione personale. A risolvere i miei problemi ci penso io. Tra tutti i calciatori che hanno vestito la maglia azzurra e che ho avuto modo di ammirare, quello che ricordo più volentieri è Ruud Kroll. Un vero signore al centro della difesa e un lottatore vecchio stile alla Facchetti o alla Burgnich.

Per chiudere. Tanti attori, cantanti, e uomini di spettacolo eccelsi sono stati rivalutati solo dopo molti anni. Ti ritieni anche tu fra questi?

Spesso mi dicono che sono avanti coi tempi. Mi ritrovo spesso a pensare al fatto che il successo, quello vero, non potrò godermelo. Potrebbe arrivare tra 50 o addirittura 100 anni, ma sono certo che arriverà, in ogni caso, dopo di me. La mia è stata una “vita da mediano”, giusto per citare qualcun altro ogni tanto.

Twitter: @valdigiacomo

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