Mezzogiorno palla al piede?

Mezzogiorno palla al piede?

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Dal nostro inviato a Mosca:

Mentre è scoppiata (timidamente) l’afa in questo 30 luglio russo, il rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno fa rabbrividire, anche se conferma quello che tutti non solo conosciamo, ma sentiamo. Perché l’Italia è un paese in crisi, ma il Mezzogiorno si trova a pagare le conseguenze di malamministrazione centrale e locale, desertificazione industriale, e la presenza di un partito, quale la Lega, che ha distrutto ancora di più le nostre terre. Però i dati non sono univoci, e vanno interpretati, anche perché ce sta sempe chella tentazione ‘e fà passà ‘o Meridione comme ‘na palla ‘o pere ell’Italia.

Ad esempio, leggiamo dal Corriere della Sera: «Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei in entrambe le ripartizioni, passando da 511mila a 704mila al Sud e da 570mila a 766mila al Centro-Nord.» Parliamo di una parità, e anche un semplice articolo può portare acqua al mulino della retorica antimeridionale. Quando si parla di desertificazione industriale, di disoccupazione, di contrazione delle nascite, si dovrebbe anche parlare di chi è responsabile di questa situazione: la crisi sembra essere qualcosa di sovrannaturale, di cui nessuno ha la responsabilità, come se nessuno ne avesse guadagnato nel corso degli anni da sprechi, ladrocini, truffe e altre storielle. Desertificazione industriale: Bagnoli sta là da ormai un ventennio a indicare la politica del lavoro dei governi italiani, per non parlare delle fabbriche tra Napoli e Caserta, e la colpa di chi è? ‘A crisi?

Ci sarebbe anche da dire come questi dati non raccontano tante altre storie: per me, emigrante, è stato bello tornare a Napoli a giugno, perché ho visto una città che reagisce. Persone che si organizzano, associazioni che si occupano di cultura, turismo in crescita, concerti un po’ dovunque… una consapevolezza e una vivacità spesso animata solo dalla passione e a costo zero, perché soldi non ce ne stanno in nessuna delle casse locali.

Che poi, anni di federalismo fiscale (pecché giustamente le identità si costruiscono ‘ncopp ‘e denare: i leghisti mica volevano parlare in veneto o in lumbard… volevano i soldi, come tanti bei principi Samud degli Squallor) hanno devastato ulteriormente l’economia italiana, ma soprattutto hanno radicato questo sentimento di superiorità «nordica», ca po’ è bell, pecché è lo stesso fenomeno che avviene in Germania, Finlandia e altri paesi nei confronti di Grecia, Italia e Spagna.

Nel rapporto ci sono solo cifre riguardo l’emigrazione dal Sud al Nord dell’Italia, e sembrerebbe quindi di vedere la classica storia dei «terroni» che vanno su… Ma arò? Anche dal Nord si emigra, e ormai le comunità italiane all’estero vedono rappresentanti di tutte le regioni, comprese quelle del «miracolo economico» tipo il Triveneto. E, ovviamente, le contraddizioni che ci sono nel Belpaese, si riflettono anche tra gli italiani all’estero. La supposta superiorità «padana» è ben presente infatti anche tra un certo settore di emigranti italici, non molto istruito, molto traffichino, e che però c’a tene a morte con i napulitani e i «terroni». Alle volte è fastidioso trovarsi, come mi è successo, a cena cu’ nu rappresentante del Varesotto, ‘mbriaco e poco alfabetizzato, ca te parla ‘e camorra, come se fossi Sandokan o Zagaria, o sentire battute poco divertenti. L’anno scorso ci fu anche una piccola grande polemica con uno di questi bipedi, ‘nu bresciano «chef» (che poi cucinava ‘a casa soja, senza essere in regola, e vabbuò) il quale scrisse durante una lezione di cucina «napoletani zingari» per poi delirare, di fronte alle nostre reazioni, di come fossimo «il principale problema di Mosca». Una città di 16 milioni di abitanti sconvolta da qualche decina ‘e napulitani: uh anema do ‘o Priatorio! ‘A cosa bella è che anche questi tipi di pura razza «padana» a finale sono emigranti, però non se ne rendono conto, perché troppo proiettati sui post di Salvini e sui «negri che invadono l’Italia», dimenticandosi che anche loro devono registrarsi presso il Servizio immigrazione della Federazione Russa.

Cantava Pino Daniele “io son stato marocchino, me l’han detto da bambino, viva viva ‘o Senegal”. Lo SVIMEZ prende atto solo di una situazione ormai secolare, dove al Mezzogiorno è stato tolto tutto, ed è stata data un’immagine del meridionale di parassita, mariuolo, ignorante, e tanto altro, così anche da distogliere l’attenzione dai seri problemi sociali in altre parti d’Italia. La dignità però ancora nun ce l’hanno luvata, e chesta gente che oggi prova a venire al Sud (e anche a Mosca) a chiedere voti, soldi e appoggio, l’avimma mannà, vuje sapite arò.

Giovanni Savino

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