Formaggio da latte in polvere? Ne parla il presidente di Slow food...

Formaggio da latte in polvere? Ne parla il presidente di Slow food Campania

0 473
Resistenza Casearia

Ormai i giochi di calcio sia su console che su pc sono diventati di un realismo sorprendente: i volti dei giocatori fedelmente riprodotti, le condizioni climatiche che cambiano durante le partite e con esse le condizioni di luce, infortuni e festeggiamenti per i goal sempre diversi. Certo di strada se ne è fatta dalle maratone di gioco ad International soccer su Commodore 64 in cui il pallone era fatto da 5 pixel bianchi a croce.

Ecco, quello che sta succedendo nel settore caseario può essere paragonato alla sostituzione di tutti i campionati di calcio con campionati virtuali, giocati da un simulatore. Il software è molto buono e le differenze quasi non si percepiscono, ma le emozioni sarebbero le stesse? L’Europa (o meglio i grandi gruppi industriali che hanno la possibilità di finanziare le campagne elettorali e di spostare consensi) chiede all’Italia di adeguare la propria normativa, consentendo la produzione e la vendita di formaggi fatti con latte in polvere. Da precisare subito che la normativa non riguarderebbe i formaggi protetti dal marchio DOP come la nostra mozzarella (che rischia altro, ma qui divagherei) in pratica per il momento ci lasciano la possibilità di continuare a giocare dal vivo solo il campionato di serie A. Come tanti Morpheus in Matrix noi di Slow Food ci stiamo attivando con una petizione online per difendere i formaggi fatti con il latte.

Slow Food da tempo addirittura sostiene i formaggi a latte crudo che, tornando alla nostra metafora, sarebbe come un campionato con Renica, Burgnich e Pesaola: giocatori non patinati e piacioni come quelli di oggi. Il rischio che si nasconde dietro l’angolo è naturalmente l’omologazione del gusto con la possibilità per l’industria di attivare una serie di tricks (così si chiama la sequenza di tasti necessaria per ottenere le mosse speciali nei videogames) per ricostruire i sentori lattici e magari anche quelli di erba e fieno tipici dei caciocavalli del sud Italia. Noi consumatori potremmo anche abituarci a gusti costruiti a tavolino, i problemi maggiori però li vivrebbero gli allevatori che vedrebbero nella possibilità dei trasformatori di approvvigionarsi di una materia prima standard e stabile (che potrebbe dunque arrivare da molto lontano) la perdita totale del loro potere contrattuale che, seppure residuo, sta tutto nello stato fisico e nella complessa trasportabilità del latte fresco. Non è dunque una battaglia tra antico e moderno quella contro il latte in polvere, ma tra reale e virtuale. Ora se permettete mi concedo una partita ad International soccer al emulatore di Commodore 64 (qui ne trovate per i diversi sistemi operativi http://www.whoopy.it/emulatori/commodore64.php) , ogni tanto un sorso di Falangina dei Campi Flegrei e un morso al mio crostone con pane di San Sebastiano e Caciocacavallo podolico, finché ce ne sarà ancora la possibilità.

Giuseppe Orefice (Presidente Slow Food Campania)