Ma perchè il tifoso del Napoli è così arrabbiato? Ma gli conviene?

Ma perchè il tifoso del Napoli è così arrabbiato? Ma gli conviene?

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La deve smettere di prenderci in giro“, “Con questo personaggio non vinceremo mai“, “Ma che ha vinto il Napoli? Tre coppette inutili“, “E’ un pappone“, “Deve cacciare i soldi“.

Il destinatario di queste accuse è chiaramente il nostro presidente, Aurelio De Laurentiis. Sono alcuni dei commenti che si trovano in giro sui social, ma anche in città dove ogni settimana spuntano striscioni dei tifosi arrabbiati in qualche piazza o in qualche strada.

Definisco questo fenomeno un “grillismo” calcistico. Il tifoso del Napoli, come tanta parte dell’elettorato italiano, è arrabbiato, non ha fiducia nella propria classe dirigente. Ecco, se De Laurentiis fosse il presidente del Consiglio, i sostenitori azzurri chiederebbero ogni giorno le elezioni. Il premier del Calcio Napoli – secondo alcuni – si è macchiato di uno scandalo gigantesco: non ha ancora vinto lo scudetto!  

Sembrano ormai già lontani i tempi in cui il tifoso azzurro viveva un’intera stagione con il massimo obiettivo di togliersi qualche sfizio contro le grandi: battere almeno una tra Juve, Milan e Inter significava aver disputato un campionato soddisfacente. Questi sentimenti non accadevano solo 40 anni fa, ma nel primo Napoli in serie A con la gestione De Laurentiis. Quando il Napoli di Datolo espugnava Torino, quando Maggio faceva ammattire San Siro, quando Grava faceva il fenomeno bloccando le giocate di Ronaldinho. Eravamo contenti. Come quel giorno che scoprimmo Ezequiel Lavezzi in quella straordinaria partita in cui rifilammo 5 gol a domicilio all’Udinese e iniziammo a rivivere sensazioni che avevamo quasi dimenticato.

Negli anni il Napoli ha potuto contare poi su calciatori di livello internazionale: Cavani, lo stesso Pocho, Hamsik, Higuain e, va ricordato, il tecnico più titolato nella storia del club. Quel Rafa Benitez che ha concluso la sua ultima stagione in maniera fallimentare. Perché oggi arrivare quinti è un fallimento: un dato che dovrebbe far riflettere sui progressi, ancor più che sugli insuccessi. Gli azzurri negli ultimi anni hanno persino lottato per vincere lo scudetto quando un dubbio rigore per un fallo di mani di Aronica fece svanire i nostri sogni e il Milan di Ibra ce ne rifilò tre a San Siro. Ed eravamo felici perché ci sentivamo vivi, in grado di lottare contro quelle che prima erano corazzate. O ancora quando all’Olimpico il Napoli si impose contro la Roma per 2-0 e si materializzarono le nostre speranze di poter giocare per la prima volta in Champions League. Andammo a Manchester e avevamo gli occhi lucidi contro il City nel vedere Aronica e Grava sovrastare Dzeko e David Silva. Abbiamo dimenticato. Peccato.

Cosa è accaduto ai tifosi del Napoli? Perchè questo imborghesimento? Cos’è questa frenesia del “Devi vincere” che si canta persino allo stadio. Piace a tutti vincere, ma il Napoli non ne ha – per pedigree – l’obbligo tassativo. Ma sembra che deve essere così.

E’ il “grillismo” calcistico: tifosi che fanno i conti in tasca al presidente come se questi stesse dilapidando soldi pubblici, non i suoi. Soldi che è vero, gli diamo noi, ma non ne siamo obbligati, non è una tassa. A fine anno non vengono gli esattori di Equitalia se non abbiamo fatto l’abbonamento alla Pay tv o allo stadio.

Ognuno ha le proprie opinioni ed è legittimo che sia così. E’ questa rabbia, questa insoddisfazione quasi atavica che proprio non riesco a comprendere. “La deve smettere di prenderci in giro“. E’ vero, De Laurentiis sbaglia spesso nel comunicare. Dichiarare ogni anno di puntare a vincere crea aspettative che la piazza non sa reggere. Ma cosa dovrebbe dire in proposito un tifoso del Milan di Berlusconi, o di quelle Inter di Moratti in cui si acquistavano vagonate di calciatori senza vincere nulla?

Siamo tutti arrabbiati, abbrutiti. Pure io spesso mi lascio andare tantissimo durante le partite. Poi però mi fermo, provo a ragionare con calma, a bocce ferme. E, riflettendo, scopro che il Napoli in quasi 90 anni di storia non ha mai raggiunto sei (SEI) qualificazioni consecutive in Europa, che in tutti questi anni il Napoli ha vinto due scudetti e una Coppa Uefa e solo nel periodo in cui c’era Lui.

No, non vi dico di amare De Laurentiis, certe sue uscite non me lo rendono l’uomo più simpatico di questa terra. Non vi dico nemmeno di essergli riconoscente, perché anche lui deve essere riconoscente alla straordinaria passione che i napoletani infondono per la maglia azzurra. Però questa rabbia non dico che non sia giustificata, ma eccessiva si.

E’ fondamentale guardare al futuro, ma non è possibile non guardare al passato. C’era un clima assai più emozionante quando il Napoli di Datolo e dello sciagurato Contini espugnava Torino che quando abbiamo giocato, dopo 26 anni (VENTISEI ANNI) la semifinale di Europa League.

Mi si obietterà che prima i piazzamenti utili per andare in Europa erano di meno, che in Champions (la vecchia Coppa Campioni) accedevano solo le vincitrici dello Scudetto, che per vincere la Coppa Italia servivano il doppio delle partite. E’ tutto vero, ma le regole sono cambiate per tutti, non solo per il Napoli.

Non dico di accontentarci, ma di essere meno arrabbiati si. Dai social allo stadio vi è un’impazienza e una inquietudine non riscontrata mai. Siamo tutti malati della passione azzurra, ma certe malattie sanno pure uccidere. Si ammazza quella stessa passione, quella leggerezza tutta napoletana di guardare al mondo. A farci bene i conti – come diceva Bellavista – ma ci conviene?

P.S.  No, questo non è un articolo in difesa di DeLa, ma della leggerezza del tifoso napoletano. 

 

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso  

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