Napoli e Barcellona unite dall’Ammuina

Napoli e Barcellona unite dall’Ammuina

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Continuiamo questo nostro piccolo viaggio nella lingua che tanto amiamo e che tanto bistrattiamo, la lingua napoletana.

Partiamo da una domanda, all’apparenza facile: cosa hanno in  comune Napoli e Barcellona?

Tutto, niente?

Vediamo, sono due metropoli del Sud  Europa, due sorelle cugine che si specchiano e passeggiano sulle rive dello stesso mare. Hanno apprezzato entrambe, questa la cosa più rilevante, le gesta leggendarie del dio vivente del calcio mondiale.

Come tutte le cugine, hanno in comune un’ altra cosa, la lingua di origine, il “lessico famigliare” potremmo dire, il latino. Il Catalano e il Napoletano sono due lingue sorelle, e come tali, nel corso dei secoli, dalla conquista da parte degli aragonesi ai mille traffici di merci, uomini e saperi, nel Mediterraneo, si sono scambiate parole e modi di dire. Una di queste parole è Ammuina, termine utilizzato recentemente da Valentino Di Giacomo per descrivere lo sciopero inscenato da alcune testate contro Sarri e il Calcio Napoli.

Quando ero bambino, e non solo, la parola ammuina era l’unica cosa che mi riuscisse bene di fare, ero un vero e proprio fenomeno con tanto di maglia falsa del Napoli numero 10, insomma, un vero cultore della materia. Ammuina, infatti significa: (questo lo dico per i non napoletani o per quelli a cui è stato vietato, ahi loro, l’uso del napoletano in casa) confusione, chiasso, baccano etc.

Forse non tutti sanno, però, che ammuina deriva dal verbo catalano amoinar ( si legge amuinà), che ha come primo significato: generare disagio, preoccupazione, ansia, inquietudine, molestia.

Come due sorelle che si scambiano i vestiti, la lingua catalana ha donato alla napoletana una parola, che inizialmente aveva il carattere triste e angoscioso, una sorta di spleen in salsa catalana, la quale sulle spiagge di Partenope si è trasformata in chiasso, furore, joie de vivre.

Una sorta di  trasformazione tra lo stato d’animo del difensore in uno contro uno con Diego, alla gioia del San Paolo ad un gol di quest’ultimo.

Miracoli dell’aria di Napoli, della sua gente? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è  che per uno scherzo linguistico, una parola che descriveva un problema interiore è diventata sinonimo di confusione esteriore. Un viaggio da dentro a fuori l’anima di due popoli, tanto simili quanto diversi, il catalano: fiero, operoso e parsimonioso, ma con un’anima romantica, il secondo, il nostro: estroverso, gioioso, con, tuttavia, un lato oscuro poetico e meditativo.

Sappiate dunque, quando sgriderete i vostri figli, nipoti, cuginetti, vicini di casa, invitandoli a non fare ammuina, gettate un pensiero oltre il mare, verso ovest, verso Barcellona, lì qualcuno vi capirà.

Gennaro Prezioso.

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