Modulo, droni, Higuaìn e Arrigo Sacchi: la conferenza stampa di Sarri

Modulo, droni, Higuaìn e Arrigo Sacchi: la conferenza stampa di Sarri

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Allenamento Ritiro Dimaro 2015 Foto di Pierfilippo Cutrì

Le dichiarazioni dell’allenatore del Napoli nella conferenza stampa di oggi hanno offerto parecchi punti interessanti, sia tattici che sul “personaggio” Sarri.

MODULO I moduli su cui si sta lavorando sono il 4-3-1-2 e il 4-3-3. In soffitta dunque il centrocampo a due che ci ha intossicato le ultime due stagioni e che probabilmente non mancherà a nessuno. Quindi, con la difesa a quattro e il centrocampo a tre come relative certezze, i dubbi riguardano l’assetto dell’attacco; sembra difficile pensare che Sarri, almeno nei primi mesi, possa variare di partita in partita il modulo: non è una questione di integralismo, ma di non far mancare i riferimenti a dei giocatori inseriti in un contesto di gioco ancora da interiorizzare. Se al momento l’ipotesi 4-3-3 sembra più adatta all’organico disponibile sono interessanti le dichiarazioni in cui Sarri afferma “Insigne vorrebbe giocare dietro le punte” e “Mertens nel 4-3-1-2 può ricoprire tutti i ruoli dell’attacco”: dichiarazioni abbastanza sorprendenti per due giocatori che hanno sempre esplicitamente preferito il ruolo di ali mancine, ma che hanno assolutamente il potenziale per essere devastanti nel nuovo sistema grazie alla fantasia di Lorenzo e all’abilità nello stretto del belga. Infine, sembra che Hamsik si sia espresso per tornare a giocare da mezzala sinistra come negli ultimi mesi con Mazzarri: il paragone tra i due sistemi di gioco, radicalmente opposti, non può reggere ma a mio avviso il nostro capitano è nato per giocare in quel ruolo e può dare tantissimo al gioco posizionale di Sarri con la sua qualità e la sua intelligenza nell’occupare gli spazi.

HIGUAIN – Gonzalo ovviamente non ha ancora raggiunto i compagni in ritiro, avendo concluso la stagione da pochissimo. Sarri ha dichiarato che il leader tecnico della squadra non può che essere lui (quello emotivo sarà certamente Reina), ma soprattutto che deve “tornare a divertirsi”. È vero: in quest’ultimo anno abbiamo spesso visto Higuaìn irritato e nervoso in campo. Ma lo abbiamo visto anche andare a pressare i difensori da solo senza il supporto dei compagni, dover dettare sempre il passaggio, inseguire alla disperata lanci alla boia d’un giuda dalla difesa e sentirsi dare del brocco per aver sbagliato un rigore dopo una stagione da grande attaccante qual è. Viene da dire che non avesse tutti i torti a essere nervoso. Il calcio di Sarri è un calcio di grandissima qualità, in cui Gonzalo potrà davvero esaltarsi come non ha mai potuto fare a Napoli tornando il giocatore che nel tridente da oltre cento gol con Ronaldo e Benzema faceva passare notti insonni ai difensori. Tralaltro, Higuaìn è ancora giovane e non ha espresso tutto il suo potenziale. Se, come dice Sarri, “una squadra con Higuaìn è un’altra cosa”, allora una squadra con il miglior Higuaìn è una squadra fortissima. E una squadra forte, ben organizzata e che gioca un grande calcio, con il miglior Higuaìn, è una squadra che può lottare per lo scudetto.

GIOCO – Sarri non ama sbilanciarsi e ha preferito non criticare apertamente il gioco di Benitez; tuttavia, quando dice “La qualità ci aiuterà nella fase offensiva, ma nella fase difensiva conta poco. Ci vorrà predisposizione al sacrificio. Non ho mai visto nessuno difendere con ‘fantasia‘”, senza volergli attribuire parole che non ha detto, sembra che anche lui la pensi come molti di noi: con un attacco del genere ci vuole poco a fare caterve di gol, l’importante è prenderne meno degli anni scorsi. Evitando di entrare nella disputa abbastanza stucchevole del “si vince facendo un gol in più o prendendone uno in meno”, è evidente che Sarri prende la fase difensiva più sul serio rispetto all’allenatore spagnolo, e applica dei concetti difensivi sia di reparto che di squadra complessi ma efficaci, Non per niente l’ormai celebre drone gli serve per controllare con precisione i movimenti della linea arretrata.

UMILTA’ – Che il nostro nuovo allenatore fosse tutt’altro che borioso lo si era già capito. Certamente ha una grande fiducia nei suoi mezzi, ma non ama esporsi e non ha l’eleganza di Rafa nell’eludere le domande o la sfacciataggine di Mourinho nel manipolare i media per proteggere la squadra o caricarla: non sarebbe certamente il primo a lamentarsi se DeLa dichiarasse di nuovo il silenzio stampa. Per questo non ha fatto promesse azzardate (anzi quando il presidente, alla presentazione delle nuove divise, ha parlato di nuovo di scudetto è apparso visibilmente a disagio). Anche in questa conferenza stampa ha confermato l’intenzione di non fare proclami e si è limitato a lodare il lavoro dei giocatori in allenamento. Piuttosto che promettere titoli e vittorie, ha preferito avvertire i tifosi che le sue squadre difficilmente iniziano bene la stagione. Avrebbe potuto benissimo dire che la chiudono sempre alla grande, ma non è proprio il tipo.

SARRI COME SACCHI? “Ricordate Sacchi al Milan? Partì malissimo, ma la società lo appoggiò fino alla fine ed il Milan vinse qualsiasi cosa. Voglio una squadra predisposta a seguire le mie idee”. Già parlando delle sue idee tattiche mi aveva affascinato il paragone tra Maurizio Sarri e Arrigo Sacchi, che al di là delle simpatie calcistiche e di qualche uscita che definire poco felice è eufemistico è stato uno dei più rivoluzionari e vincenti allenatori italiani. Come Sacchi, anche Sarri crede nel ritmo elevato, nel far correre il pallone più che gli uomini, nei terzini che spingono come ali, nei moduli fluidi e nel difendere in avanti: il suo calcio come quello del predecessore (che lo stima moltissimo) ha bisogno di tempo per essere metabolizzato dai giocatori, perchè se tutti i meccanismi funzionano è capace di trasformare Daniele Croce in un pilastro di centrocampo e Max Maccarone in un bomber implacabile ma se anche un solo ingranaggio si inceppa, è il disastro. Certo, Sacchi aveva a disposizione campioni come Baresi, Maldini, Donadoni, Ancelotti e i tre olandesi, ma anche il nostro Napoli di oggi è davvero forte e sta diventando più solido ed equilibrato con la campagna acquisti. Non so se ci siano gli estremi per riprodurre la parabola sacchiana o se invece sarà solo l’utopia di un sistema di gioco ma personalmente, da sostenitore incondizionato del calcio totale e del gioco di posizione, voglio sognare. Io sono già Sarrista. E voi?

Roberto Palmieri

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