Dell’intraducibilità delle emozioni (un chivemmuorto è per sempre)

Dell’intraducibilità delle emozioni (un chivemmuorto è per sempre)

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Foto di PAolo Russo

Quando si vive da tanti anni all’estero si sviluppa un certo bilinguismo, cioè ca nun saje manco tu comme è a dicere ‘na cosa. Una volta, tornato a casa per qualche giorno, chiesi a mammà: «mà, dammi ‘nu polotentse», usando la parola russa atta a descrivere l’asciugamano. Nel caso specifico poi è un trilinguismo, perché sono un sostenitore del «think Neapolitan» (tenevo pure una maglietta fresca assai, col San Marzano ‘mazzecato, dono di Officina Flegrea) e quindi non lo saprei dire in italiano, pienz’ tu in russo.

Tale problema diventa terribile quando si tratta di spiegare agli interlocutori alcune espressioni che sono forze motrici della napoletanità, intendo una serie di maleparole: se mammt’ è ben traducibile in lingua russa, come si tradurrà chitemmuorto? Impresa ardua, perché nei chivemmuorti c’è tutta l’identità e la storia di un popolo, potremmo scomodare anche i Lari e i Penati d’età romana per spiegare l’importanza di oltraggiare la memoria degli avi del proprio interlocutore (cioè ‘e meglio muorte ‘e chitemmuorto). Poi ci sono quelle espressioni più pop, prese dai classici della canzone satirica come gli Squallor, con alcune perle come cerca un nido per vivere questa rondine in ‘E a murì, Carmè o anche tu tieni ‘mmiezze ‘e cosce ‘na Ferrari e non ci vai, ma qui già è più semplice.

Quel che colpisce è l’immediatezza e la lapidarietà dell’espressione napoletana, senza appello. L’altro giorno, per ragioni organizzative (lavoriamo assieme ad amiche e amici a un festival di cultura italiana qua, che sta andando pure bene ma è tutta n’ata storia), sorge un problema dovuto alla musciaria (lentezza, per voi non partenopei) di una impiegata. Dopo varie insistenze durate tre giorni, nessuna delle cose che le avevamo chieste (tempo da impiegare: minuti 5) era stata eseguita. Parlando con Maria su Facebook, lei, con il suo aplomb partenopeo, mi commenta la situazione con un secco ma pare ‘a sora da ‘a fessa!. Come spiegare a un russo tutte le sfumature insite in tale affermazione? In che modo raccontare il giudizio inappellabile di tale espressione?

C’è da dire che ci abbiamo provato, con Jane Bobkova, seguitissima napoletana di Mosca, a spiegare alcune espressioni nostrane nella lingua di Pushkin e Majakovskij, e qui trovate il video, ormai di qualche tempo fa: http://www.youtube.com/watch?v=q6krds608QU

Forse è proprio vero: tradurre è un po’ tradire, le emozioni non han bisogno di parole, e un chivemmuorto è per sempre.