Emigranti ed immigrati: ma veramente fate?

Emigranti ed immigrati: ma veramente fate?

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@Gianfranco Irlanda

Mattinata grigia, per il calendario è il 7 luglio, ma a Mosca sembra inizio aprile: ‘nu cielo scuro, che ti viene voglia di non alzarti, manco si vengono a scetarti con il caffè due bionde in tutù. Però si deve andare a lavoro, che quella la fatica s’era buona la facevano i preti, e vabbuò. Piove, tira vento, +15, il tragitto fino alla metropolitana è un rosario di chivemmuort in varie sfumature.
Mi siedo in treno, mi connetto sul fantastico Wi-fi che ti inonda di pubblicità ad capocchiam, e apro il Corriere della Sera: e mi esce questo meraviglioso articolo, “Per la prima volta più emigrati che immigrati: e Londra diventa la tredicesima città italiana». Prima reazione: «azz, e dove stavate?». Seconda reazione: «che dice il governo/l’opinione pubblica/la mitica società civile?». In verità, è già dal 2013 che si è fatta la scoperta dell’acqua calda, cioè che migliaia di italiani vanno a cercare come sopravvivere dovunque: a Londra o a Berlino non è difficile sentire accenti di varie parti della penisola e nella sola Mosca si stimano tre-quattromila italiani, un’enormità in un paese dove c’è il visto. Però i dati continuano a essere poco scientifici: si usa l’AIRE, cioè l’anagrafe degli italiani all’estero, e, per dirvene una, il vostro non è iscritto all’AIRE, nonostante stia da anni in riva alla Moscova a intossicarmi le staggioni (per voi non partenopei: le estati). Come me, molti: perché alla fine in alcuni paesi è abbastanza complesso prendere la residenza, mentre all’interno della UE molti non ci pensano nemmeno. Quindi: ma come sfaccimma le fate le statistiche? Andare in giro, fare inchiesta, no eh?
Che dice il governo? Vabbuò, vedi a Matteuccio e pensi a Robertino di Ricomincio da tre, con la differenza che quest’ultimo stev chiuso dint’a casa, Renzi invece ci governa. E a governarci non è solo lui, ma questi elementi di cui ora parleremo. Vi cito direttamente cosa ha detto a ottobre il dott. Mario Giro, già del Pdl, poi con Monti, e sottosegretario agli Esteri. Secondo questo brillante esponente del governo italiano: «Quella degli italiani che si trasferiscono all’estero non è una fuga come chi scappa da guerre e persecuzioni religiose, percorre deserti e mare e arriva a Lampedusa, ma è una scelta» perché poi«gli italiani che migrano all’estero non rischiano la vita, come non l’hanno rischiata i nostri nonni». Per il sottosegretario, bisogna «tenere anche presente che oggi, rispetto al passato, migrare significa spostarsi per mantenere un contatto costante con la famiglia grazie a skype e la possibilità di tornare. Non si parte più definitivamente». Mo’ giustamente, no, via Skype puoi abbracciare i tuoi genitori, ti puoi bere una birra con i tuoi amici, passare una serata romantica (cioè chiavà) con la tua ragazza/il tuo ragazzo (ah no, quello il dott. Giro è della Comunità di Sant’Egidio, prevetarielli vari). Poi lo viene a raccontare a noi: mia sorella lavora a Londra, e il nome del mio trisnonno è nei registri di Ellis Island. Né, duttò, ma che cinema vi siete visto?
La cosa peggiore è come tutto viene sempre raccontato in modo superficiale, senza attenzione, e senza reazione della società civile, questa sconosciuta: secondo i dati della fondazione Migrantes, sono 4.637.000 gli italiani residenti all’estero. Nessuno che ha parenti? O il fatto è che i parenti invece stanno alluccando «hanno stato i zincariiiii» e mettono i like a Salvini?
Voi alluccate, indignatevi, dite che la colpa è dei neri (che, cosa non sorprendente, come evidenzia il rapporto, appena entrano in Italia se ne vanno fujenno, visto che nun ce sta fatica), mentre continuano a dire «shish» e che noi vi siamo vicini via Skype. Anzi, le mie jastemme si sentono pure senza wi-fi.

Giovanni Savino

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