Vasco al San Paolo visto dai vostri smartphone

Vasco al San Paolo visto dai vostri smartphone

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Io e il vero Vasco Rossi all'Arechi dopo il concerto del 2008

Non sono mai stato un grande fan di Vasco, eppure l’ho visto dal vivo almeno 3 volte.
Adoro alcune sue canzoni, in macchina ho Fronte del palco sempre a portata di mano, eppure non ho mai comprato un suo disco.

Stasera avevo i biglietti per il prato e tanti motivi per non andare, primo fra tutti proprio il rispetto per quel prato che tanto amo, eppure… ci sono andato.

Come giustamente faceva notare Valentino, a Napoli manca un vero spazio dedicato ai grandi eventi musicali ed è impensabile che un concerto in uno stadio possa causare tanti problemi, con molta meno eleganza di Valentino però aggiungo una cosa: A Napoli non c’è mai un cazzo!
Sì, ci sono tantissimi concerti di nicchia, tanti piccoli eventi interessanti, un grande fermento culturale e artistico, ma di concerti, di grandi eventi, di momenti Rock spettacolari manco a parlarne. Fino a stamattina ero a Milano, e parlavo con alcuni colleghi che raccontavano che quest’anno non erano andati a vedere gli Slayer o i Metallica perché li avevano visti troppe volte… Noi abbiamo la sola costante di Giuliano Palma all’Arenile e poco altro, per cui piaccia o non piaccia il cantante, uno Stadio pieno per 3 ore di musica è una festa che questa città merita.

Io ci sono andato perché il San Paolo è sempre il mio posto preferito; ci sono andato perché se proprio non deve cantare la Curva A, Vasco Rossi mi sta bene; ci sono andato perché stamattina ho veramente fatto colazione con un toast (anzi due); ci sono andato perché adoro i concerti, adoro il sudore, adoro l’odore di canne e birra, perché adoro l’estetica del vomito creata da Vasco e adoro cantare a squarciagola abbracciando sconosciuti… insomma adoro i concerti.

Appena arrivato l’atmosfera era quella di sempre dei concerti di Vasco degli ultimi 15 anni: 3 generazioni diverse che fanno le stesse cose, chi si siede a terra, chi fuma, chi vomita e collassa in un angolo e chi si fa i selfie Nonostante all’ingresso venissero sequestrati i bastoni per selfie con il supporto  dei cani antidroga  ammaestrati per stasera a fiutare le temutissime astine telescopiche e non gli stupefacenti, qualcuno era riuscito di nascosto a far entrare l’oggetto simbolo del social-edonismo.

Iniziato il concerto il 90% dei partecipanti ha sollevato lo smartphone con telecamera attivata ma non per filmare il palco, visto che con quella luce e da quella distanza, il risultato sarebbe stato del bruciato e qualche sagoma sgranata, ma per filmare il maxischermo di fianco al palco dove veniva proiettato il concerto.
Ora, io sono alto un metro e 90, e ad altezza occhi avevo il triste spettacolo dei vostri smartphone che filmavano un filmato. Possibile che si senta la necessità di condividere le cose senza neanche viverle? Non sarebbe meglio invece di farti un selfie con la tua ragazza infilarle 7 metri di lingua in bocca durante Sally? Non sarebbe più divertente pogare invece di filmarti mentre fingi di farlo?

Lo so, sono diventato vecchio, al punto che ho finito il concerto con la maglietta addosso (e non avveniva dal concerto di Albano a Tocco Caudio) e questo è un discorso trito e ritrito, ma dopotutto anche Vasco è diventato vecchio e la pensa come me. La rockstar nazionale  ha infatti modificato leggermente Vita spericolata per prendere per il culo i selfie-maniaci, quell’Ognuno perso dentro i facebook suoi… suonava tanto come un “Sta canzon’ ven’ a te”.

Non me ne vogliano i fan del Blasco se dico che è diventato vecchio,  ma dobbiamo ammettere che la star di Zocca ha ormai la sua età e forse sarebbe il momento di uscire di scena e restare il mito che è e non continuare a scimmiottare se stesso. Vederlo costretto a fare 5 minuti di pausa fra una canzone e l’altra non è stato un bello spettacolo, e soprattutto i “gestacci” che lo hanno reso famoso a rifatti a 63 anni non lo rendono più un rocker trasgressivo ma lo fanno sembrare lo Zio simpatico alla tombolata di Natale quando esce il 29.

Il concerto ha viaggiato fa alti e bassi, fra il mutismo del pubblico sotto i 35 anni quando ha cantato Sballi ravvicinati del terzo tipo, e la perplessità degli over 35 che ascoltando le canzoni nuove hanno pensato fossero cover di Nek. Il picco di emozione si è aggiunto quando Vasco ha voluto omaggiare Pino Daniele, non tanto per averlo ricordato, ma per come lo ha fatto: guardando in cielo dopo Canzone, il pezzo che dedica sempre al suo amico e chitarrista scomparso prematuramente, quando tutto il pubblico si aspettava il solito “Ciao Massimo!” Lui ha dedicato il concerto a Pino.
In coclusione noi tutti vogliamo ringraziare la corista Clara Moroni per aver chiuso il concerto pubblicizzando il nostro giornale… ‘O Surdat’ ‘nnammurato cantato da lei al San Paolo è stato un bellissimo regalo per la nostra redazione.

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

P.s. non ha fatto Dillo a Luna che è la mia canzone preferita

p.s.s. La prossima volta non ci sarò

P.s.s.s. Lo avevo detto anche l’altra volta