Hermann Nitsch: da Napoli a Palermo contro l’ignoranza animalista

Hermann Nitsch: da Napoli a Palermo contro l’ignoranza animalista

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Hermann Nitsch foto di Augusto De Luca https://www.flickr.com/photos/43573197@N04/

Noi Napoletani non conosciamo Napoli. Non è una provocazione ma una semplice constatazione, conoscere Napoli è impossibile: è troppo varia per ascoltarne tutti gli accenti, per sentirne tutti gli odori, troppo ricca e troppo fantasiosa per conoscerla realmente tutta, per scoprirne ogni meraviglia, tutte le vedute e le bellezze architettoniche, ogni piccola realtà storica o artistica, per conoscere tutti i musei, tutte le opere d’arte e tutte le fondazioni che la rendono una delle città più belle del mondo.

Fra queste realtà che molti ignorano c’è un piccolo gioiello: il Museo Hermann Nitsch. Gestito dalla Fondazione Morra il museo ospita un importante centro di documentazione e ricerca, una biblioteca e una mediateca, ospita mostre e, oltre a essere un punto di riferimento per l’arte contemporanea, custodisce una grande collezione di opere, oggetti e documenti di Hermann Nitsch, l’artista cui chiaramente è dedicato il museo.

In questi giorni sulla mia bacheca di facebook è comparso più volte il link alla petizione su change.org che invitava a boicottare e a chiedere la cancellazione di una retrospettiva dedicata al protagonista dell’Azionismo Viennese perché nelle sue performance vengono utilizzate carcasse di animali, interiora e sangue, e la mostra, secondo gli autori della petizione violerebbe  la “Dichiarazione universale dei diritti degli animali”.

La moda del veganesimo, enfatizzata dall’indignazione da Social Network, ha portato a far condividere questo link e a far firmare la petizione a tanti amici Napoletani e la cosa, oltre a rattristarmi per il bieco oscurantismo del gesto, mi ha fatto incredibilmente sorridere: perché preoccuparsi della mostra temporanea a Palermo e non di quella stabile che hanno in casa?

Forse la risposta è nel primo paragrafo di questo articolo ma non basta, la risposta completa è anche nella superficialità con cui si prendono certe posizioni.

Non voglio parlare qui di Nitsch e dell’Azionismo Viennese, non voglio raccontarvi nulla, voglio solo invitarvi a studiare e a conoscerlo anche perché abbiamo la fortuna di averlo in casa. Dubito che a Palermo ci sia qualcosa in più di foto di vecchie performance che possano urtare l’animo degli animalisti più sensibili. Ma prima di muovere un ulteriore passo verso il rogo di libri in nome di un’altra cieca dottrina vorrei che qualcuno si facesse due domande, cercasse delle risposte e poi eventualmente prendesse una posizione.

Molti si chiedono se questa sia arte e che cosa voglia dire l’opera di Nitsch, rifacendomi al nostro amato Bellavista e alla domanda che giustamente si pone Salvatore (Benedetto Casillo) davanti al Cesso Scardato esposto dal Wasserman in un museo di arte moderna:

“Secondo voi, questo muratore del 3000 che cosa penserà di aver trovato? Un capolavoro? O ‘nu cesso scassato?”

Il cesso scardato, come le carcasse animali usate nelle performance hanno un loro senso, una dialettica, un percorso che ha portato a quella scelta. Può piacere, può non piacere, può sembrare stupida o inutile ma l’importante è che non lasci indifferenti. Nel bene o nel male questa è l’arte, non ha un senso, il senso è negli occhi di chi la guarda che in un modo o nell’altro sarà una persona diversa dopo averla incontrata.

Il muratore del 3000 davanti al Cesso Scardato capirà di essere davanti a un’opera d’arte se saprà riconoscerne il contesto, se avrà avuto modo di capire perché quel cesso è lì, se ci saranno state mostre, percorsi di studio, musei, ricercatori e un impianto culturale che ci permetta di crescere come umanità e capire a cosa siamo davanti. Cancellando la storia che non ci piace non andiamo da nessuna parte e anche la Gioconda sarà considerata Na tavulett’ e lignamm’ e tutta l’arte rimarrà sempre un cesso scardato!

Paolo “Sindaco” Russo

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