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vincenzo de luca

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Anche a Napoli piove

Quando, due anni, fa Paolo Sindaco ed io decidemmo di far nascere questo sito web pensavamo di dover dare voce alla nostra passione comune per la città e quella matta e cromosomica per la squadra azzurra. Non potremmo non essere innamorati di Napoli con i nostri cognomi: un Russo (come l’indimenticato poeta Ferdinando) e un Di Giacomo (di cui mi onoro di portare una ‘ntecchia del suo sangue nelle vene). 

Pensammo di unire questo progetto in un nome: Soldato Innamorato. Quella canzone che da sempre ha unito i tifosi azzurri nei momenti più belli e degna principessa della Canzone napoletana. Perché ci faceva male vedere che allo stadio, invece di utilizzare i cori della nostra meravigliosa Tradizione, si cantavano canzoncine copiate da altri stadi e altre culture. Perché lo Sport, quello vero, è anche identità.  Anzi, il carrozzone del campionato di calcio ci ha proprio insegnato le varie identità regionalistiche su cui si basa la nostra Italia di feudi e coorti. Unire attraverso le differenze, lo sport o fa questo o non è: ci capitava anche in strada quando si giocava tutti insieme, dal figlio del professore o dell’avvocato al figlio del commerciante o dell’impiegato. 

Il problema è che, in questi anni, più nello Stadio San Paolo perdevamo identità e più, al di fuori del catino di Fuorigrotta, si è costruita una narrazione farlocca di una Napoli che non esiste. Una Napoli in cui si discute e ci si bea del pianoforte di piazza Garibaldi (che ora non c’è più), del Corno sul lungomare (che non si farà) e della solita solfa di pizza-spaghetti-mandolino-sfogliatella-mozzarella-vesuvio-pulcinella. 

Una narrazione che il sindaco De Magistris ha cavalcato. Era stato scelto come ex magistrato per ripristinare delle regole, ma su questo fronte ha fatto poco. Vale per tutti l’esempio del numero verde contro i parcheggiatori abusivi al quale prima non rispondeva nessuno e poi, nonostante fosse una bellissima idea, il progetto è stato accantonato. Sono andati avanti invece altri piani, quelli più semplici. Lo sportello per denunciare la discriminazione contro i napoletani, i riconoscimenti pleonastici a Maradona o quelli onorari alla veneta che aveva scritto la letterina banale piena di cliché sulla nostra città. Una sindrome da accerchiamento che non ha ragion d’essere. Iniziative che delimitano Napoli in uno steccato provinciale, se non macchiettistico. 

Paolo ed io non siamo cambiati in questi due anni. Ma ci siamo accorti che la narrazione del borbonismo, dello stereotipo, del cartolinesco, si è inflazionata. Assai.

Ci piacciono ancora la pizza, la sfogliatella o la mozzarella. Ma tutto questo non basta, non ci può bastare. E’ un racconto fasullo se insieme alla vivibilità gastronomica e paesaggistica del nostro meraviglioso territorio, non ci si abbina insieme dei servizi pubblici efficienti. Siamo nella città dove la funicolare in notturna non sappiamo ancora quale sia, dove l’Anm riduce le corse, dove ogni giorno per recarsi ad un appuntamento in metropolitana prendendo la Linea 2 bisogna anticiparsi di molto perché gli orari non sono affidabili e le corse piuttosto rare. 

Non è un ragionamento politico per andare contro ai De Magistris o ai De Luca di turno, sono spunti per cercare di far comprendere che questa narrazione del “Comm è bell Napule”  serve spesso per coprire le inefficienze di chi ci governa. E dai quali non si pretende il tutto e subito o traguardi irraggiungibili, ma dei cambiamenti costanti, pure se lenti. E’ bello il lungomare “liberato”, ma non può essere questo l’unico vanto di un’amministrazione e dei suoi cittadini. E’ bella la Linea 1 della Metro, ma per essere realmente efficiente ha bisogno pure di autobus e altre linee in ferro che siano realmente fruibili. Non vogliamo assolutamente “buttarla in politica”, facciamo nomi e cognomi per non restare in una vaghezza che vanificherebbe il nostro discorso. Potremmo parlare di Iervolino e Bassolino, di Renzi, Berlusconi o Grillo non cambierebbe la sostanza. L’importante è il concetto. 

Da mesi invece notiamo che a Napoli ci si adagia su quello che c’era già 2mila anni fa. ‘O sole e ‘o mare. Nessuna iniziativa viene avanzata per migliorare un po’ tutti insieme, in una città che invece diventa sempre più gretta e incivile. Perché la concezione di tutti noi, troppo spesso, è che tutto ciò che è pubblico non è nostro. Siamo capaci di arredarci case come reggie, ma poi non sappiamo rispettare gli spazi pubblici. E qui non c’entra nulla l’amministrazione, siamo noi. 

E allora, con il passar del tempo, SoldatoInnamorato è diventato un piccolo avamposto per cercare di parlare di Napoli in un modo in cui pochi altri parlano. Possiamo farlo perché non cerchiamo il click facile, non ci interessa. Per noi è un hobby e una passione, non ci guadagniamo nulla. Potremmo certamente impiegare questo tempo per fare uno dei tanti siti che venerano le bellezze di Napoli, del “si è fatto prima a Napoli” o del bidè che a Torino non c’era. Ma a che servirebbe? 

Altrettanto potremmo scrivere di com’è forte il Napoli e creare dei casi di denuncia costante su come invece De Laurentiis (che in città è considerato un “Pappone”) non mantenga gli impegni. Ma significherebbe avere gli occhi foderati di prosciutto non riconoscendo a questo imprenditore di aver fatto dei miracoli in dieci anni. Soprattutto, se rapportati i risultati attuali ai 90 anni pregressi che raccontano ben poche vittorie e praticamente solo quando c’era Lui.

Non siamo cambiati noi. E’ cambiato, molto, il sentire comune e la narrazione della nostra città. Come ad esempio la storiella del napoletano “appestato” che in Italia odiano. Ma quando? Ma dove? Forse in qualche coro indecente negli stadi, ma non è la realtà di tutti i giorni. E’ come manipolare a piacimento le notizie sui migranti che stuprano o rubano. Sono casi che esistono? Certo? Ma da qui a dire che “tutti i migranti stuprano” ce ne passa. O come “tutti i musulmani sono fondamentalisti”. 

Si creano emergenze ad arte. E noi non vogliamo ragionare nella logica delle emergenze, vogliamo ragionare di ciò che vediamo. Ora non vediamo altro che il folklore abbandonare gli stadi e riempire la città. Quando dovrebbe essere l’esatto opposto. Ciò che è serio lo si tratta come un gioco e ciò che è un gioco lo si tratta come fosse una cosa serissima. Allo stadio tutti vestiti di nero, fuori tutti vestiti d’azzurro. Perché? 

SoldatoInnamorato oggi ragiona su queste cose qui. Vogliamo essere contro-narrazione, minoranza, quelli del meno siamo meglio stiamo. Magari siamo dei visionari, ma crediamo che da cose piccole come questo spazio possano nascere altre idee e altri modi di pensare e di ripensare noi stessi. Tra identità e modernità una via bisogna trovarla. Fuori e dentro un campo di calcio. Anche a Napoli, ogni tanto, piove.

Valentino Di Giacomo

Paolo “Sindaco” Russo

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In queste ore in tv e sui quotidiani non si parla d’altro che della possibile scissione del Partito democratico. Il solito, eterno, ricorrente tafazzismo di una sinistra che negli anni è sempre stata incapace di trovare una sintesi tra la sua anima democristiana e quella vetero-comunista. Oltre a tutta la ridda di personalismi. Atteggiamenti e modi di essere che in politica abbondano in tutto l’arco parlamentare senza escludere nemmeno il nuovismo dei 5 Stelle che passa da Di Maio a Di Battista.

E a me le dichiarazioni di De Laurentiis dopo Madrid hanno dato eguale impressione. Così come il Pd si getta INUTILMENTE nello sfascio, altrettanto fa De Laurentiis con il suo Napoli. INUTILI prese di posizione. E’ il gioco, come si dice a Napoli, di “o chi perde”. Vale a dire che non si gioca per vincere, ma a perdere. Come in una partita di tressette. Non si focalizzano le energie per vincere tutti insieme ma, come succede a certi bimbi che giocano in strada, si gioca a vincere da soli. “O io o niente”. E spesso è niente. Si mette nel conto la sconfitta di tutti per far vincere sé stessi.

aurelio e sarriDi tanto in tanto l’Aurelione da Torre Annunziata non manca di lanciare invettive contro la politica. La politica lassista che non sa fare, la questione stadio, Renzi, Meloni, Lotti, Alfano e via dicendo. Ne ha attaccati parecchi di politici De Laurentiis nel corso di questi anni. Alle ultime elezioni regionali in Campania ha lanciato persino non troppo velatamente il suo endorsement per De Luca sfavorendo Caldoro. Eppure De Laurentiis ha dimostrato con quelle parole dal Bernabeu di essere tale e quale ai politicanti che di tanto in tanto gli piace attaccare.

E, quel che è peggio, è che De Laurentiis è incapace di gestire i risvolti mediatici delle sue dichiarazioni. Ha visto la mala parata e subito si è involato per gli Stati Uniti imponendo ai tesserati della sua società un silenzio stampa che eufemisticamente definirei stucchevole. Un dispetto infantile contro chi, GIUSTAMENTE, ha criticato le sue dichiarazioni.

scissione pdPerò non vorrei addentrarmi troppo sulla personalità di De Laurentiis, uomo che non conosco. L’altro giorno, ad esempio, un noto giornalista di Repubblica, Maurizio Crosetti, ha scantonato di brutto su Twitter. Ha scritto: “Non c’era bisogno del Real per conoscere lo spessore tecnico, INTELLETTUALE E UMANO di De Laurentiis”. Ecco ci può stare, così come abbiamo fatto noi anche a mò di sfottò, criticare il presidente per la sua scarsa conoscenza tecnica del gioco, ma di più no. Scantonare sul lato Intellettuale e Umano ci sembra esagerato. Ma, al tempo dei social, va così. E spesso non nascondo che io stesso finisco con il farla fuori dal vaso.

Ad ogni modo il presidente ha fatto come un D’Alema o un Bersani qualsiasi. Una sorta di minacciata scissione. Ha messo in difficoltà davanti a milioni di persone il proprio allenatore generando articoli e articoloni sulla clausola rescissoria di Sarri. Chissà se siano o meno articoli direttamente “suggeriti” dalla società per dare un ulteriore avvertimento al mister natio di Bagnoli, una roba del tipo: “stai calmino perché se vuoi andar via ci devi 7 milioni di euro”.

stazione troisiNon sappiamo come si evolverà questa vicenda. Ma è tutto nato INUTILMENTE. Per personalismi, per portare acqua al proprio mulino, per vincere da soli. Il Napoli, per carità, andrà avanti pure senza Sarri. A mettere i soldini è De Laurentiis (che siano pochi o tanti non ha importanza). Resta l’inutilità del gesto. Come quel folle che entrò a San Pietro per sfregiare la Pietà di Michelangelo. Perché chi agisce da solo, senza pensare agli altri, è un ladro di bellezza. E Sarri, con il suo gioco, di bellezza ce ne ha regalata tanta.

Ecco, Lello Arena (alias Tonino), come in Scusate il Ritardo, avrebbe detto sia alla combriccola del Pd che ad Aurelio… “Non litigate”. Ma Aurelio rompe e paga, tanto i cocci sono sempre i suoi.

Valentino Di Giacomo

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Forza Napoli, squadra e città nel 2016

Senza Pino. E’ iniziato con uno dei maggiori lutti della storia di questa città il 2015 dei napoletani. Eppure, a distanza ormai di un anno, si può dire con certezza che in realtà Pino Daniele non è mai andato via. Certo, ci è mancato e ci mancherà che il nostro “Lazzaro felice” non potrà più regalarci nuove canzoni, nuovi album e nuovi concerti, ma ci siamo tutti accorti che Pino era già un pezzo di questa città e che continuerà ad esserlo. Chi prima aveva per sottofondo della propria vita le sue canzoni continuerà a riempirsi l’anima con le sue melodie. Il 6 Gennaio scorso la struggente Napul’è cantata da tutto il San Paolo in un brivido di emozione che ha fatto passare persino in secondo piano la sconfitta casalinga contro l’odiata Juventus. A Settembre una via del centro gli è stata dedicata tra immancabili polemiche di muri sporchi. Poco prima qui su soldatoinnamorato, insieme a NapoliEvviva, abbiamo organizzato un flash mob per Pino quando i fan si sono affacciati alla finestra facendo risuonare per le strade le sue melodie: sono giunti video da ogni parte del mondo, da Londra a Mosca, da New York a Caivano. Più di tutto il 2015 resterà l’anno senza Pino.

Il 2015 della città è stato invece un anno di recrudescenza di camorra. Soliti omicidi, solite storie, ma con una novità. A perdere la vita per mano della malavita è stato anche Genny, ragazzino di 17 anni della Sanità. Resta un omicidio che alimenta interrogativi e quando a cadere a terra è un ragazzino di quella età non è possibile perdere tempo a pensare se Genny avesse commesso qualche atto per attirare su di sé le attenzioni della camorra. A 17 anni uno Stato che fissa nella sua Costituzione determinati principi e valori non può consentire che la malavita strappi dal mondo un ragazzo di quella età che viveva a pochi passi dalla casa natia di Totò. E invece, attraverso la parlamentare Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, si è persino parlato di genetica criminale dei napoletani.  Intanto la camorra per rendersi più inafferrabile assolda sempre di più ragazzini come Genny condannati dal semplice fatto di vivere in quartieri dove è più semplice entrare in contatto con certi ambienti.

Di questo 2015, ricordando sempre altre parole della parlamentare “sociologa”, ricorderemo anche il termine “impresentabile“. Tra questi è stato inserito anche il nuovo governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Sia a Napoli che in Regione il sindaco De Magistriis e lo “sceriffo di Salerno” hanno problemi con la Legge Severino, quella che ha già estromesso dall’attività parlamentare Silvio Berlusconi. Restando alla politica è stato anche l’anno del “mi candido” di Antonio Bassolino: l’ex sindaco e governatore si appresta a correre alle primarie del Pd per giocarsi la corsa alla poltrona di Palazzo San Giacomo. Nel 2016 capiremo se il Partito Democratico gli consentirà di farlo.

E restando sempre in tema con la politica il 2015 è stato anche l’anno della querelle tra De Magistriis e De Laurentiis per la questione stadio. Ma in realtà questa diatriba dura da anni e, purtroppo, crediamo che continuerà anche nel prossimo anno. Parlando di stadio è stato anche l’anno dove il tifo del San Paolo ha confermato di essere in una penosa involuzione. Se già non si tifava più come un tempo, con il folklore praticamente scomparso perché gli ultrà non lo accettano, alla prima di campionato contro la Sampdoria c’è stato anche un accoltellamento. Poi i cori contro De Laurentiis, le voci su Higuain puttaniere, l’empolizzazione che si stava materializzando per mano del nuovo tecnico Maurizio Sarri. Qui ci siamo detti sin dal primo giorno sarristi. E abbiamo tenuto duro anche quando i risultati non arrivavano contro Sassuolo, Empoli e Sampdoria. Oggi tutti sono innamorati di Sarri, quasi nessuno più critica De Laurentiis, Higuain non è più svogliato e incallito puttaniere. Sono spariti pure i rafaeliti, volatilizzati, visto che pure a Madrid il corpulento tecnico non se la passa bene. Finché i risultati terranno resterà così, ma siamo certi che gli sputa-rabbia e sputa-sentenze sono in agguato e ritorneranno ai primi passi falsi che speriamo non arriveranno.

Questo 2015 che si chiude è stato per noi quello della nascita di questo sito web, soldatoinnamorato. Lo abbiamo creato per passione, al momento non accettiamo – come potete constatare – nessun genere di pubblicità. Un sito creato per parlare della nostra città, con orgoglio, però senza quella insopportabile vena autocelebrativa che insiste immotivatamente da altre parti. Chi è orgoglioso è anche coraggioso: e coraggio oggi a Napoli vuol dire anche guardarsi allo specchio e ammettere i propri errori, senza nascondere sotto il tappeto i tanti problemi che pure ci stanno. Certo, la stampa e le tv ci dipingono spesso peggio di come siamo e di come è realmente la città. Dai Giletti, agli Abete come ben ha scritto Luca Delgado. Però non è con il vittimismo che si andrà avanti nel prossimo anno e in quelli a venire. Né è pensabile andare avanti con quelli di “Come era bello il Meridione prima dell’Unità d’Italia“, scaricando così responsabilità anche nostre esclusivamente su altri. Insomma questo è un sito di innamorati di Napoli, ma senza fondamentalismi inservibili, senza quella “superiorità razziale” che oggi abbonda in maniera impressionante sui social. Come se bastasse nascere a Napoli per essere e sentirsi migliori di altri. Semmai essere napoletani, proprio in virtù di questo amore irriducibile che ancora dura attraverso l’identità e l’orgoglio in tanti cittadini, implica una responsabilità maggiore: un cercare di essere migliori non solo per se stessi, ma proprio per rispetto di questo folle amore. In fondo, girando un po’ per il mondo e per l’Italia, la più grande ricchezza di questa città resta ed è proprio la sua identità che invece da altre parti scompare sotto le spinte lente e inesorabili della globalizzazione che qui attecchisce meno che altrove.

In questi mesi soldatoinnamorato è diventato un sito seguito. Niente di eccezionale perché è trascorso poco tempo dalla sua creazione, ma fa piacere che personaggi come Nino D’Angelo ci seguano. Così come Tony Tammaro, Radio Crc e Radio Marte, i maggiori quotidiani, sportivi e non, ci citano per le nostre iniziative. Oppure che un direttore e giornalista che ha fatto la storia, come Enrico Mentana, ci conceda in esclusiva delle interviste. Fa piacere poi essere diventati un punto di riferimento e una cassa di risonanza per la tanta buona musica che viene creata e prodotta in città attraverso i The Collettivo, i Gnut, Daniele Sepe, Capone e i Bungt e Bangt, Epo e tanti tanti altri.

Anche il prossimo anno cercheremo di rispettare la fiducia dei nostri lettori, evitando titoli sensazionalistici per notizie inesistenti (come purtroppo accade sempre più spesso da altre parti) e restando fedeli ad una linea editoriale libera e scevra da catalogazioni. Continueremo ad esprimere le nostre opinioni, spesso differenti anche all’interno della nostra stessa redazione, ma pubblicheremo tutto, senza censure di sorta. Perché leggere opinioni differenti, anche divergenti, è la vera ricchezza dell’informazione.

E a questa città che amiamo, a voi che ci leggete, a Pino che resta nei nostri cuori dedichiamo questo sole magnifico di fine dicembre. Un sole che speriamo riesca ad illuminare sempre di più le ricchezze uniche e veraci che ancora vivono in questa terra nostra così piena di contraddizioni, di vita sfacciata, di emozioni continue. Buon anno soldati! Forza Napoli Sempre, città e squadra! Tanti auguri guagliù.

vDG

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Personaggetti in cerca di visibilità

Rosy Bindi

La camorra è un elemento costitutivo di Napoli“. A dire la “sfortunata” frase è Rosy Bindi, parlamentare e presidente della Commissione Antimafia. La frase di per se’ è quella che è, ma guai a toccare la suscettibilità e l’orgoglio dei napoletani. Piene sono le pagine web e di giornali di presunte “offese” al popolo partenopeo e di conseguenti reazioni sdegnate che ormai non si contano più.

Ma la Bindi con Napoli e la Campania in generale deve avere qualche conto in sospeso. Fu lei a forzare la mano lo scorso maggio, due giorni prima delle elezioni amministrative, per produrre una “lista di proscrizione” dei cosiddetti “impresentabili”. E tra questi figurò pure l’attuale presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che col suo fare la definì un “personaggetto”. Oddio… Chi scrive davvero non ricorda se questa frase fu pronunciata dal governatore o da Maurizio Crozza, in qualcuna delle sue scompiscianti imitazioni dello “sceriffo di Salerno”.

Non ci appassiona la polemica. Sono chiacchiere. Tanto più che a rispondere alla Bindi siano stati vari e ameni personaggi della politica cittadina e nazionale.

Però è quasi divertente questa cosa dei napoletani. Davvero ci sentiamo un’etnia a parte. Eppure ormai persino la Lega di Salvini viene schifosamente a cercare voti dalle nostre parti e il bersaglio del razzismo siamo più raramente noi, ora i “preferiti” di certe “menti illuminate” sono i disperati che vedono anche la nostra città come “nord del mondo”, un punto di arrivo. Forse non sarà questo il caso, ma ancora non lo abbiamo capito che questi “personaggetti” cercano visibilità sulla nostra città?

In fondo siamo una delle poche città italiane che ha ancora un’identità, un sentire comune, tradizioni da santificare. Poi se per gli altri questo è “camorra” lasciamoglielo pensare. Per capire i napoletani bisogna sentire come i napoletani. Altra via non c’è. In una puntata di “Porta a Porta“, Bindi disse a Berlusconi che lei non era una donna “a sua disposizione”. Ecco, neanche Napoli è una città a sua disposizione, signora Bindi!

Valentino Di Giacomo

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E' sultanto pe dispietto

Ma perché se è sempre fatto o è sultanto pe dispietto”. Recita così “A città ‘e Pullecenella”, testo cult di Claudio Mattone del 1992. In fondo è vero, il napoletano spesso campa a dispetto di tutti. Se un napoletano non viene messo nella condizione di fare o vivere come vuole allora reagisce di “schiattiglio”: quella che potremmo definire una reazione uguale e contraria ad un’azione che si subisce.

Nella categoria “campare a dispetto” si inscrivono diversi comportamenti più o meno in uso in città, tutti modi di fare che spesso contravvengono alle regole di una società che viene vista come nemica, contraria alla libertà individuale. Fanno parte delle reazioni di “schiattiglio” l’andare in moto senza casco, non fare il biglietto sui mezzi pubblici, cantarsi da soli allo stadio cori sul Vesuvio. E potremmo continuare con altre decine di esempi tra i quali ci metterei anche il fischiare la squadra a partita in corso. Il comune denominatore è racchiuso in una frase: “Tu Stato (potere) non mi metti nelle condizioni di agire liberamente, anzi mi metti i bastoni tra le ruote? E allora io me ne fotto di te e, anzi, oppongo una mia resistenza”. Questa resistenza è spesso un gesto consapevolmente velleitario. L’andare in moto senza casco, per esempio, non nuoce a nessuno se non a se stessi, ma è un modo per contravvenire alla regola di un potere non riconosciuto.

Di Aurelio De Laurentiis si dice spesso sia un “pappone romano”. E invece Aurelio ha nella caratteristica della “reazione per schiattiglio” un suo picco di napoletanità. E ne sono testimonianza le ultime mosse che il presidente del Napoli ha compiuto.

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Benitez vuole andar via? E allora Aurelio va in Spagna per convincere Emery a venire a Napoli. Perché Emery? Perché era uno degli allenatori che, a differenza di Benitez, aveva vinto l’Europa League. Un altro allenatore con cui dare seguito all’internazionalizzazione che DeLa voleva portare avanti, con Rafa o senza. Poi le cose sono andate diversamente, Emery non è voluto approdare in azzurro. Allora DeLa, sempre per schiattiglio, avrà detto: “Pensate che posso fare bene solo con un allenatore internazionale? Ora prendo un piccolo allenatore da una piccola società e vi faccio vedere chi è Aurelio De Laurentiis”. E così ecco la scelta di Sarri.

De Laurentiis ha avuto poi diversi alterchi con Lotito negli ultimi anni. Ha appoggiato il presidente della Lazio nelle battaglie di Lega, ma sempre senza molta convinzione. Il rapporto controverso tra il presidente del Napoli e quello biancoceleste ha poi ha avuto il suo epilogo sul campo, quando la Lazio è riuscita a strappare agli azzurri l’ultimo posto disponibile per l’accesso ai preliminari di Champions League. Reazione di De Laurentiis? Ecco arrivare come direttore sportivo Cristiano Giuntoli. Perché proprio Giuntoli? Forse perché l’ex Ds del Carpi è stato colui che più di tutti è riuscito a “schiattigliare” Lotito. Giova ricordare le ormai celebri intercettazioni di Lotito nelle quali osteggiava la promozione in serie A del Carpi, salto di categoria poi avveratosi anche grazie all’ottimo lavoro di Cristiano Giuntoli.

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Alla voce “schiattigli” non può non essere annoverata l’interminabile querelle sullo stadio tra il Napoli e il comune. L’ultima mossa di Don Aurelio è stata inviare la Polizia per un sopralluogo nell’impianto di Fuorigrotta finalizzato a compiere accertamenti sull’allestimento del palco di Vasco Rossi. Secondo Aurelio (e anche a quanto emerge dalle immagini) il manto d’erba del San Paolo risulterebbe fortemente danneggiato. Tra Aurelio e Giggino De Magistriis è lunghissima la sequela di schiattigli, ai quali spesso ha replicato proprio lo stesso sindaco di Napoli. E dire che il connubio tra sindaco e presidente era iniziato nel migliore dei modi.

Restando agli schiattigli presidenziali in salsa politica, De Laurentiis ne ha fatti anche all’ex governatore della Campania, Stefano Caldoro. Memorabili, nel pieno della campagna elettorale, gli endorsement per l’avversario di Caldoro, Vincenzo De Luca. Quanto durerà l’idillio tra il neo-governatore eletto (del quale si capiranno le sorti nei prossimi giorni) e Aurelione non è dato saperlo.

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Alla faccia della definizione così in voga di “pappone romano”, insomma Aurelio sembra avere questo modo di fare tutto napoletano: la reazione di dispetto. Vedremo questa strategia quali frutti porterà. Sullo stadio la nostra sensazione è che la “guerra” continuerà ancora per lungo tempo. La costruzione o la ristrutturazione dello stadio sarebbe un successo che De Laurentiis non vorrebbe concedere a De Magistriis. Proprio per questo Aurelio qualche giorno fa dichiarò che “probabilmente aspetteremo l’elezione di un nuovo sindaco”. Con le elezioni fissate al prossimo anno vuol dire attendere ancora tanto per l’avvio dei lavori, sempre che De Magistriis non ottenga la riconferma in nuove elezioni per essere nuovamente il primo inquilino di Palazzo San Giacomo.

Di schiattiglio in schiattiglio, di certo i tifosi del Napoli si augurano che a Don Aurelio riesca il dispetto più grande: quello compiuto alle società del nord. La vittoria di un tricolore sarebbe lo “schiattiglio” più bello da compiere. Non c’è che aspettare qualche provocazione e chissà che Aurelio non ci regali questa soddisfazione. Laddove sembra mancare progettualità, il napoletano campa a dispetto di tutti quanti. Pe dispietto pe dispietto, è sultanto pe dispietto. Pure Aurelio.

 

Valentino Di Giacomo

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