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L'amara verità

Avete visto il titolo e avete pensato: “Fammi vedere questo fesso dove vuole arrivare”. E allora ve lo spiego. Milano è più bella di Napoli e i milanesi sono meglio dei napoletani. E’ così e non può essere altrimenti. Me ne accorgo ogni volta che vado nel capoluogo lombardo. Ci sono ritornato per fare una bella intervista che qui su SoldatoInnamorato vi mostreremo tra qualche giorno. Certo, nella città meneghina non ci sta il Vesuvio e il lungomare (per giunta liberato), fa freddo già ora che noi andiamo ancora a mare e d’inverno ci si puzza del santissimo freddo. Per non parlare della nebbia eh! 

Ecco, spazzati via tutti i cliché, ora possiamo ragionare. Ah, non ho parlato di pizza, sfogliatelle, caffè e mozzarelle perché qualche fesso che importa o qualche “emigrato” lo si trova. 

A Milano sono civili. Te ne accorgi dalle scale mobili in metropolitana: chi vuole andare con le proprie gambe cammina a sinistra, chi si sfasterea si ferma a destra. Ora pensate a tutte le (rare) metropolitane perse a Napoli perché da capre ci si mette tutti fermi sia a destra che a sinistra.

Ah, a Milano le metropolitane passano come la leggenda di Mussolini sui treni in orario.

Puoi arrivare da un punto all’altro della città senza mai abbandonare la Milano tube. Sui marciapiedi difficilmente becchi qualcuno che si ferma come un coglione al centro impedendo agli altri di passare o due persone che si piantano a chiacchierare nel bel mezzo. Si chiamano MARCIA A PIEDI, quindi camminano. Se devono guardare una vetrina ci si fermano davanti lasciando passare chi deve proseguire la propria passeggiata. 

A Milano difficilmente si trovano quei puzzati di fame che incontriamo sulle nostre tangenziali che per non comprare una lampadina (che costa dai 3 ai 30 euro) marciano con gli abbaglianti appicciati. A Milano il rosso è rosso, il verde è verde. Chi viene da destra ha la precedenza. 

A Milano il Comune aiuta il cittadino in tutto: dalla scuola, agli asili nido, alla sanità. Se vai in ospedale dicendo che hai dolore ai reni non ti liquidano – senza fare nessun accertamento – dicendo che è un’infezione e ti prescrivono medicinali, a tentativo. Se a Milano hai i calcoli renali – come ho dovuto scoprire io attraverso esami privati perché all’ospedale San Paolo di Napoli al pronto soccorso teneno che fa e quindi al massimo ti palpeggiano la parte – ti fanno le ecografie e cercano di capire che tieni. Gratis. 

A Milano sanno vendersi pure quello che non tengono. La nostra via dei Mille è assai meglio della gettonatissima via Montenapoleone. Ma Milano è “la capitale della moda”, nonostante a Napoli ci sono tra i migliori stilisti del mondo: chiedere a Isaia, Kiton o a Marinella. 

Noi invece ci siamo assuefatti al cliché che loro devono avere l’organizzazione e noi poiché pensiamo di essere bravi, intelligenti, simpatici (e soprattutto furbi), dobbiamo campare con quello che il Padreterno ci ha dato. Uno stereotipo alimentato da film di merda come Benvenuti al Sud o Benvenuti al Nord con il sempre pessimo Alessandro Siani che personalmente mi fa artisticamente schifo proprio per quella maschera del napoletano co ‘o core bbuono. Che poi vi do una notizia: se viaggiate un poco troverete città che sono naturalmente altrettanto belle come Napoli. Faccio solo qualche esempio:  Lisbona, Rio de Janeiro e Istanbul. E popoli meravigliosi ovunque, basta saper cercare.

Insomma in virtù della bellezza noi dobbiamo sopportare l’inciviltà, la maleducazione, la disorganizzazione. E in fondo lo consideriamo il giusto prezzo per godere delle bellezze di Napoli. Magari beandoci delle storie di Bellavista che alla Rinascente “si praticano solo prezzi fissi” e che i vari Cazzaniga sono una maniata di imbecilli. I furbi siamo noi. 

Per anni mi sono beato pure io della bellezza della mia città. Considero valore (per dirla con il napoletano rinnegante Erri De Luca) fare come oggi che al 4 ottobre posso ancora farmi i bagni a mare. Anche questa è vivibilità, lo penso e continuo a pensarlo. Come penso pure che Napoli sia meglio di Roma in tutto e per tutto avendo abitato nella capitale per diversi anni. 

Ma proprio perché “la base” l’abbiamo, noi che ci crediamo così furbi, non sarebbe invece intelligente costruire tutto il resto? Basterebbe semplicemente avere rispetto degli altri ed educazione. Quella stessa educazione che i napo-milanesi sanno avere quando si trasferiscono al Nord: il napoletano – per usare un altro abituale cliché – che quando va a Milano non butta la carta a terra. Non la butta perché a Milano hanno creato un valore che è quello della civiltà, del rispetto, dell’educazione. Tutti valori che noi invece abbiamo buttato nel cesso perché si deve guidare con il faro scassato e restare fermi a sinistra sulle scale mobili. 

Forse se invece di perdere tempo sui social a bearci delle nostre bellezze, provassimo a renderle fruibili e magari crearne di altre, saremmo veramente un grande popolo. Una città bella, vivibile e, per giunta, senza nebbia. Perché non è vero – come è comodo credere – che la colpa è solo dei politici, della politica, dei mariuoli in Parlamento. Vuole farcelo credere pure il sindaco a cui piacciono i corni giganti su via Caracciolo e le lettere strappalacrime che valgono medaglie d’oro di banalità. La colpa è nostra che in fondo abbiamo una città abitata per gran parte da stupidi, incivili, miserabili e ignoranti. Che per giunta pensano pure di essere furbi. 

Milano è meglio di Napoli. E gli abitanti di Milano sono meglio di quelli di Partenope. Fatevene una ragione. Altrimenti proviamo a cambiare.

Valentino Di Giacomo

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Il 2015 ci ha salutato con una novità da parte della Regione Campania: trasporti gratuiti per studenti fino ai 26 anni e con un determinato isee.
Il 2016 ci ha accolto con una delibera del comune di Napoli nella quale si bloccava il traffico per diminuire la soglia delle polveri sottili. Poi ha inziato a piovere e la delibera è stata ritirata per ripristinare il vecchio piano della circolazione.
Ed intanto, in provincia, una firma su un protocollo d’intesa impegna (in che modo? non si sa) i sindaci di Pomigliano, Acerra, Brusciano e San Vitaliano a far si che si trovi una soluzione (quale? non si sa) all’alto tasso di polveri sottili che ci sono in questa area.

Che cosa c’entrano tutte queste notizie tra loro. Forse nulla. Forse no. Forse un filo rosso tra loro c’è. Le novità sono sempre ben accette, soprattutto quando vanno a toccare istanze importanti come quelle del riconoscimento di un diritto quale la gratuità della mobilità per i soggetti in formazione.
Stabilito questo, però, mi domando: come si può assicurare un servizio, se il servizio manca? Perchè è fantastico immaginare che la maggior parte degli studenti viaggerà gratis, ma le condizioni in cui viaggeranno, saranno comunque rispettose e a norma?
E quindi, come si può pensare di risolvere il problema delle polveri sottili e di attuare delle vere e proprie rivoluzioni nel modo di vivere della popolazione napoletana e dell’hinterland vesuviano se i mezzi per poterle mettere in pratica scarseggiano?

La salute prima di tutto, è lo slogano di molti. Ma i criteri per una vita sana ed equilibrata rispetto a quali parametri dobbiamo sceglierli? Perchè mentre per le polveri sottili c’è una soglia scientificamente provata che non deve superata, per i disagi da “intossicazione per ritardo del trasporto pubblico”, la soglia esiste?

Forse ho posto un po’ troppe domande. La cui risposta penso che sia quanto più scontata possibile.
Iniziare una vera e propria rivoluzione nel modo di pensare il trasporto che non consiste nel blocco del traffico o nelle targhe alterne, palliativi e semplici anestetici.
Le auto non devono essere abolite, ma bisogna far percepire che c’è un’alternativa. Per rendere questa alternativa reale c’è bisogno, non di firme di protocolli d’intesa che andranno ad attuare cose nel tempo del mai, ma pratiche concrete come progetti di bike sharing, car sharing e un piano che renda il trasporto pubblico campano un orologio svizzero. Molti esperimenti in questo senso sono stati attuati e la popolazione, se coinvolta, ha risposto con enorme successo.

Globalizziamo la puntualità, non l’inquinamento.

Chiara Arcone

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Quei minuti che non ritorneranno più

treno

Ci sono parole che no, proprio non possono essere non dette. Parole nette, parole chiare, parole che riescono a rappresentare con limpida figurazione i nostri sentimenti. Ecco, se dopo una giornata di lavoro, di stress, di rotture di scatole, hai proprio quella voglia matta, quella necessità di ritornare a casa, di rilassare i pensieri, di riabbracciare la tua famiglia. Si, una di quelle giornate in cui però tra te e la meta si frappone quella fantastica azienda che tutti noi ben conosciamo: TRENITALIA. E così tu sei lì che fai le corse per andare in stazione, ci sei, il tuo treno sul tabellone compare, sembra tutto ok, sei quasi tranquillo. E poi ti avvicini al treno, quel bellissimo Intercity e ti accorgi che IL VETTORE LOCOMOTORE NON C’E’! Del treno ci stavano tutte, tutte le nove carrozze, ma non quella che doveva trainarle e portarmi a casa. Ecco, allora in una giornata come questa, ci sono parole che non possono non essere dette. E quella parola è… birichini!!

Eh già perché pure se la parola non è quella, anche dopo una giornata di lavoro in cui stai ucciso e che sei arrivato a casa con oltre un’ora di ritardo, hai conservato quel minimo di lucidità per ricordarti che questi hanno un ufficio legale che a dir poco può richiedere le tue terga in pegno e usarle come meglio gli pare…

Vorrei solo significare a questi rispettabilissimi signori, a nome di tutti i poveri cristi che come me usano i loro bellissimi treni, che ogni giorno sono loro a rubare la vita alle persone. Quante ore, quanti minuti, quante attese in cui ti senti ostaggio sui loro fantastici treni. Magari senza nemmeno l’aria condizionata (è successo la settimana scorsa) e non sai con chi prendertela perché nemmeno quei poveri cristi dei controllori non passano per non prendersi i “birichini” dalla gente.

Gente che ruba la vita. Quell’ora in più di oggi sarebbe servita ad un ipotetico Mario per andare ad un appuntamento di lavoro, a Luisa per stare un’ora in più abbracciata al suo ragazzo, a Luigi per tornare a casa e giocare con il figlioletto, a Lucia per andare a prendersi un gelato sul lungomare, a Salvatore per scrivere una poesia. E invece no, ore, minuti di vita saranno per sempre ostaggio di Trenitalia.

Che poi, cari birichini, ma se il treno partiva da Roma e avevate una giornata sana sana per prepararlo quel maledetto vettore, cosa è successo? Perché poi nessuno ti dà una spiegazione, il treno se non fa ritardi esagerati non ti viene nemmeno rimborsato il biglietto. Che poi – vedere quanto detto prima – quanto dovreste rimborsare per aver sottratto tempo dalla vita delle persone?

Ma vi rendete conto di quanto sia importante, non solo per l’economia di un Paese, ma per la vivibilità di un popolo poter contare su un sistema di trasporti un minimo regolare? Per non parlare di autobus, metropolitane, cumane e circumvesuviane di cui ha scritto Paolo Sindaco Russo proprio questa mattina a proposito di Bagnoli…

E allora magari quella parola non la dirò, ma una sigla posso permettermela? E allora ve lo dico con tutto il cuore, con tutto il fiato che ho in gola ciò che ho potuto solo sussurrarmi a mente mentre aspettavo che partiva quel fantastico treno: ma AFMK!! A voi, a chi vi ha messo in quei posti di responsabilità, a chi non vi ha dato il senso del dovere e la coscienza da cristiani di saper fare il vostro mestiere rispettando chi, come voi, è una persona. Centinaia di persone, di ore e di minuti che si vanno perdendo e non ritorneranno più. Li avete presi voi.

Sperando sempre che – come diceva Troisi- prima o poi ci sarà un Mussolini capostazione.

Twitter: @valdigiacomo

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