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Non ci sarai più e lasci dietro di te miriadi di ricordi. Non avevi più lo smalto di un tempo e nessuno più sapeva apprezzare la tua bellezza come facevano prima. Prima, quando tutti parlavano di te ed eri protagonista assoluta persino al cinematografo. Sei stata rimpiazzata da forme più moderne ed anche più semplici, la tua complessità mal si abbina ai ritmi del nostro tempo. Ciao Signora Schedina del Totocalcio che te ne vai con il tuo profumo industriale e con le tracce di inchiostro che talvolta lasciavi sulle mani.

Ricordo le mani di papà su di te nei pomeriggi quando si ascoltava ancora la radio. Eri uno strumento di meditazione. Oltre alla giocata, sulla destra, ci si potevano scrivere i risultati parziali e finali. In tempi più recenti nacquero “i sistemi” e persino il “totoamici” che proprio nel periodo di Natale dava al più bravo e fortunato la possibilità di vincere un cesto di leccornie natalizie esposte nei bar e nei vecchi “Sali e Tabacchi”. 

Ci siamo amati tanto pure quando eri vendicativa, come quando con un gol del portiere cremonese Rampulla tramutasti un 13 in un 12. Fino a qualche anno fa ti giocavo quando c’erano le partite delle nazionali: un 13 ricordo mi valse meno di 90 euro perché il tuo Montepremi non era più quello miliardario che poteva cambiare destini e vite di una famiglia intera. E allora fu introdotto anche il 14. Poi, per farti stare al passo con i tempi, ti abbinarono al Totogol. Era il segno che non reggevi più i ritmi delle migliaia e migliaia di ricevitorie del calcioscommesse, prima illegale e si chiamava – come ben sappiamo a Napoli – Totonero. 

Avrebbero almeno potuto concederti un’ultima giornata di gloria. Un’ultima schedina da giocare con un montepremi milionario prima del tuo congedo. Chi ha più di 30 anni avrebbe potuto salutarti per sempre in modo dignitoso. Ma, ripeto, il nuovismo dei nostri tempi non fa più per te. Vogliono archiviarti senza neppure concederti un’uscita di scena come meriti. 

Avevi tutto per farti amare: facevi fare sogni inimmaginabili. Con te in mano abbiamo tutti sperato in nuove case, auto, attività, viaggi. Giocavamo una “macchia” in una doppia o in una tripla solo per poter concedere ai sogni una strada più larga da percorrere. Eri la speranza fino all’ultimo secondo quando Ameri, Verna o Cucchi stabilivano da Tutto il Calcio Minuto per Minuto che ogni sogno era rimandato almeno di una settimana. 

Diventavi argomento di discussione nelle scuole o negli uffici al lunedì mattina. Il compagno di classe o il collega che raccontava le peripezie del suo 11, limite beffardo all’incasso di una vincita. Ci hai fatto compagnia per chissà quante settimane e ti avevamo dimenticato. Ti ricordiamo ora, quando ci stai per lasciare perché anche nella vita succede spesso così con i grandi amori.

Sarà pure più semplice, più immediata, più accessibile. Eppure una martingana non avrà mai la tua eleganza e la tua poesia. Sei stata la regina del ‘900 nel tuo settore. Neppure il milionario Superenalotto ha il tuo appeal perché indovinare dei numeri in sequenza è solo fortuna sfacciata, fare il 13 al Totocalcio creava quel mix tra capacità e Dea Bendata. In due ore il tuo destino, insieme al nostro, cambiava al ritmo dei gol. E qualche rete sbagliata che ci aveva fatto perdere potevamo vederla solo dopo le 18.10 con Paolo Valenti e il suo Novantesimo minuto. 

Per noi ora ci sono solo minuti di recupero, con un risultato ormai compromesso. Ti abbiamo amato tanto, almeno tre generazioni, resterai sempre parte di noi. Ciao Schedina!

Valentino Di Giacomo

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