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Il caso

Gentile ministro,

è lodevole il suo annuncio di voler imporre «tolleranza zero» per la violenza negli stadi. Un problema, quello della sicurezza e della inciviltà nel corso delle manifestazioni sportive, che si trascina da anni e che troppe volte è stato affrontato solo a colpi di slogan e misure inefficaci. «Metterci la faccia» – come lei ama dire – dopo tanti fallimenti passati non sarà certamente un’impresa semplice, eppure ciò che non si comprende è da quale prospettiva lei si appresta ad affrontare questo tema. In questi giorni ha, ad esempio, equiparato i cori insultanti nei confronti delle madri dei calciatori agli ululati razzisti. Una similitudine forzata che già prevede anche giuridicamente due differenti imputazioni. Per l’offesa alle madri si tratta di diffamazione e, se mi consente la boutade, neppure sempre dal momento che tra i calciatori, come pure tra i giornalisti o persino tra i ministri, non tutti possono giurare di avere genitrici pudiche. Quanto agli ululati razzisti si tratta di discriminazione: si offende una persona per il suo essere. È una discriminazione ontologica che mortifica un nero solo perché nero: condizione immodificabile. Tra l’altro, come lei ben sa, l’umanità non ha mai messo in pericolo la propria stessa esistenza a causa di semplici insulti. Mentre le pagine più buie della storia si sono avute con leggi razziali, pulizie etniche, apartheid. Come può quindi mettere sullo stesso piano due fenomeni così distanti tra loro e con conseguenze così differenti?

Tra le sue dichiarazioni c’è poi una colpevole lacuna che omette quanto sta accadendo recentemente nel nostro Paese. L’assalto ai napoletani all’esterno di San Siro nel giorno di Santo Stefano è solo l’ultimo episodio che vede i partenopei attaccati per il solo fatto di essere napoletani. Un attacco perpetrato da ben tre tifoserie, una persino estera. Anche qui, come vede, è un problema che attiene all’essere in quanto essere. Evidentemente non è bastata neppure la morte del giovane napoletano Ciro Esposito, ucciso con un colpo di pistola da un ultrà neofascista della Roma appena quattro anni fa. Di finali di Coppa Italia se ne sono giocate a decine all’Olimpico di Roma negli ultimi anni, eppure di assalti di tifoserie non coinvolte neppure nella gara (si giocava Napoli-Fiorentina), ne è avvenuto soltanto uno.

Episodi di truce violenza che seguono i cori beceri che si ascoltano in quasi tutti gli stadi italiani ogni domenica. Non le sembra un valido esempio di come dalle parole è breve poi il passo per andare all’azione? Anche sui cori contro i napoletani, da anni ascoltiamo il refrain del «Vesuvio lavali col fuoco», un coro insopportabile per l’augurarsi la distruzione di un popolo per mano di un’eruzione, ma ancor peggio per quel «lavali» che ancora una volta pone i napoletani come «sporchi, colerosi e terremotati». Canzoncina che lei ben conosce e per la quale più volte ha cercato di scusarsi per averla proferita lei stesso in pubblico. Perché è vero che spesso il tifo da stadio fa emergere il peggio di noi stessi. Parlo anche per me che, non occupandomi professionalmente di sport, da tifoso malato, sono solito vedere le partite del mio Napoli nella mia curva B invece che in tribuna stampa. Anche lei frequenta lo stadio, immagino il suo disagio, nel sentire certe bestialità quando va a vedere una partita. Capita anche a me. Ad esempio al San Paolo, tifoseria molto spesso corretta, provo insofferenza quando prima dell’inizio della gara gli ultras intonano cori contro gli odiati «sbirri» o di solidarietà per i «diffidati». In quel momento mi guardo intorno, vedo i volti degli ormai pochi bimbi che i genitori portano allo stadio e provo vergogna. Lei parla spesso dei suoi figli, oggi, in coscienza, avrebbe piacere di portarli in uno stadio dove si discrimina un nero solo perché nero o un napoletano solo perché napoletano? Ha piacere che i suoi figli ascoltino offese a quelle onorate divise che ogni giorno, tra mille rischi, garantiscono la nostra sicurezza?

Lei ha probabilmente ragione che le partite non vanno sospese in caso di cori discriminatori. Ciò, come dimostrato anche da inchieste delle commissioni parlamentari, mette nelle mani degli ultrà l’arma di poter ricattare i club spaventati da multe e dalle stesse chiusure di curve e interi stadi. Eppure, queste decisioni che puniscono tutti indistintamente, sono necessarie finché non si punisce singolarmente chi si macchia di questi reati. Oggi le famiglie non frequentano più gli stadi anche perché gli impianti sono ormai diventati dei check-point: si viene schedati, perquisiti, con l’impossibilità persino di portare all’interno una bottiglia d’acqua o un ombrello in caso di pioggia. Sono stati installati tornelli e telecamere. Le famiglie hanno pagato un prezzo alto e sacrificato la propria passione, purtroppo è di tutta evidenza che questo prezzo è stato pagato avendo ben poco in cambio. Il sospetto è che le norme e gli strumenti per stroncare il tifo violento ci siano già tutti. Fino ad oggi è invece forse mancata la volontà di farlo e certe dichiarazioni – come le sue – che relativizzano determinati temi certamente non aiutano. Le auguro buon lavoro nell’interesse di tutti noi tifosi e anche, «da ministro e da papà», le auguro che questo clima non porti un giorno persino suo figlio a cantare quei beceri cori di cui lei stesso si è reso protagonista in passato. Sbagliamo tutti, ma dovremmo tutti lavorare per non far ripetere anche alle future generazioni i nostri stessi errori. Confido in una sua risposta e soprattutto che prima che sia troppo tardi prenda una posizione chiara sul clima d’odio nei confronti dei napoletani. Le è dovuto da ministro, ma anche da leader politico che ha deciso di togliere l’indicazione Nord dal simbolo del proprio partito. 

Saluti da Napoli.

Valentino Di Giacomo

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Daspo per il tifoso che minacciò il giornalista

Il Mattino oggi dà notizia che per l’ex capo ultrà della curva B, Alberto Mattera, è stato disposto il Daspo: per lui cinque anni di divieto di accesso agli impianti sportivi. Non solo, ma va avanti l’inchiesta della Digos guidata dal dirigente Francesco Licheri, per le minacce al giornalista Carlo Alvino perpetrate lo scorso 6 maggio davanti allo stadio San Paolo. 

Spiace dover rilevare i comportamenti scorretti di un collega, ma il suo modo di fare è stato quantomeno discutibile. Ovviamente siamo a disposizione per ogni chiarimento. Ma nel silenzio più assoluto di troppi media è necessario darne notizia.

L’ACCADUTO. Cosa accadde quel 6 maggio prima di Napoli-Torino? La notizia ebbe rilievo nazionale (se ne occuparono dal Corriere della Sera in giù) ed è possibile ricostruirla tramite un video che dà conto prima delle minacce e poi della “macchietta” riparatoria. (POTETE RIVEDERE TUTTO L’ACCADUTO CLICCANDO QUI). Mentre Alvino è in diretta con un tifoso che parla di “spregio delle regole”, arrivano dei personaggi che gli dicono “Nunn abbusc pecché nunn abbusc” – intimandogli però di terminare la diretta televisiva nel suo consueto appuntamento su Tv Luna. Dopo pochi minuti la trasmissione riprende con un Alvino abbracciato (stretto in una morsa?) tra i due ultrà i quali inscenano una “macchietta” dicendo che si era trattato solo di uno scherzo. Alvino si mostra pure sorridente e fa battute. Erano i giorni in cui il giornalista iniziava a fare da pupillo della comunicazione del Calcio Napoli ottenendo notizie e interviste dalla società azzurra, consuetudine ancora in corso, proseguita poi lo scorso maggio con l’intervista di Alvino a De Laurentiis registrata negli uffici della Filmauro dopo l’ingaggio di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli. 

articolo alvinoLA PROCURA. Nonostante il teatrale video riparatorio, gli uomini delle forze dell’ordine vogliono vederci chiaro. La Procura di Napoli apre un procedimento a carico degli ultrà che avevano minacciato Alvino. Scrive la Procura: “IL SECONDO FILMATO OFFRE IN MODO EVIDENTE UNA MACCHIETTISTICA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA ANCHE E SOPRATTUTTO ALLA LUCE DELLA STESSA DISPONIBILITA’ DELLA PERSONA OFFESA O DEL TIMORE REVERENZIALE MANIFESTATO DA ALVINO VERSO QUELLA FRANGIA DEL TIFO ORGANIZZATO”. L’iniziativa della Procura partenopea si è conclusa intanto con la decisione di spiccare un Daspo ai danni del capo-ultrà che aveva minacciato Alvino. Aggiungo che io stesso ho avvistato Mattera nei pressi del San Paolo, all’esterno della curva B, in occasione della prima partita stagionale giocata a Fuorigrotta dal Napoli contro il Milan. Alla prossima immaginiamo che il capo-ultrà non potrà accedere all’impianto.

daspo a tifoso

L’OPPORTUNITA’. Perché la ricostruzione della vicenda? Qualcuno potrà pensare che il sottoscritto sia animato da sentimenti ostili nei confronti di Carlo Alvino, ma non è così. Appena venne diffuso il video delle minacce subite dal giornalista di Tv Luna, immediatamente, per quello che può servire, scrissi un inequivocabile tweet: “Solidarietà massima al collega Carlo Alvino. Questa gente di merda è il male della nostra terra e dei nostri stadi. Spero intervengano presto le forze le dell’ordine per assicurare alla giustizia chi vuole chiudere microfoni e telecamere con le minacce. #Legalità in campo e fuori”. E’ evidente che non c’è alcun motivo personale per rimarcare questa vicenda, solo il rispetto della legge e, magari, dei doveri professionali a cui è tenuto un giornalista. Se un collega viene minacciato io sto con lui, siamo all’ABC. Le autorità hanno fatto il loro dovere, Alvino invece – che non risulta abbia denunciato le minacce subite – ha invece inscenato una “macchietta”, come scrive la Procura, temendo ritorsioni.

tweet alvinoLA DEONTOLOGIA. Tutto questo è avvenuto nel silenzio più totale dei media, degli organi di categoria del giornalismo, ma soprattutto con la totale disponibilità del Calcio Napoli a concedere interviste esclusive ad un giornalista che per la Procura di Napoli inscena “macchiette” con chi lo minaccia. Un comportamento grave da parte del giornalista, ma pure della SSC Napoli e del suo presidente che ha praticamente promosso Alvino ad house organ della propria comunicazione concedendo esclusive ed interviste. Tutto questo in un’estate in cui lo stesso De Laurentiis ha tuonato contro la stampa in quella pessima rubrica denominata “Vero o falso”. Non solo, ma lo stesso Alvino si è spesso messo sul piedistallo volendo impartire lezioni ai colleghi sportivi su deontologia e professionalità. Le comiche! Una società che poi – per altri versi – ha avuto l’enorme merito (a differenza di altri club che trattavano con personaggi vicini alla ‘ndrangheta) di aver reciso ogni rapporto con le frange estreme del tifo anch’esse troppo spesso collegate alla malavita organizzata.

IL CASO CHIARIELLO. Nel frattempo, una decina di giorni fa, De Laurentiis ha avuto pure l’ardire di minacciare azioni legali contro Umberto Chiariello, un professionista esemplare che da oltre 20 anni conduce una godibile trasmissione su Canale 21. Un professionista, Chiariello (CHE NON CONOSCO PERSONALMENTE), il quale da buon giornalista critica la società quando c’è da criticarla e la loda quando c’è da lodarla (spesso attirandosi insulti e minacce di chi lo accusa di “papponismo” – proprio come spesso accade pure a noi). La libertà di Chiariello lo aveva spinto persino a scrivere una lettera al presidente in cui spiegava le sue ragioni per l’acquisto-sogno di Cavani. Circostanza che deve aver dato fastidio. Una innocente lettera da tifoso, scritta da un uomo esemplare, dà fastidio. Non dà fastidio alla società invece che il giornalista-pupillo insceni macchiette con personaggi discutibili e non denunci – come sarebbe tenuto a fare – le minacce subite.  Una società che – ripetiamo – ha sempre invece tenuto la barra dritta sul rispetto della legalità.

Per professione non mi occupo di sport che resta una passione a cui dedico i miei tempi da tifoso anche su questo blog. Per professione scrivo di migranti, terrorismo, politica estera soprattutto e, spesso, confrontandomi con le autorità che presiedono l’ordine pubblico. Autorità di cui ho stima e fiducia potendo osservare quotidianamente la dedizione e i sacrifici che mettono per tenere al sicuro i cittadini.  Ho avuto anch’io la mia quota d’attenzione proprio su questioni sportive per un infelice post su Facebook – come ne posso scrivere tanti e ne può scrivere chiunque – pubblicato sulla mia bacheca privata e non nell’esercizio della mia professione. Nonostante le cattiverie subite, me le sono fatte scivolare addosso, sicuro della mia nettezza morale e professionale. Perché il giornalista si fa, non si è, e la professione la si esercita nei luoghi predisposti. Ma lasciamo stare.

Ora, in un momento in cui il malcontento verso De Laurentiis è forte, ma sempre per questioni futili come i prezzi dei biglietti, ci chiediamo come mai si generano decine di polemiche per ragioni inutili e non per argomenti più seri. Le discussioni si generano contro una società che non è mai stata grande come adesso (fatta eccezione per 4/5 anni maradoniani), che con questa gestione ha ottenuto risultati eccellenti fino a portare sulla propria panchina uno degli allenatori più titolati della storia. Si fanno critiche con una sproporzione enorme tra la realtà dei risultati e le piccole pecche che possono essere avvenute nel corso di questi anni. Pecche che vanno rilevate, ma forse con livori più soffusi rispetto a questa percezione di odio verso De Laurentiis che si avverte in città.

Poi, invece, nessuno fa notare che la società concede ampi spazi ed opportunità ad un giornalista che non avrebbe avuto il coraggio di denunciare delle violenze e che, anzi, si presta persino a inscenare macchiette insieme a loro. I video sono inequivocabili, potete giudicare autonomamente. Non solo, ma il signore in questione spesso dà pure lezioni di comportamento e professionalità. E vabbè, per dirla con il nuovo vate della stampa napoletana: è fesseria ‘e café! “Steveme pazzianno”. 

Valentino Di Giacomo

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La mia educazione sentimentale

Ho 35 anni, ho fatto in tempo ad avere Lui come idolo, i caroselli con via Caracciolo tutta azzurra e 127 scoperchiate, le lacrime del San Paolo, io sul tetto di un’Alfa Sud con i miei fratelli e gli scudetti dipinti sulle guance. Poi? Poi dopo la DEPRESSIONE per Lui, è iniziato il Napoli dei Blanc, dei Thern, dei Careca a svernare, dei Dumbo Buso: non eravamo più l’armata invincibile. Senza che ce ne accorgessimo ci ritrovammo, in ordine sparso, con Freddy Rincon e ogni estate Ferlaino a cercare fidejussioni per iscrivere la squadra al campionato. Le tre firme con tre squadre diverse di Vlaovic, i prestiti-bidone da Parma e Inter. Poi Colonnese e Milanese ai nerazzurri, Crippa e Zola al Parma, Ciro Ferrara alla Juve. Il gruppo Setten, i Moxedano, l’orrenda maglia Record Cucine. Si finì con l’ultimo scugnizzo: Fabio Cannavaro al Parma e, pochi anni dopo, l’abbraccio tra Fabio e Pino Taglialatela mentre venivamo condannati alla B con i sediolini del San Paolo in fiamme. 

Lascerò stare gli anni di Ulivieri e di Colomba, di De Canio e Franco Scoglio, intervallati dall’illusione Novellino/Shwoch, le lacrime di Stellone dopo il gol alla Juve e Saber che sembrava Cafu. Corbelli e quel povero cristo di Totò Naldi, l’unico che abbia messo soldi di casca propria nella società. Inutilmente. Le illusioni finirono presto. Fallimento. Mentre quei quattro pecoroni tra ultras e giornalisti si appecoronavano al signor Gaucci sotto la sigla “Orgoglio Partenopeo”, la mossa definitiva per lo scacco matto di Luciano Moggi che voleva utilizzare il Napoli come succursale di qualche altro intrallazzo. Arrivò la procura di Napoli, Aurelio e – guarda caso – l’anno successivo, da quella storia napoletana, nacque Calciopoli. 

Io senza fatica ricordo le domeniche a guardare Montezine e Dionigi, Sogliano e Pasino, Perovic e Zanini. Quante ne sono state di domeniche così, con la poca voglia di andare allo stadio e guardare la tv con mortificazione. In serie A un anno si simpatizzava per il Parma, un altro per la Roma di Capello, un altro per la Lazio di Mancini. Non era roba nostra, guardavamo gli altri giocare a pallone, quello serio, noi alla finestra con l’impossibilità di essere presenti. Solo spettatori delle gioie degli altri.

Non sto qui a fare la retorica del “Non c’erano i palloni”, non mi è mai piaciuta. Ma è in forza di quelle domeniche di merda, anni e anni di umiliazioni, che io non posso non essere grato al presidente De Laurentiis. Magari posso capire che chi è stato tifoso prima di me e ha visto Sivori, Clerici, Savoldi o Krol possa avere altri pensieri. Io non ho visto a Zurlini e nemmeno a Panzanato. Ho visto solo Diego, Careca e Alemao. Poi il nulla, anzi, lo schifo. E io non mi posso permettere di schifare una stagione dove si è stati vicinissimi a realizzare il sogno, al di là delle motivazioni che ce lo hanno impedito. Non mi posso permettere di schifare l’Intertoto, l’approdo all’Europa League, la corsa di Christian Maggio a Manchester che la dà a Cavani e noi segniamo all’Etihad e ci portiamo pure a casa il punto all’esordio in Champions. Non mi posso permettere di schifare a Contini che la dà di testa a Giovinco a Torino e poi facciamo il miracolo con Marek e Jesus Datolo. 

Di De Laurentiis mi piace quasi nulla, è antipatico e sembra faccia di tutto per farsi schifare. Però perdonatemi se schifo di più a voi tifosi che pretendete dal calcio come se fosse il governo che non abbassa le tasse e non dà lavoro. Schifo a voi che vi arrogate il diritto a parlare per nome di una piazza variegata e ogni estate affiggete in città quei manifesti del caxxo. E non ne beccate una! Puntualmente smentiti dal Napoli che compie una grande stagione. Come quando arrivò Sarri e dicevate “Ma che amma fa cu chist ca se penz e sta all’Empoli?” o ancora quando vi stracciavate i capelli per il sonante pacco rifilato alla Juve per 90 milioni. Schifo più a voi, non me ne vogliate. Perché negate la realtà. Schifo a voi che allo stadio cantate “Noi vogliamo vincere” come se fosse dovuto, come se fosse “Vulimme ‘o posto”, “E criature hanna magnà”. Mi istigate a rispondergli come avrebbe fatto Eduardo in uno di quegli aneddoti tramandati a voce quando quell’attore gli dice: “Maestro, pure io aggia campà”. E gelido Eduardo con il suo: “E pecché?”.  

E se non potete comprendermi sulla forza dei fatti, comprendetemi per la mia situazione sentimentale con il Calcio Napoli: dopo tante sofferenze, io ho vissuto solo gioie. E le sofferenze di oggi sono emozioni, non mortificazioni. Mi sentivo mortificato quando dovevo cantare un coro al Pampa Sosa (Che Dio l’abbia in gloria), non adesso perché non ho vinto ‘o scudetto. 

Ecco perché difenderò sempre il Presidente, anche quando sbaglia come ora che, quasi alla Renzi, acclama un nuovo referendum su di sé buttando un poco di merda in faccia a Sarri. Peccati veniali rispetto a tutto lo schifo che ho subito. Me lo tengo stretto. E ora chiamatemi perdente. Preferisco essere un “perdente di successo” che un perdente con le pezze al culo ad elemosinare calciatori a Parma, Inter e Juve. E se mi rispondete che tra i due estremi c’è la via di mezzo, vi rispondo che la “via di mezzo” non è nella mia, nella nostra, nella vostra disponibilità. Quando arriva lo sceicco ne parliamo. Non lo decido io, non lo decidete voi, non lo decidiamo noi. Fino a prova contraria il Napoli è una società privata, non è un partito, non è un governo contro cui si possa protestare. 

Con tanto affetto, da queste mie emozioni, vi dedico il mio enorme Vaffanculo! Io amo questa maglia, ora più che mai! E ringrazio Aurelio di avermi dato nuovamente la carta d’identità e cittadinanza nel calcio che conta. Se a voi tutto questo vi fa schifo non avete sofferto “la fame”. Io si. E me la ricordo come fosse oggi. 

Valentino Di Giacomo  

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Il presidente ci dà ragione

Finalmente qualcosa si muove. Qui su SoldatoInnamorato avevamo criticato le politiche del Napoli sui prezzi dei biglietti allo stadio. 25 euro per vedere in curva Napoli-Chievo ci sembravano francamente eccessivi, come abbiamo scritto. Ora c’è un’inversione di tendenza. Per la prossima partita casalinga contro la Roma i prezzi saranno gli stessi di quelli per il match contro il Chievo. Curve a 25 euro, Distinti a 35. Una bella notizia. Anche se forse denota una certa schizofrenia nella scelta dei prezzi dei tagliandi. Forse se una curva per la gara contro il Chievo fosse stata messa a 20 euro e la prossima con la Roma a 30, il risultato sarebbe stato migliore. Due stadi comunque maggiormente pieni e non si sarebbero generate polemiche inutili. Comunque meglio tardi che mai. Ricredersi è sintomo di intelligenza.

Questi i prezzi dei biglietti per Napoli-Roma, anticipo dell’ottava giornata di Serie A di sabato 15 ottobre alle ore 15.00 al San Paolo. In attesa di comunicazione dell’Osservatorio, successivamente saranno rese note le modalità e i tempi di acquisto dei tagliandi

SETTORE Prezzo
Tribuna d’Onore Euro 90
Tribuna Posillipo Euro   65
Tribuna Nisida Euro   45
Distinti Euro   35
Tribuna Family Euro   10
Curve Euro   25

Ridotto Tribuna Family: Euro 5

Valentino Di Giacomo

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La politica presidenziale

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Sui media si sta iniziando molto a parlare della scarna presenza dei tifosi del Napoli al San Paolo. Ieri, contro il Chievo, gli spettatori erano appena 20mila. Un dato che, personalmente, non mi dispiace tantissimo perché pone fine a tutti quei servizi televisivi folkloristici che mandano in onda non appena gli azzurri vincono un po’ di partite di fila o sono alla testa della classifica. Li conosciamo a memoria quei “reportage”, ne hanno fatti a migliaia ma in fondo è sempre lo stesso: la statuina del calciatore sul presepe di San Gregorio Armeno, il tifoso “esperto” con la pizza tra le mani, le immagini dal lungomare dove si cerca di raccontare una città immobile perché il Napoli ha vinto e quindi a nessuno interessa di lavorare, fare la spesa, portare a scuola i bambini. Perché a Napoli le vittorie DEVONO per forza essere celebrate così. Con i 20mila di ieri scompare finalmente la leggenda del pubblico che campa di pane e Napoli, ma più spesso “solo di Napoli”, come con il veleno di Miseria e Nobiltà.

In realtà il tifo partenopeo non si è disamorato, segue semplicemente le evoluzioni del “calcio moderno” che non sono sconosciute in altre città d’Italia. E poi si aggiunge la scelta scellerata della società sul prezzo dei biglietti. Ieri un tagliando in curva costava la bellezza di 25 euro. Era Napoli-Chievo, tutt’altro che una partita di cartello. Se un genitore avesse voluto portare moglie e due bimbi nell’inospitalissima curva del San Paolo avrebbe dovuto spendere, per Napoli-Chievo (lo ricordiamo), ben 100 euro. Evidentemente quell’ipotetico papà non campa di “solo Napoli”, ma con quei 100 euro ci fa la spesa per una settimana.

Ieri anche un mio amico ed io eravamo invogliati ad andare allo stadio. Noi, malati del Napoli e dello stadio. Eppure due conti ce li siamo fatti: siamo entrambi appassionati di Brasile e cucina brasiliana e, riflettendoci un po’, abbiamo deciso di andare a vedere Napoli-Chievo in una churrascheria carioca. Il menù (tutto a volontà) costa 35 euro. Si mangia fajolada, riso e poi una serie interminabile di portate di squisita carne finché il tuo stomaco non scoppia. Insomma, con 10 euro in più abbiamo visto la partita e abbiamo mangiato come due maiali il cibo che ci appassiona. Il costo aggiuntivo delle birre? Le avremmo comprate anche allo stadio nel pre-partita al Gazebo. Certo, alla fine abbiamo pagato qualcosina in più perché proprio non potevamo esimerci dal festeggiare e digerire con cachaca e caipirinha.

Insomma anche i tifosi più malati due conti in tasca se li fanno. Siamo due che abbiamo già comprato il biglietto per Lisbona per andare a vedere la partita con il Benfica e che per ammirare l’esordio del Napoli in campionato contro il Milan abbiamo speso la poco modica cifra di 40 euro per la curva B.

Ora si può raccontare di un pubblico disamorato. O, più semplicemente, dare ragione a quei tifosi che chiamano “bagarino” il presidente. Perché 25 euro per una partita contro il Chievo, in uno stadio dove per primo lui dice di non volerci mettere più piede tanto che l’impianto è fatiscente, è una cifra enorme. 15 euro sarebbe stato un prezzo corretto, 20 euro sarebbe stato un po’ caro, ma almeno nell’immaginazione sarebbe andata via solo una banconota azzurra, quella da 20 appunto. 25 euro no. 25 euro sono troppi troppi troppi.

Qui abbiamo sempre difeso il presidente dalle accuse di “papponismo” che ci sembrano oltremodo lunari. Non è neppure questo il caso, il costo dei biglietti allo stadio, per la scarsa incidenza sui bilanci, non è certamente una scelta economica. E’ una scelta politica: un po’ per dare il segnale a De Magistris che il club può fare persino a meno dello stadio, un po’ per dare uno schiaffetto ai tifosi che in questi anni hanno contestato la società il più delle volte immeritatamente e stupidamente. E’ una scelta politica che non sappiamo quali frutti porterà a De Laurentiis. Intanto, da qui, gli diciamo che è davvero un prezzo da bagarini quello fissato contro il Chievo. Non vogliamo fare il pubblico che balla la tarantella e suona il mandolino, ma una partita allo stadio vorremmo godercela senza dover spendere un occhio della fronte.

Ieri il pappone l’ho fatto io. Che mangiata! Alla faccia dei 25 euro!

Valentino Di Giacomo

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In attesa di O surdat nnammurat

Quando il San Paolo è una bolgia

La curva B. Per me la notizia di ieri non è la vittoria contro il Milan, la doppietta di Milik, l’ottima prova di Zielinski. La curva B, piano piano, sta ritornando una signora curva. Dopo molti anni ho finalmente rivisto il vero tifo al San Paolo e sono ritornato a casa con una gioia nel cuore immensa, assai di più che per la vittoria. Tutt’altra storia rispetto allo scorso anno quando alla prima di campionato in casa il tifo partenopeo offrì una delle peggiori pagine della nostra storia. Anche lo scorso anno il Napoli vinceva 2-0 contro la Sampdoria e poi si fece raggiungere sul 2-2. Ma in quell’occasione il pubblico napoletano non trovò di meglio da fare che inveire contro De Laurentiis e ricoprire di fischi la squadra. Ieri no, ieri quando il Milan ha pareggiato il tifo in curva B è stato più forte che mai. Ieri la curva B è ritornata ad essere il 12esimo uomo in campo. Sarò un romantico di questo sport, ma io sono fermamente convinto che il pubblico incida tantissimo sui risultati. E anche ieri mi è sembrato così.

Non è la curva B degli anni d’oro, il tifo è spesso disorganizzato, alcuni cori sono nenie che probabilmente annoierebbero persino i viaggiatori nei pullman per i pellegrinaggi a Lourdes, ma i segnali sono incoraggianti. Resiste ancora qualche coro per i diffidati, contro  le tessere e tutte quelle cagate che a chi va allo stadio solo per tifare per la squadra non interessano minimamente, figurarsi ai calciatori che sono in campo. Resiste pure “Un giorno all’improvviso”, noi chiaramente preferiremmo ‘O surdat ‘nnammurat e non è un caso che il nostro sito si chiami proprio così. Però i segnali sono molto molto incoraggianti. Finalmente ho rivisto soffrire il pubblico insieme alla squadra, quella sinergia di intenti che crea alchimie inspiegabili. Il Milan ha segnato il secondo gol e i tifosi hanno cantato ancora più forte. Finalmente.

I cori contro De Laurentiis? A fine partita, dopo il 90esimo, scelta saggia. Pure dei bomboni sono stati lanciati a fine partita (queste magari andrebbero evitate). Per i 90 minuti si pensa al Napoli, dopo si può fare ciò che si vuole. Sarebbe bello se i curvaioli facessero i cori contro la tessera o in favore dei diffidati al di fuori del tempo di gioco. Ma, ripeto, sono piccolezze rispetto ai segnali incoraggianti che finalmente mostra quella che è stata per anni la curva più bella d’Italia.

In curva A, invece, non si è praticamente tifato. La parte centrale del settore è stata lasciata transennata e deserta, al centro uno striscione più che eloquente diretto a De Laurentiis “40 Euro“, il costo del biglietto di curva per la partita di ieri. Anche questo ci sta, 40 euro per una curva del San Paolo è uno sproposito per qualsiasi partita. Ora però, da tifosi, dobbiamo augurarci che anche la curva A, dopo le “dimissioni” dei gruppi organizzati, possa di nuovo ritornare ai fasti di un tempo.

Sono stato spesso critico con i tifosi del Napoli, sono anni che il tifo al San Paolo mi piaceva sempre meno. Un tifo esigente, a volte muto, altre contestatario inutilmente. Ieri finalmente ho rivisto che anche Napoli può avere un bel clima allo stadio. C’erano anche tanti tanti bambini. E’ stato bello, bellissimo. Ragazzi, continuate così. Il vero tifoso si vede quando la squadra è in difficoltà, quando segna e vince sono bravi tutti. L’antico adagio partenopeo, in fondo, recita proprio così: “Quann’ ‘o mare è calmo ogni strunz è marenaro”. Forza Napoli!

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Inutile perdere altro tempo, il campionato è chiuso non ci resta che sperare di salvarci e di puntare a raggiungere almeno i quarti di coppa Italia. La champions sarà giusto la vetrina per vendere quelli che ancora non riusciamo a piazzare. Si, perchè la verità e questa, già dalla prossima settimana i 14/11 dei giocatori visti ieri potrebbe essere ceduta.

Reina, come anticipato da alcuni bravissimi giornalisti, andrà al Barcellona, tutto già fatto, il tweet di Pepe dove diceva che erano cazzate serviva solo a temporeggiare. Sepe ha già preso casa a Sessuolo, perchè nessuno gli ha detto che il Sassuolo gioca a Reggio Emilia.

Ghoulam dopo la Coppa D’Africa si unirà alla Jihad e non tornerà, con lui anche El Kaddhuri. I due centrali lo sanno tutti che andranno rispettivamente al Siviglia e Chelsea, in totale ADL ha già intascato 80 milioni di euro che ha fatto versare sul libretto di risparmio del figlio. Tonelli sta completando i documenti per il sussidio di invalidità permanente.

Hjsay ha pronte le valige per Madrid, sponda real, gli avvocati spagnoli devono solo stabilire la posizione di Y e J nel cognome per redigere il contratto.
A centrocampo rimane solo Valdifiori, Allan andrà in Uruguay per dimostrare al mondo di essere un Gargano coi piedi buoni sfidandolo in una sfida di punizioni dal limite. Hamsik è troppo discontinuo e sparisce nei momenti di necessità (non c’entra nulla ma un vero tifoso del Napoli deve ribadirlo ogni volta che lo nomina).
Gabbiadini scontento andrà al Bologna dove giocherà da seconda punta. Insigne se ne deve andare perchè non è un vero Napoletano e i veri Napoletani lo accompagneranno all’aeroporto mentree Callejon vuole tornare in Spagna perchè è scontento da tre anni.

Sarri l’anno scorso ha avuto solo fortuna e questo lo hanno capito tutti, per questo i giocatori se ne vanno. Il presidente incassa e farà altre promesse ma non comprerà nessuno e si metterà in tasca tutti i Milioni.

Meglio disdire gli abbonamenti alle Pay Tv  e anche i pezzotti alle IP Tv, disertare lo stadio, bruciare sciarpe e bandiere e smettere di sostenere il Napoli perchè non merita la nostra passione.

Poi vabbè, magari se fa due vittorie di fila si riempie il San Paolo e poi c’è la Champions, cioè noi facciamo l’urlo “DCEMPIONSSSS” più forte del mondo, devo mettere il video su facebook con l’hashtag  #sempreforzanapoli.
Già, SEMPRE forza Napoli… dovremmo ricordacelo più spesso, come si diceva un po’ di tempo fa “il Napoli non si discute, si ama” anzi #ilnapolinonsidiscutesiama.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: twitter.com/sscnapoli

Il tifoso napoletano d’estate ha grande passione: lamentarsi. Smaltiti gli entusiasmi o le delusioni per i risultati di coppe e campionati noi Napoletani passiamo l’estate a lamentarci di tutto, di qualsiasi cosa. Ci si lamenta delle cessioni, ci si lamenta di chi rimane, ci si lamenta del presidente, ci si lamenta degli acquisti prima ancora che arrivano, se il giocatore comprato è forte ci si lamenta del prezzo o del contratto, ci si lamenta delle amichevoli, dei prezzi dei biglietti o degli abbonamenti, ci si lamenta della nuova maglia, della seconda maglia e pure della terza maglia, ci si lamenta dello stadio, ci si lamenta dei biglietti regalati, dei palloni, del centro di allenamento, ci si lamenta dei giornalisti e degli opinionisti che a loro volta si lamentano, i papponisti si lamentano dei presidenzialisti, gli abbonati si lamentano degli occasionali, gli occasionali si lamentano degli ultrà, gli ultrà si lamentano un po’ contro tutto.

Quest’anno solo di una cosa non ci si è lamentati, o almeno ci si è lamentati meno del solito: l’allenatore. Si, perchè il buon Sarri ha convinto proprio tutti lo scorso anno raggiungendo un secondo posto su cui solo l’estate scorsa nessuno avrebbe mai scommesso. Il mercato ha deluso tanti, non tanto per gli acquisti che sono stati fatti con intelligenza e che offrono buone alternative al mister, quanro per l’addio, o tradimento, di Higuain.

Quando perdi un campione del suo livello tutto diventa un’incognita, il miglior capocannoniere della storia della serie A non si sostiuisce facilmente e ADL e Giuntoli hanno fatto la scelta, mediaticamente suicida, di non comprare nessun “grande nome” che potesse far sognare i tifosi. Così, fra mille incertezze la palla passa a Sarri, che con il solito entusiasmo ha lavorato con la squadra ottenendo risultati straordinari, per quello che valgono, in precampionato.

Siamo più forti o più scarsi dell’anno scorso? Difficile dirlo, se guardiamo l’undici titolare per dieci inducesimi è rimasto immutato, la squadra conosce i meccanismi a memoria e si muove come un orologio, la panchina al netto degli infortuni si è rinforzata e c’è sicuramente qualche alternativa tattica in più… Ma manca il fuoriclasse, abbiamo tanti talenti, molti campioni ma il fuoriclasse non c’è… o forse si rivelerà durante il campionato.

Non resta che aspettare un paio di giorni per fugure i primi dubbi, anche se oramai sappiamo che non bastano neanche 10 giornate per avere un’idea precisa sul campionato.

Noi come sempre siamo pronti a seguire la squadra, sostenere chiunque indossi la maglia e soffrire e divertirci insieme.. in fondo il bello del calcio è proprio questo.

Paolo Sindaco Russo

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Avevo comprato il biglietto, anzi il miniabbonamento per due partite, appena uscito. Non ci ho pensato su due volte, amo lo stadio mezzo dei gironi di Europa League, quello dei primi turni di Coppa Italia o delle partite di campionato quando il Napoli è in un brutto periodo, si canta di più e meglio, il tifo è costante… preferisco 20mila tifosi a 60mila spettatori, ma è un mio limite forse. Lo stadio semideserto delle amichevoli estive però è diverso, sono partite dove sostanzialmente si prova solo la tattica anche se ci sono molti goal non c’è grosso spettacolo, soprattutto con Sarri che sostanzialmente gioca a Scacchi, mi diverte vedere i giocatori che poi andranno i prestito, i giovani aggregati alla prima squadra… e poi dopo qualche mese di assenza è bello respirare di nuovo l’aria del San Paolo.

Li ho presi prima delle polemiche, forse non c’era neanche l’ufficialità del tradimento, e per quanto sapessi dei 90 anni non sapevo della “festa”, per cui mi aspettavo o una partita celebrativa con un minimo di presentazione.

In questa settimana è andata in scena la rappresentazione dell’utero del tifoso medio azzurro correlato al delirio e alla disorganizzazione totale di De Laurentiis e famiglia. Adl ha prima provato ad arricchire l’evento con ospiti e baracconate, con il pubblico che continuava a latitare parlando di boicottaggio, quando il presidente ha deciso di regalare i biglietti il boicottaggio e stranamente svanito nel nulla.

Il Risultato è stato uno stadio mezzo pieno e una festa indecente, una sagra paesana con ospiti straordinari. Mi verrebbe da parlare di “vorrei ma non posso” ma non è così, perchè in realtà De Laurentiis potrebbe, ma evidentemente non vuole.

Partiamo dalla location: Il San Paolo lo conosciamo bene tutti, lo amiamo, ma se ne cade a pezzi. Io sono di quelli che sogna uno stadio da 100mila posti senza pista di atletica, senza sediolini e tutte gradinata… Insomma come era prima dei lavori del mondiale ’90, ma se si vuole fare un certo genere di spettacolo bisogna avere le infrastrutture adatte.
In curva B non si è capito nulla del discorso di Maradona, l’audio era pessimo tutto incomprensibile e anche il concerto era gracchiante e non per demerito degli artisti. I 4 Maxischermi rivolti verso il campo e non verso gli spalti sono stati una furbata non indifferente, praticamente inutili.

Sulla scelta degli artisti non discuto, non ne faccio assolutamente una questione artistica, ma storica: ci sono cantanti che hanno dedicato pezzi bellissimi al Napoli, possono piacere o non piacere ma in qualche modo hanno fatto la storia di questa squadra: Il Giardino dei Semplici, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio su tutti. Almeno uno credo che sarebbe dovuto esserci per rispetto della storia…

Già la storia! La vera grande assente di questa festa: di 90 anni di vita non siamo riusciti a tirare fuori nulla di meglio di due videomessaggi di Maradona e Cavani?
Potrei parlare di tantissimi nomi che hanno indossato la nostra maglia e che non ci sarebbe voluto molto a coinvolgere anche solo per un saluto, ma mi basterà farne uno: Giuseppe Bruscolotti.
17 anni in maglia azzurra, l’unica che ha indossato da professionista, ha ceduto la fascia di Capitano a Maradona facendosi promettere lo scudetto e così è stato , 17 anni su 90 non sono pochi, e come lui tanto altri dovevano essere invitati.

Era meglio non farla, era meglio fare giusto un giro di fuochi d’artificio un annuncio, la presentazione dei giocatori ( a proposito ma De Guzman?!?!?) e poi la partita, invece di fare una cosa arronzata, fatta male, noiosa e poco godibile, anche perchè, mi ripeto, il presidente le conoscenza, le capacità e i mezzi per fare qualcosa di meglio le ha.

Alla fine c’è da dire che la curva B ha comunque festeggiato, tamburi, cori e fumogeni, una bella atmosfera divertente e un ritmo che ha coinvolto anche i più piccoli, e forse è questa la cosa che conta perchè i bambini come Giacomo (mio figlio) che oggi si sono divertiti con quei cori e per quella maglia sono quelli che dovranno far continuare questa magnifica storia per i prossimi 90 anni.

Alla fine questa festa è già stata dimenticata, forse non verrà mai ricordate se non per la doppietta di Koulibaly, ma data di rimane e anche la lezione; quando si tratta di pallone le uniche canzoni da sentire sono quelle che partono dagli spalti, per il resto c’è piazza plebiscito!

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Era il primo novembre del 2015, si giocava Napoli – Roma. Il Napoli di Benitez aveva balbettato ad inizio campionato, ecco arrivare i giallorossi per recuperare il cammino. Gli azzurri giocano un primo tempo da accademia, passano in vantaggio con un gol di Higuain in mezza rovesciata al volo. Saranno le prove generali per quel suo ultimo gol in maglia azzurra contro il Frosinone. Ma noi allora non lo sapevamo.

Il Napoli soffre, ma il Pipita gioca una partita di sacrificio per aiutare i compagni a rintuzzare gli attacchi romanisti. A guardare c’è il solito San Paolo degli ultimi anni: un pubblico diventato nel tempo, per varie ragioni, più silente ed esigente rispetto a tutta la sua storia. Con le curve che cantano cori un po’ autorefenziali, un po’ “incantabili” che non riescono a trascinare l’intero stadio alla “guerra sportiva”. Io quel primo novembre sono in tribuna con il mio amico Luigi. Le curve negli ultimi anni le evito sempre di più perché mi fa un po’ rabbia e un po’ tristezza assistere a quello che sono diventate: un gruppetto di 100/200 persone che canta i propri motivetti un po’ sciocchi e tutto il resto che guarda la partita tra urla, imprecazioni, i soliti “esperti” di tattica che suggeriscono sostituzioni, disposizioni tattiche ecc.

Sotto la nostra tribuna ci sono i soliti ragazzini delle scuole che il Napoli invita tutte le domeniche ad assistere alla partita. Higuain prende la palla e i bambini iniziano ad incitarlo: “HIGUAIN – HIGUAIN – HIGUAIN”. Non so se quella sia stata la prima volta di quel coro, ma dovrebbe essere proprio quel Napoli – Roma ad aver dato inizio a quella cantilena che sarebbe durata ancora per quasi 2 anni. Il Napoli tiene l’1-0, soffre, il pubblico lo capisce. HIGUAIN – HIGUAIN – HIGUAIN. Riprendono a cantare i bambini e poi comincia la tribuna, prima il lato inferiore, poi la Nisida e la Posillipo, poi i Distinti. A poco più di 10 minuti dalla fine della partita, Gonzalo prende la palla e serve con il contagiri un pallone per l’inserimento di Callejon che segna il 2-0. HIGUAIN – HIGUAIN – HIGUAIN, stavolta è quasi tutto lo stadio a cantare per lui. Credo sia la prima volta che un coro nasca dalla tribuna e poi si propaga allo stadio intero. Un coro di bambini, un coro bambinesco, ma efficace. E soprattutto un coro utile perché Gonzalo sente finalmente di essere un idolo di questa città. Basti pensare che se Lavezzi ha avuto quel “BLASFEMO” coro “Olè olè olè olè Pocho Pocho” sul motivetto che cantavamo per Diego, Edinson Cavani l’extraterrestre al San Paolo non ha mai avuto un proprio coro.

E’ la nuova politica del tifo “organizzato” (sarebbe meglio definirlo disorganizzato) di non cantare più cori per i calciatori, perché esiste “Solo la maglia”. Una convinzione che ora, dopo la partenza del vigliacco, si rafforzerà ancora di più. E invece no! Non deve essere così!

Lo sappiamo tutti che la maggior parte dei calciatori sono “mercenari”. Eppure resto convinto che questi vadano incitati anche singolarmente. Loro sfruttano la nostra maglia per accrescere il proprio prestigio? Ecco, noi sfruttiamo loro per farli rendere al massimo con la nostra maglia. E’ un discorso di convenienze, come quei vecchi matrimoni di un tempo. Un calciatore che riceve un coro è stimolato mille volte di più e rende assai di più. Basta tornare indietro a quando “l’odiato” Palummella faceva cantare sul motivo di Ricky Martin “Gol gol gol, alè alè alè, Scwoch Scwoch Scwoch alè alè alè”. E ricordiamo tutti cosa abbia fatto Stefan in maglia azzurra, oppure Roberto Stellone alè ooo, Roberto Stellone alè ooo.

E poi c’è anche un altro motivo per cui bisogna incitare i singoli calciatori. Per i bambini che trasformano i ragazzi in maglia azzurra in propri eroi e hanno una voglia matta di manifestare quel loro amore. Proprio come accadde quel primo novembre del 2015.

E così mi torna alla mente il bimbo che ero, quando in un cortile da solo con il pallone creavo azioni e nella mia mente inscenavo una telecronaca con i miei eroi: “Alemao imposta, la gira a destra per Crippa, di nuovo al centro per Maradona. Maradona, Maradona, dribbling, la mette al centro, Carecaaaaaaaaaa gooooooool”. Erano i miei Batman, i miei Superman, i miei Spiderman. Ecco, non credo che tutti debbano avere un coro. Ma un ragazzo che da 10 anni veste la nostra maglia, il nostro capitano ormai mezzo napoletano e mezzo slovacco, un coro lo meriterebbe. Un po’ per lui, un po’ per noi e tantissimo per quei bimbi che vedono Marek come un idolo assoluto. E soprattutto un po’ per quel bimbo che ci vive dentro e che ci fa ancora impazzire il cuore quando vediamo un pallone rotolare su un campo verde e una maglia azzurra come il cielo che corre insieme a tutte le nostre emozioni.

Valentino Di Giacomo

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