Tags Posts tagged with "siani"

siani

0 2752

L'amara verità

Avete visto il titolo e avete pensato: “Fammi vedere questo fesso dove vuole arrivare”. E allora ve lo spiego. Milano è più bella di Napoli e i milanesi sono meglio dei napoletani. E’ così e non può essere altrimenti. Me ne accorgo ogni volta che vado nel capoluogo lombardo. Ci sono ritornato per fare una bella intervista che qui su SoldatoInnamorato vi mostreremo tra qualche giorno. Certo, nella città meneghina non ci sta il Vesuvio e il lungomare (per giunta liberato), fa freddo già ora che noi andiamo ancora a mare e d’inverno ci si puzza del santissimo freddo. Per non parlare della nebbia eh! 

Ecco, spazzati via tutti i cliché, ora possiamo ragionare. Ah, non ho parlato di pizza, sfogliatelle, caffè e mozzarelle perché qualche fesso che importa o qualche “emigrato” lo si trova. 

A Milano sono civili. Te ne accorgi dalle scale mobili in metropolitana: chi vuole andare con le proprie gambe cammina a sinistra, chi si sfasterea si ferma a destra. Ora pensate a tutte le (rare) metropolitane perse a Napoli perché da capre ci si mette tutti fermi sia a destra che a sinistra.

Ah, a Milano le metropolitane passano come la leggenda di Mussolini sui treni in orario.

Puoi arrivare da un punto all’altro della città senza mai abbandonare la Milano tube. Sui marciapiedi difficilmente becchi qualcuno che si ferma come un coglione al centro impedendo agli altri di passare o due persone che si piantano a chiacchierare nel bel mezzo. Si chiamano MARCIA A PIEDI, quindi camminano. Se devono guardare una vetrina ci si fermano davanti lasciando passare chi deve proseguire la propria passeggiata. 

A Milano difficilmente si trovano quei puzzati di fame che incontriamo sulle nostre tangenziali che per non comprare una lampadina (che costa dai 3 ai 30 euro) marciano con gli abbaglianti appicciati. A Milano il rosso è rosso, il verde è verde. Chi viene da destra ha la precedenza. 

A Milano il Comune aiuta il cittadino in tutto: dalla scuola, agli asili nido, alla sanità. Se vai in ospedale dicendo che hai dolore ai reni non ti liquidano – senza fare nessun accertamento – dicendo che è un’infezione e ti prescrivono medicinali, a tentativo. Se a Milano hai i calcoli renali – come ho dovuto scoprire io attraverso esami privati perché all’ospedale San Paolo di Napoli al pronto soccorso teneno che fa e quindi al massimo ti palpeggiano la parte – ti fanno le ecografie e cercano di capire che tieni. Gratis. 

A Milano sanno vendersi pure quello che non tengono. La nostra via dei Mille è assai meglio della gettonatissima via Montenapoleone. Ma Milano è “la capitale della moda”, nonostante a Napoli ci sono tra i migliori stilisti del mondo: chiedere a Isaia, Kiton o a Marinella. 

Noi invece ci siamo assuefatti al cliché che loro devono avere l’organizzazione e noi poiché pensiamo di essere bravi, intelligenti, simpatici (e soprattutto furbi), dobbiamo campare con quello che il Padreterno ci ha dato. Uno stereotipo alimentato da film di merda come Benvenuti al Sud o Benvenuti al Nord con il sempre pessimo Alessandro Siani che personalmente mi fa artisticamente schifo proprio per quella maschera del napoletano co ‘o core bbuono. Che poi vi do una notizia: se viaggiate un poco troverete città che sono naturalmente altrettanto belle come Napoli. Faccio solo qualche esempio:  Lisbona, Rio de Janeiro e Istanbul. E popoli meravigliosi ovunque, basta saper cercare.

Insomma in virtù della bellezza noi dobbiamo sopportare l’inciviltà, la maleducazione, la disorganizzazione. E in fondo lo consideriamo il giusto prezzo per godere delle bellezze di Napoli. Magari beandoci delle storie di Bellavista che alla Rinascente “si praticano solo prezzi fissi” e che i vari Cazzaniga sono una maniata di imbecilli. I furbi siamo noi. 

Per anni mi sono beato pure io della bellezza della mia città. Considero valore (per dirla con il napoletano rinnegante Erri De Luca) fare come oggi che al 4 ottobre posso ancora farmi i bagni a mare. Anche questa è vivibilità, lo penso e continuo a pensarlo. Come penso pure che Napoli sia meglio di Roma in tutto e per tutto avendo abitato nella capitale per diversi anni. 

Ma proprio perché “la base” l’abbiamo, noi che ci crediamo così furbi, non sarebbe invece intelligente costruire tutto il resto? Basterebbe semplicemente avere rispetto degli altri ed educazione. Quella stessa educazione che i napo-milanesi sanno avere quando si trasferiscono al Nord: il napoletano – per usare un altro abituale cliché – che quando va a Milano non butta la carta a terra. Non la butta perché a Milano hanno creato un valore che è quello della civiltà, del rispetto, dell’educazione. Tutti valori che noi invece abbiamo buttato nel cesso perché si deve guidare con il faro scassato e restare fermi a sinistra sulle scale mobili. 

Forse se invece di perdere tempo sui social a bearci delle nostre bellezze, provassimo a renderle fruibili e magari crearne di altre, saremmo veramente un grande popolo. Una città bella, vivibile e, per giunta, senza nebbia. Perché non è vero – come è comodo credere – che la colpa è solo dei politici, della politica, dei mariuoli in Parlamento. Vuole farcelo credere pure il sindaco a cui piacciono i corni giganti su via Caracciolo e le lettere strappalacrime che valgono medaglie d’oro di banalità. La colpa è nostra che in fondo abbiamo una città abitata per gran parte da stupidi, incivili, miserabili e ignoranti. Che per giunta pensano pure di essere furbi. 

Milano è meglio di Napoli. E gli abitanti di Milano sono meglio di quelli di Partenope. Fatevene una ragione. Altrimenti proviamo a cambiare.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

 

 

0 1482

Siani vuole rifare Così parlò Bellavista”
Quando l’ho letto mi stavo sentendo male come non mi sentivo dal Marzo ’91. Non ci vuoi credere, il mondo ti crolla addosso perché vedi il mito violentato, come scoprire che Babbo Natale non esiste.
Non sono un fan di Siani, non lo seguo molto, forse non riesco a superare il trauma del suo cognome che mi ricorda altre storie, ma non sono neanche uno di quelli che lo critica a priori.

Volevo scrivere qualcosa a sua difesa leggendo le critiche che sta ricevendo per lo spettacolo del 16 a San Carlo, trovo una cosa bellissima celebrare lo scudetto con Maradona e una delle figure più pop e popolari della nostra cultura contemporanea nel posto della cultura classica per antonomasia della nostra città. Ci avrei visto bene anche Nino D’angelo, Bruscolotti, giocatore simbolo del primo scudetto, ma sarà uno spettacolo non una celebrazione.
L’unica critica che si può muovere per me all’evento sono i prezzi impopolari, forse era l’occasione migliore per portare ragazzi e scolaresche nel teatro d’opera più antico d’Italia, invece di costringerli alla lirica e ai balletti (o almeno così si faceva quando io ero studente) che senza le giuste basi difficilmente hanno presa sugli adolescenti. Trovo squallide, ridondanti, inutili e pretestuose le accuse di chi vede un tempio violato, che ci piaccia o no la cultura napoletana è viva grazie al sostrato popolare e non il contrario, se ci affidassimo solo agli intellettuali, agli esperti del settore seguiremmo mode fino a una triste omologazione intellettuale e Napoli perderebbe la sua personalità.

Questo non vuol dire che il San Carlo debba ospitare in modo fisso e costante Siani, Salemme o magari i comici di Made in sud… ma vuol dire semplicemente che aprire le  porte alla cultura pop per una delle celebrazioni più importanti della storia moderna della nostra città sia una cosa magnifica ed é forse proprio l’emblema del nostro modo di fare arte.

Poi ieri mattina leggo la notizia di Siani accostato all’altro mio mito, Bellavista, non De Crescenzo, io amo proprio il professore Bellavista. Purtroppo i social ci hanno abituato male, a leggere solo i titoli ed ero pronto ad inveire contro il buon Alessandro Siani, la mia reazione al post del caro Paco Rapillo, uno di quei napoletani che seguo sempre volentieri,  è stata istintiva “mi suicido”. Non ve la prendete a male, ma avrei reagito così anche se al suo posto ci fosse stato Troisi o chicchessia.

Mi sono poi procurato una copia dell’articola, sempre grazie al solerte Nato con la camicia e ho scoperto che purtroppo c’ero cascato anche io. “Porto in scena la Napoli di Bellavista” è uno di quei titoli che ti vogliono necessariamente far saltare dalla sedia, nell’intervista poi si rivela che lui è direttore artistico di un progetto che coinvolge lo stesso De Crescenzo, che Sergio Solli e Benedetto Casillo sono fra gli attori e che è un modo di celebrare i 40 anni dall’uscita del libro.
Allora mi rendo conto che la situazione è ben diverse, non è un remake, ma un omaggio dichiarato e se dicessi che Siani non è la persona adatta a fare questo lo direi solo per invidia… Non sono un attore, non sono un regista e non faccio teatro, in un progetto del genere mi farebbe piacere anche solo spazzare a terra pur di esserci, per cui aspetto, andrò all’Augusteo e solo allora, eventualmente arriveranno le critiche o gli elogi, come è giusto che sia.

Bellavista e Troisi sono due figure che mancano tantissimo nella cultura napoletana, il loro sguardo innamorato e al contempo disincantato sulla città ci hanno fatto crescere non poco. Mi trovo spesso a dire che Troisi  manca alla città di più di Maradona.

Il racconto della nostra città sembra essere limitato al dualismo a Saviano si o Saviano no, Camorra o Pizza? Lungomare o Stese? Entrambe  voci fondamentali, Napoli ha bisogno di qualcuno che ogni giorno le sbatta in faccia la realtà, anche in modo romanzato, Napoli ha bisogno di chi ogni giorno ci ricordi quanto è bella, perchè l’etica segue l’estetica, non viceversa. Ma quello che manca è qualcuno che sia lì nel mezzo a ridere di entrambi, a prendersi in giro, ci vuole qualcuno che metta Don Gennarino Parsifal contro Genny Savastano, ci vuole qualcuno che dica a Ciro che Tutto sommat’ nun fa na vit’ e merd’? Quello stesso qualcuno che in una tarantella ci ricorda che a Napoli se mor’ a tarallucc’ e vino! Quello stesso qualcuno che urli allo spazzino di non arronzare perchè quella Chiavec’ e cuntessa butta le carte dalla finestra. A Napoli quel vuoto non si è più riempito…  e neanche Siani lo ha colmato, ma non credo abbia la pretesa di farlo, forse è il pubblico che ci spera, come ad ogni acquisto del Napoli speri che arrivi un altro Maradona.

Però  con questa operazione potrebbe fare qualcosa di importante:  aiutarci a ricordare chi ha raccontato Napoli con tutta la poesia dei suoi paradossi, con tutta la meraviglia dei suoi luoghi comune ridendone, senza mai deriderla.

E allora mandiamo a fanculo i pregiudizi, perchè in realtà di questo si tratta, e aspettiamo. Tanta merda Alessà, saremo noi, muratori del tremila, a giudicare se si tratta di un’ capolavoro o nu cess’ scassat’.

Paolo Sindaco Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 873
La Mehari di Giancarlo Siani

Sono proprio le otto di sera del 23 settembre.
Mi sembra di vederti dietro la tua scrivania, in redazione, attaccato al telefono per cercare di trovare i biglietti per il concerto di Vasco.

Un tentativo dell’ultimo minuto, quasi disperato.
Vi siete decisi troppo tardi in redazione ad andarci tutti insieme.


Però tu sei testardo anche nelle piccole cose e ci vuoi provare lo stesso, sarebbe un vero peccato perdere la tappa napoletana dell’astro nascente del rock italiano e del suo trionfale tour “Cosa succede in città”.
Un titolo, che a pensarci adesso, vengono i brividi.
E, invece, ti sei dovuto arrendere. Hai salutato i colleghi con un “Sarà per la prossima volta” e loro impietosi ti hanno anche preso per il culo perché non ci sei riuscito.


Ma tu non te la sei presa, non sei permaloso, sei il primo a non prendersi mai troppo sul serio.
Così sei andato a riprendere la tua Mehari. Direzione Vomero.
Forse hai pensato che infondo era meglio così, che eri stanco e tutto sommato era meglio tornare a casa e riposarti un po’.


E hai preso la strada che ti porta dalla redazione di Mergellina fin sulla collina dove c’è la casa dei tuoi.
Però, certo, Vasco è Vasco e valeva la pena andare al lavoro con qualche ora di sonno in meno. Peccato…
Giancarlo volevo dirti che io due biglietti per quel concerto ce li ho.


Preferisco starmene a casa e darli a te e alla tua ragazza, ci andrò un’altra volta al concerto, ne faccio volentieri a meno.
Perciò adesso, se mi senti, cazzo, al primo semaforo, fai inversione e torna indietro.
Corri, vai a prendere la tua fidanzata e volate verso Fuorigrotta, andate a cantare a squarciagola “Ogni volta”, “Toffee”, “Vita spericolata“, che forse è proprio la tua preferita.
Poi domani si vedrà.
Magari qualcosa gli farà cambiare idea.


Magari succede un imprevisto che li mette in allarme, che rimandano.
E che poi salta tutto.
Intanto tu stasera cambia itinerario.
C’è Vasco e forse anche un’altra vita che ti aspetta.

Sofia Alfieri